08/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un parroco missionario racconta le grandi rinunce delle famiglie umili
scritto per noi da
Don Franco
 
Baracche“Padre Franco, vorrei confessarmi di tutti i peccati dell’anno passato”. La richiesta arriva da Mercedes, 5 anni, un visetto furbo, profilo indio, zigomi sporgenti, occhi vispi. Però questa volta, mentre parla, gli occhi li tiene bassi e sul volto ha un’ombra di tristezza. “Mercedes, sei ancora troppo piccola per confessarti: prima devi partecipare agli incontri del gruppo della catechesi...”.

“Ma Franco, io sono stata proprio cattiva l’anno passato - mi interrompe Mercedes, mentre un lacrimone le riga il viso -. E quest’anno i Re Magi non mi hanno portato nulla!”.

Ed ecco nelle lacrime di Mercedes, nella delusione di questa bimba che non ha ricevuto nulla il giorno dell’Epifania (giorno in cui qui è tradizione che i Re Magi lascino ai bambini giochi, dolci, vestiti), ecco il dramma che sta vivendo un intero popolo. Recessione economica. Due paroline tecniche, che diventano insostenibili davanti al pianto di Mercedes.

Baracche O davanti al ragionamento ironicamente amaro di José. Anche lui, quest’anno, alla sua bimba di otto anni non ha potuto regalare nulla. “Natale è una festa ingiusta - dice -. Vedi, mia figlia è stata buona tutto l’anno, ha raggiunto risultati eccellenti a scuola, è sempre disponibile in casa per i piccoli lavoretti, ogni domenica è lei che ci butta giù dal letto per andare a Messa. E non ha ricevuto regali perché non ce lo possiamo permettere. Quanti figli di ricchi, invece, sono cattivi e ricevono regali favolosi! Natale è la festa che premia i cattivi, purché siano figli dei ricchi!”.

Rifiuti Recessione economica. A gennaio del 2003 potevi comprare un dollaro con circa 20 pesos. Oggi, dopo un anno, per comprare un dollaro occorrono almeno 43 pesos. E siccome tutta l’economia di questo paese si basa su prodotti importati, il costo della vita è raddoppiato, triplicato in pochi mesi. Mentre i salari sono rimasti gli stessi. Dietro questa situazione, speculazioni che non possiamo neanche immaginare: ad alcuni conviene che il dollaro sia così caro, perché in questo modo possono ottenere guadagni stratosferici (si pensi al settore turistico, dove tutti i pagamenti avvengono in moneta straniera). E il Governo? Qualche mese fa, quando la tassa del dollaro si è impennata, il Presidente della Repubblica, in una dichiarazione solenne e ufficiale, ha affermato che entro pochi giorni il Governo avrebbe preso provvedimenti drastici e severi. Mentre si aspettava di sapere quali, il prezzo del dollaro, per l’effetto psicologico dell’annuncio del Presidente, è sceso di qualche punto, permettendo un po’ di respiro. Poi il Presidente ha reso noti i provvedimenti: ha convocato tutti gli operatori economici e, dato che non aveva trovato plausibili giustificazioni per un così alto costo del dollaro, ha ordinato loro di fare scendere il prezzo del dollaro, affermando che avrebbe utilizzato l’esercito per verificare che si compisse questa disposizione.

Bambino e banca L’effetto è stato che adesso se uno ha dei dollari da vendere, glieli pagano al prezzo ufficiale stabilito dal Governo (e ci rimettono quanti sono aiutati da parenti che, emigrati all’estero, lavorano per inviare dollari alla propria famiglia!), però se uno li vuole comprare è impossibile trovarne al prezzo stabilito dal Governo (che non è il prezzo reale del mercato). Alcune “Casa de cambio” (sportelli di cambiavalute aperti al pubblico) sono state chiuse dalla polizia perché non hanno rispettato le norme stabilite dal Governo, e hanno continuato a comprare e vendere dollari a prezzi alti. Ed è così nato un mercato nero del dollaro, che sta prosperando in barba agli oculati e rigorosi rimedi governativi.

Il tutto è ulteriormente aggravato dal fatto che molti generi iniziano a scarseggiare e anche chi potrebbe permettersi di comprarli, ora deve farne a meno: senza dollari, all’estero non si compra. Per esempio il gas per cucinare. Sono settimane che non si trova. Anche se hai soldi: non ce n’è! La gente del “barrio” ha cercato di organizzarsi: chi ha ancora un poco di gas cucina anche per le altre famiglie, iniziano a vedersi i primi capannelli di donne che cucinano in strada bruciando carbone (poco, perché costa!) e legna. Paradossalmente, i problemi più grossi sono per chi, tra i poveri, è meno povero: chi vive nelle baracche riesce a bruciare un po’ di legna per strada, ma chi vive all’ultimo piano dei “multis” (case popolari costruite su quattro piani) ha molte più difficoltà a cucinare.

