09/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Honduras golpista è sempre più solo mentre oggi si inaugurano i colloqui di mediazione in Costa Rica

"Approfitterò della riunione con Micheletti per esigere che il governo golpista venga rimosso in 24 ore". È quanto ha dichiarato il presidente deposto Manuel Zelaya riferendosi al summit che si terrà oggi a San José, in Costa Rica con il governo de facto honduregno nato dal golpe militare di domenica 28 giugno, che ha cacciato con la violenza, appunto, il capo di stato democraticamente eletto. A mediare tra le due posizioni, il presidente del Paese centroamericano nonché premio Nobel per la pace, Óscar Arias. E intanto l'isolamento diplomatico ed economico dell'Honduras cresce. Autonomia: non oltre quattro mesi.

L'intento dell'incontro di oggi è porre fine alla crisi politica che sta piegando il paese. Dal giorno del golpe, a causa della repressione imposta dal nuovo regime sui manifestanti che chiedono il ritorno della democrazia, sono state uccise almeno sei persone. Un bilancio aggiornato ieri sera dall'altro Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù, rientrata in Guatemala dopo tre giorni in Honduras, dove ha incontrato esponenti della società e movimenti sociali sostenitori di Zelaya. "A noi risultano almeno sei casi di esecuzioni extra-giudiziarie" da parte delle forze che rispondono al regime de facto, ha riferito la Menchù, precisando che due delle sei persone sarebbero stati uccise durante la manifestazioni la scorsa domenica all'aeroporto di Tegucigalpa. Uno di questi due crimini è stato commesso "vicino a dove si trovava la nostra delegazione: abbiamo potuto filmarla e documentarla", ha precisato la Menchù, da anni molto attiva nella difesa dei diritti umani in America Latina.
La reazione delle forze dell'ordine domenica 5 luglio all'aereoporto internazionale di Tegucigalpa è stata infatti eclatante: uomini armati fino ai denti hanno teso una vera e propria imboscata alla gente che manifestava in pace, sparando all'impazzata sulla folla che attendeva l'arrivo dell'aereo che trasportava Zelaya. Un atto avvenuto in diretta mondiale che ha lasciato di stucco e che ha costretto, anche a causa dei mezzi militari posti nel mezzo della pista di atterraggio, il velivolo a far dietrofront e a ripiegare a Managua. Di lì il tam tam diplomatico e la riunione di oggi: rientrare direttamente nel Paese saltando la fase delle contrattazione si è rivelato essere troppo rischioso visto che le azioni dei golpisti sono dettate dalla mancanza di ogni scrupolo.


Intanto le manifestazioni pro Zelaya e contro Micheletti si susseguono senza sosta, specialmente nella capitale, capeggiate dalla moglie di Mel, Xiomara Castro, e i sostenitori di 'Mel' continuano a essere non sono soltanto interni. Gli Stati Uniti, che sin da subito hanno condannato il golpe, ieri hanno deciso di concretizzare la loro posizione sospendendo i programmi di assistenza militare per 16,5 milioni di dollari all'Honduras di Micheletti. A renderlo noto, tramite un comunicato ufficiale, è l'ambasciata Usa a Tegucigalpa, aggiungendo che sarebbero a rischio anche i 180 milioni di dollari (129,5 milioni di euro) di aiuti per l'Honduras. Una presa di posizione molto significativa, se si consiedera che Washington è da sempre un tradizionale alleato di Tegucigalpa. Non solo. Gli Usa hanno avvertito che sono in pericolo anche i nuovi fondi per l'assistenza previste nel 2009 e che ammontano a 50 milioni di dollari (36 milioni di euro), e l'equivalente di 93,5 milioni di euro che sono previsti per raggiungere gli obiettivi del millennio.
"Anche se c'erano gravi problemi in Honduras, la soluzione non era che i militari cacciassero Zelaya spedendolo fuori dal paese", ha dichiarato il nuovo responsabile Usa per gli affari latinoamericani, Arturo Valenzuela. E il segretario di Stato, Hillary Clinton, si è detta molto preoccupata per la crisi e impegnata a cercare una via d'uscita diplomatica.

Il governo golpista, dunque, è sempre più isolato, ma non sembra aver la minima intenzione di cedere. Ha infatti già ribadito che sarà disposto a tutto fuorché a far tornare Zelaya da presidente a Tegucigalpa: "Il ritorno di Zelaya al potere non è negoziabile". Più che una tavola di dialogo quella che sta per svolgersi a San José sembra, dunque, lo scenario di un duello. Da una parte Mel definisce il bergamasco Micheletti "gorilla e traditore", dall'altra il presidente golpista lo ha definito "un delinquente": "Ha commesso dei delitti e deve pagare". Posizioni forti e poco aperte al compromesso, quindi l'unica soluzione possibile potrebbe essere anticipare le elezioni presidenziali previste a fine novembre.

E mentre la via diplomatica avanza, incombe anche la crisi economica e con essa la preoccupazione della gente. A pressare sul tasto del malcontento ci sta pensando anche il Venezuela e gli organismi internazionali, da subito contro il golpe. Hugo Chavez ha infatti sospeso gli invii di petrolio e tutti i programmi di credito sono stati sospesi fino al ripristino dell'ordine istituzionale. "Non possiamo trasferire i benefici di Petrocaribe a una ditattura", ha dichiarato il ministro dell'Energia venezuelano riferendosi ai prezzi preferenziali con cui Caracas vendeva il greggio al governo di Zelaya.
Con il blocco dei crediti e comprando il petrolio a prezzi normali, secondo alcuni analisti interpellati da Bbc Mundo, l'Honduras può sopravvivere tre o quattro mesi.

 

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità