19/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Non si fermano gli scontri ad Haiti
Gerard Pierre Charles Lunedì la polizia ha brutalmente disperso una manifestazione di studenti. E domenica un'altra persona è morta e cinque sono rimaste ferite. Sono ormai 47 le vittime della repressione scatenata contro le proteste di piazza dell'opposizione, che da metà settembre  chiede le dimissioni del presidente Jean-Bertrand Aristide. Sugli ultimi sviluppi, riportiamo un'intervista a Gerard Pierre Charles, pubblicata dall'agenzia stampa cilena ANCHI.
Gerard Pierre fa parte della Convergenza Democratica, il partito che si oppone a Aristide. Storico e docente universitario, coordina l'OPL, l'Organizzazione del Popolo in Lotta ed è membro del Frente en Defensa de la Humanidad.

Che cosa sta  succedendo ad Haiti? E' in atto una sollevazione pacifica, per chiedere le dimissioni di Aristide. Si denuncia l'abbandono di qualsiasi rispetto per la costituzione da parte del governo. Ci sono grandi manifestazioni (fino a 100mila persone), che il governo cerca di minimizzare.

Chi c'è dietro le manifestazioni? La Convergenza Democratica, il partito dell'opposizione, che da tre anni contesta l'elezione di Aristide, avvenuta nel 2000. Appoggiano la Convergenza la società civile, le organizzazione studentesche, il sindacato degli insegnanti, quello dei contadini, gli imprenditori, le associazioni femminili. E, tra i partiti, l' Organizzazione del Popolo in Lotta (OPL), lo Spazio di Concertazione (che riunisce sei partiti di tendenza democratica e socialdemocratica), il Movimento Cristiano e il Movimento di Salvaguardia Nazionale (che raggruppa forze più tradizionali, inclusi settori neo-duvalieristi). Infine, c'è il gruppo 184, formato da vari settori della società civile.

MappaE la Chiesa? E' parte di questo movimento: la chiesa cattolica, quella protestante e la chiesa Vudù.

Quali sono le critiche al governo di Aristide? Lo si accusa di repressione: Aristide ha corrotto la polizia e ne ha creata una parallela, con gente a lui devota, che si è caratterizzata per la sua violenza estrema. In secondo luogo, è responsabile di violazione dei diritti umani. Abbiamo assistito ad una serie di assassinii politici (tra cui quelli di due famosi giornalisti) e alla persecuzione di leader politici: a molte sedi politiche e case di dirigenti si è dato fuoco. Anche alla mia. C'è infine la grande corruzione del governo. E la sua inettitudine. 

Aristide ha quindi tradito il progetto democratico iniziale? Il problema è che fin dall'inizio il progetto era inconsistente. Aristide ha approfittato della sua condizione di sacerdote della teologia della Liberazione, ed è diventato un bugiardo. Da qui, la grande disillusione della gente. Le rivolte di questi giorni coinvolgono tutte le classi sociali del paese, anche i settori più popolari che prima lo appoggiavano. Oggi c'è una rinascita della società civile.

Quali sono gli appoggi interni ed esterni al governo? Internamente, la base sociale di Aristide si è ridotta. Oggi non è chiaro chi lo sostenga. Di sicuro, il narcotraffico. Quanto all'appoggio internazionale, non dimentichiamo il processo di negoziazione, cominciato nel 2001, quando la Convergenza Democratica contestò l'esito delle elezioni legislative e presidenziali del 2000. In quel momento, la comunità internazionale riconobbe la legittimità di Aristide. Il processo di negoziazione durò due anni e coinvolse l'OEA, l'Organizzazione di Stati Americani. Ciononostante, Aristide non ha mai riconosciuto la nostra maggioranza elettorale in Parlamento, ha creato una sua polizia personale e ha addomesticato l'apparato di giustizia del Paese. In queste condizioni, la negoziazione si è fatta impossibile. Senza contare che nel pieno delle trattative, fece incendiare le nostre case e le sedi dei partiti. Di fronte a tutto ciò, l' OEA ha mantenuto una posizione di compiacenza, di grande formalismo e, addirittura, di indifferenza alla situazione che si andava disegnando.

Cosa succederà ora? Aumenteranno le manifestazioni e i disordini, finchè Aristide non si dimetterà. Molti agitano lo spettro della violenza. In realtà, la violenza viene dal governo. L'opposizione non l'ha mai usata. Il 5 dicembre scorso, uomini armati del governo hanno fatto irruzione nell'università, rompendo e bruciando. Hanno aggredito il Rettore, mentre andava alla trattativa tra studenti e il governo. Gli hanno spezzato le ginocchia.

Si aggraverà la crisi sociale, nel Paese? La crisi c'è già. Abbiamo un presidente che si è comperato una casa da più di un milione di dollari, che si è trasformato nell'uomo più ricco del paese, e che non ha realizzato un piano per la lotta alla povertà. L'opposizione sta crescendo. La trattattativa già si è fatta e non ha portato a nulla. Vogliamo un governo di transizione che crei le condizioni per nuove elezioni.

Non teme che questo si possa fare solo a costo di molti morti, di repressione e violenza? Il pericolo esiste. Infatti il governo agita lo spettro della violenza. Quando Aristide smantellò l'esercito pensammo che si trattasse di una misura democratica. In realtà, stava spianando la via al proprio potere personale. Oggi la polizia è agli ordini di un dittatore. Ci sarà violenza se gli uomini di Aristide si scateneranno contro la popolazione. Questo è lo scenario più pessimista. Non si può scartare, ma credo che riusciremo ad evitarlo.  

Hugo Guzmán (copyright ANCHI)

 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Haiti