18/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Alle bande di ribelli si uniscono gli oppositori di Aristide fuggiti anni fa a Santo Domingo
Ribelli armati"Da due settimane stanno tornando gli esuli da Santo Domingo", spiega un nostro collaboratore da Port-au-Prince. "E' la novità degli ultimi giorni e non dobbiamo sottovalutarla, perchè siamo di fronte a gruppi armati fino ai denti. Queste bande si sono rafforzate e si stanno strutturando sia in termini di armi e che di strategia. Sono capeggiate da paramilitari ed ex amici di Aristide passati all'opposizione e poi costretti ad emigrare a Santo Domingo. Il loro obiettivo -dichiarato - è conquistare altre città: prima Cap Haitien e poi, entro fine febbraio, la capitale. Proprio ieri la città di Hinche, al confine con la Repubblica Dominicana, è stata attaccata da un commando di soldati guidati da Louis Jodel Chamblain ex-leader paramilitare".

Hanno l'appoggio di qualcuno? Non lo sappiamo, ma credo proprio che non siano soli.

A che punto sono i soccorsi ai civili? Solo ieri la Croce Rossa è riuscita a raggiungere Gonaives, ancora occupata dai ribelli, e a portare i medicinali all'ospedale. Intanto, le Nazioni Unite stanno studiando l'ipotesi di un cordone umanitario che raggiunga il nord del Paese, dove le comunicazioni stradali e telefoniche sono interrotte da giorni. Cap Haitien è senza elettricità e senza carburante. Nelle prossime ore potrebbe profilarsi un'emergenza sanitaria, perchè gli ospedali non più in grado di funzionare e il personale non può accedervi.

Saint Marc e Gonaives? Saint Marc è tornata nelle mani del governo. Ovunque si moltiplicano gli attacchi alle stazioni di polizia, ai civili e i saccheggi.  A Gonaives, le Nazioni Unite hanno decretato la fase 4 (evacuazione di tutto il personale) e nel Dipartimento dell'Artibonite (la regione settentrionale in gran parte occupata dai ribelli) la fase 3 (evacuazione del personale non indispensabile e famiglie). Tutto il resto del Paese resta in 'fase 2', quella di massima allerta.

La capitale è calma? Più o meno. Ci sono scontri fra bande, ma è difficile che avvenga una rivolta come quella del Nord, perchè qui si concentrano la maggior parte dei seguaci di Aristide. Anche tra la popolazione più povera.  

Come si è concluso l'incontro tra Washington e la Caricom, la Comunità Caraibica? Gli Stati Uniti si sono detti delusi della politica di Aristide, 'incapace - hanno specificato - di portare democrazia'. Nello stesso tempo, però, 'non vedono nessuna ragione per una sua uscita di scena anticostituzionale'. In altre parole, non interverranno a favore di un rovesciamento, ma sono d'accordo con le dimissioni volontarie, cioè una soluzione 'costituzionale'. Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma, come hanno sempre fatto durante questa crisi.

Dominique de Villepin, ministro degli esteri francese, avrebbe detto che la Francia, insieme ad altri paesi, sta considerando l'uso di una forza di pace internazionale... Più che altro, qui si parla di polizia internazionale La metterebbe a disposizione l'Organizzazione di Stati Americani (OAS). Il governo haitiano si è detto d'accordo, ma non l'opposizione, che in questo intervento vede il consolidamento del potere di Aristide.

Il governo? E' fermo sul no alle dimissioni e sta cercando di attaccare il coordinatore dell'opposizione non violenta, l'industriale Andrè Apaid, a livello diplomatico. Userà come pretesto il fatto che Apaid ha il passaporto statunitense.

Che clima si respira a Port-au-Prince? Di attesa. Si è certi che qualcosa accadrà, ma non si sa cosa nè quando.

Paola Erba

 
Categoria: Guerra
Luogo: Haiti