Bambina A questo si aggiunga la mancanza di acqua: sono sei mesi che nelle case non arriva l’acqua. Penso alla famiglia di papà Miguel e mamma Juana: loro due, con tre bimbi e tre vecchi. Non si può scaldare il latte per il piccolo, non si può “sancochare” (bollire) il platano per la colazione, non si può cucinare riso per il pranzo, non si può lavare la casa, non si può fare il bagnetto al bimbo. Ogni mattina, allora, i due bambini più grandi, accompagnati dalla nonna, fanno due chilometri a piedi per raggiungere il posto più vicino dove riempire tre secchi da 10 litri, che nel tragitto di ritorno quasi si svuotano del tutto, fra la strada che è impossibile, il caldo, il peso, un vicino che ti chiede se gli permetti di riempirsi una brocca, solo per lavarsi. Quando arrivano, un secchio è per una vecchia che vive sola, al terzo piano, e non ce la fa proprio a procurarsi l’acqua da sola (è così, senza retorica: i poveri sanno essere generosi all’inverosimile); gli altri due bastano appena per lavarsi. Una soluzione l’hanno trovata (geniale per loro) alcuni ricchi proprietari di autobotti: portano l’acqua a domicilio e la vendono a quattro pesos al secchio (si noti che non è acqua potabile, anche se molti la bevono, con conseguenze che si possono immaginare). È forse grazie a loro e a questo commercio che il problema dell’acqua non ha soluzione.

E così l’acqua che il buon Dio dona gratis e che ha abbondantemente riempito gli immensi serbatoi costruiti nel barrio alla vigilia delle elezioni, se la vuoi, la paghi cuatro pesos a la cubeta . Quest’acqua che arriverebbe senza problemi in tutte le case e che basterebbe girare una valvola e permetterle di scorrere nelle tubature. E a dire la verità ce ne sarebbe anche troppa. Alla fine del 2003, c’è stata un’inondazione che ha provocato 15 morti e centinaia di feriti, oltre a migliaia di case danneggiate. Se ne è parlato nel ricco nord del mondo? Di fronte ai danni e al dramma della gente, il Governo ha dichiarato, in una nota, che le abbondanti precipitazioni, anche se hanno provocato disagi, favoriranno, l’anno che viene, il raccolto del riso.  

E poi il problema della luce. Veramente i politici dicono che non dovremmo lamentarci: nei giorni di festa l’abbiamo avuta anche per otto ore di seguito. Però da alcuni giorni l’abbiamo per tre, quattro ore al massimo. I giornali ci avvertono che per metà gennaio ci saranno disagi ulteriori: il Governo non ha pagato le compagnie che assicurano il servizio elettrico, e sono prevedibili ritorsioni. Peccato che la maggioranza della gente non sappia leggere o legga solo la pagina sportiva dei periodici (in Italia c’è il dio-pallone, qui c’è il dio-baseball). Insomma, una situazione esplosiva. Per non parlare della campagna elettorale, che è iniziata da un anno, in cui tutti sono impegnatissimi (compresi i governanti, che anziché governare si fanno propaganda politica), e che è nel pieno in queste settimane (le elezioni presidenziali saranno in maggio). In due dei tre principali partiti non sono riusciti a mettersi d’accordo sul candidato da presentare alle elezioni, e così stanno discutendo la proposta che ogni partito possa presentare per le elezioni più candidati. A tutt’oggi ci sono circa 10 candidati per tre partiti, ma non è detto che non se aggiunga qualcun altro. Il problema è che la Costituzione della Repubblica Dominicana proibisce esplicitamente che si presentino più candidati per lo stesso partito politico. E i politici allora, per una volta quasi tutti d’accordo, hanno pensato che se la legge impedisce loro questa decisione, la soluzione è semplice: fare una nuova legge che stabilisca ciò che conviene a loro.

Fango Quante altre pagine di problemi si potrebbero aggiungere a quelli già presentati. Voglio però concludere con una nota positiva. Ciò di cui maggiormente si sta facendo esperienza qui, oggi; ciò che fa sentire dentro il brivido di una incontenibile voglia di lottare; ciò che dà la misura di quanto la gente sia matura e pronta per un cambio decisivo, per una trasformazione radicale è il fatto che non si è persa la speranza. Anzi. Nel nostro barrio del Guaricano, tra la gente povera di Santo Domingo, in questo paese afflitto da una situazione che è ogni giorno sempre più insostenibile, non c’è solo un bisogno dirompente e assoluto di speranza. Qui, tra gli ultimi, si è già iniziato a compiere il miracolo della speranza. Non una speranza basata su promesse elettorali, o sull’offerta in denaro del buono del momento (oltretutto Natale è finito, e anche i buoni hanno diritto ora a un periodo di ferie: mica si può essere buoni tutto l’anno. Se uno è buono per tanto tempo, non sente più nessuna emozione nel fare il bene). Una speranza concreta, fatta di gesti concreti. I poveri già spezzano e condividono i pochi pani e i pochi pesci che ancora restano loro. Hanno già iniziato quel processo di solidarietà che rende storia la speranza.

Speriamo che anche chi è ricco, prima o poi, oltre a elargire un po’ di “superfluo inutile”, magari per sentirsi buono a Natale, dia consistenza autentica alla speranza, condividendo le migliaia di pani e di pesci che possiede e che trasformerebbero definitivamente la speranza in libertà! Compiendo un atto non tanto di amore, quanto di giustizia!

  
Categoria: Popoli
Luogo: Rep. Dominicana