14/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornale dissidente usa le vecchie banconote dello Zimbabwe per farsi pubblicità e vince un premio. Un'occasione per parlare delle libertà di stampa nello Zimbabwe.

Scritto per noi da
Chiara Pracchi

The Zimbabwean è un settimanale scritto da giornalisti dissidenti che hanno dovuto lasciare lo Zimbabwe. Stampato in Gran Bretagna e in Sudafrica, il giornale vuole essere "una voce per i senza senza voce" come recita lo slogan accanto al titolo, per denunciare ciò che succede nella terra del presidente Mugabe. La campagna promozionale studiata per far conoscere il giornale, ha appena vinto un leone d'oro al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes, nella categoria dei manifesti. Il premio è stato l'occasione per parlare con il suo direttore, Wilf Mbanga, sulla situazione dello Zimbabwe.

All'angolo della strada, duecento cinquanta milioni di dollari fanno bella mostra di sè, in file ordinate di banconote disposte orizzontalmente. L'ultima fila, in verticale, attaccata solo per un lembo, invita svolazzante il passante a staccare uno di quei bigliettoni e tenerselo per sè. Attonito il passante legge: "costa meno stampare questa pubblcità sui soldi che sulla carta". Il motivo? Sono dollari dello Zimbabwe, bruciati dall'inflazione, privi di qualsiasi valore e simbolo, per anni, del delirante tracollo economico e politico che ha travolto lo Zimbabwe. "Combatti il regime che ha reso zoppo il Paese" si legge su altre banconote.

"Grazie a Mugabe questi soldi sono un manifesto pubblicitario" recita un altro slogan della campagna pubblicitaria. Eppure, fino quasi alla fine degli anni '90, Wilf Mbanga, ammirava Robert Mugabe, "l'uomo ... una volta ... amato", il Mukoma, il fratello maggiore, l'eroe dell'indipendenza dalla Gran Bretagna. Mbanga era il direttore dell'agenzia di stampa governativa Ziana e l'autore della prima biografia sul presidente-eroe. Ma a poco a poco, il rapporto con il potere si incrina.
"Quando iniziarono ad arrivarmi dei rapporti inquietanti sulle uccisioni nel Matabeleland (tra il 1983 e il 1988 nella lotta contro Joshua Nkomo, leader del partito Zapu, ndr) tu mi hai detto che erano state fomentate dai sudafricani - scrive Mbanga in una lettera aperta al suo presidente - e portate avanti da terroristi inviati dal regime bianco dei boeri per destabilizzare la nostra nuova, preziosa nazione e distruggere la nostra indipendenza. Dal momento che mi fidavo completamente di te, ti ho creduto. Aveva senso. L'ho accettato." Poi però qualcosa è cambiato.

"Mugabe ha permesso che proliferasse la corruzione nel Paese - racconta Mbanga - ha limitato sempre di più le libertà individuali e questo mi ha disilluso, fino alla sparizione di quasi 21 mila persone. Ho incominciato a pensare che la mia posizione fosse insostenibile, visti i sentimenti che andavo maturando verso il governo".

Quando è arrivata la rottura?
Ricordo una conferenza stampa, nel 2000, per la presentazione della sua campagna elettorale. Sedevo in prima fila e Mugabe non mi ha degnato di uno sguardo, per via del ruolo che avevo avuto nella fondazione di una nuova testata, il Daily News, un giornale che vendeva molto bene ed era fortemente critico nei confronti del potere.
E' stato chiuso nel 2003, grazie alla legge sulla stampa varata quello stesso anno, impropriamente denominata Legge sull'accesso alle informazioni e protezione della privacy (AIPPA), che obbliga tutte le testate ad ottenere una licenza dalla Commissione per la stampa e l'informazione, e tutti i giornalisti a chiedere ogni anno l'accreditamento per poter lavorare. Quell'anno, inseme al Daily News e alla sua consociata, il Daily News on Sunday, chiusero anche altri tre giornali.

E' stato allora che ha deciso di lasciare il Paese?
No, a quel tempo io ero già in Olanda, per scrivere un libro su Seretse Khama, il primo presidente del Botswana. L'incarico avrebbe dovuto durare solo un anno ma il fatto che il governo di Harare mi abbia dichiarato "nemico del popolo" ha reso difficile il mio ritorno. Quindi mi sono trasferito vicino a Londra, dove vivo tutt'ora.

Quando è nato lo Zimbabwean e perchè'
Tutti coloro che, come me, hanno dovuto lasciare lo Zimbabwe e vivono in Gran Bretagna sono completamente tagliati fuori da quanto succede a casa. Così, nel 2005 ho pensato fosse utile pubblicare un giornale per loro e su di loro. Ma il settimanale vende molto anche nello Zimbabwe e nei Paesi confinanti, dove si calcola che abbiano trovano rifugio più di due milioni di persone in fuga dal regime. Prima delle elezioni contestate del 2008 siamo arrivati a spedire 200 mila copie ad Harare e dintorni e questa è stata la nostra tiratura massima nel Paese. Poi il governo ci ha accusato di aver causato la sconfitta elettorale di Mugabe e ci ha attaccato in vari modi. Una sera, il ragazzo che trasportava i giornali dal Sudafrica è stato fermato da 8 uomini armati della sicurezza che lo hanno picchiato selvaggiamente e hanno dato fuoco al camion con tutto il suo carico. Dall' altra parte il governo ha deciso di considerare i giornali un "bene di lusso", portando la tassa d'importanzione dal 25 al 70 percento del prezzo di copertina. (una tassa poi ridotta al 55 percento dal governo di coalizione, ndr) Per noi era diventato un costo eccessivo da sostenere, soprattutto perchè andava pagato in valuta straniera, mentre i giornali venivano venduti nella volatile valuta locale. Così abbiamo deciso di ridurre drasticamente le copie da spedire in Zimbabwe, che sono scese a 60 mila.

Qual'è la situazione ora per i giornalisti e per la libertà di stampa, dopo cinque mesi di governo di coalizione?
Non c'è stato alcun miglioramento. La legge sull'accesso alle informazioni e protezione della privacy è ancora valida. In passato Morgan Tsvangirai aveva parlato della necessità di riformarla, ma a oggi, in concreto, non è stato fatto nulla e non esiste alcuna bozza o progetto per emedarla. Non esiste neanche la libertà di associazione. Poco tempo fa la polizia ha manganellato i partecipanti ad una manifestazione del Movement for Democratic Change, il partito di Tsvangirai che siede al governo.

La sua sembra un'analisi molto nera. Vale anche per gli altri aspetti della vita quotidiana?
Molti dicono che la situazione sia migliorata e, per certi versi, lo sarà sicuramente. Ad esempio mi dicono che ora i negozi sono tornati ad essere pieni di merce di buona qualità, per la maggior parte importata dal Sudafrica. Ma la disoccupazione è al 95 percento e i beni vengono venduti in dollari americani. Chi può permettersi di comprarla? Lo stesso si può dire della scuola e degli ospedali, dove insegnanti e medici sono tornati al lavoro dopo una serie di scioperi lunghissimi, ma la mancanza di qualsiasi attrezzatura vanifica la loro presenza.