Zachistka. Così si chiamano le operazioni russe di rastrellamento dei villaggi ceceni

Noviye Atagi è un villaggio del distretto di Shali, a sud di Grozny. Ci vivono
all’incirca ottomila persone. “La mattina del 12 ottobre – racconta Satsita, una
donna di 58 anni – decine di blindati e cingolati russi hanno circondato il nostro
villaggio formando un cordone di soldati attorno al centro abitato e bloccando
tutte le vie d’accesso con il filo spinato. Poi alcuni blindati sono entrati in
paese: ne sono scesi centinaia di militari e hanno iniziato a il rastrellamento
casa per casa, la zacistka. E’ durata due giorni: facevano irruzione con i mitra
spianati, urlando, minacciando e picchiando. Cercavano terroristi e armi, ma non
ne hanno trovati. Eravamo terrorizzati. I soldati erano aggressivi e violenti”.
“Il terzo giorno – prosegue Satsita –, cioè il 14 ottobre, sono tornati portandosi
via tutti i maschi di età compresa tra i quattordici e i sessant’anni. Li hanno
portati fuori dal villaggio, allineandoli lungo la recinzione di filo spinato
per il filtraggio (interrogatorio volto a individuare i guerriglieri in mezzo
a un gruppo di persone, ndr). A ciascuno è stato ordinato di dire chi nel villaggio
fosse un ribelle. Molti sono stati picchiati selvaggiamente. Hanno interrogato
e pestato anche il mio nipotino, un bambino che va a scuola. Ma cosa ne può sapere
lui di queste cose! Alla fine quattro uomini sono stati portati via”.

Questa rara testimonianza di cosa sia una zacistka (raccolta dagli osservatori
dell’ong russa Memorial) fa capire bene il clima in cui vive la popolazione cecena.
Soprattutto dopo i fatti di Beslan. Questi rastrellamenti colpiscono a rotazione
villaggi diversi, e ogni volta si lasciano dietro una scia di terrore, violenza
e morte. “E’ un fenomeno che sembra marginale se considerato episodicamente”,
spiega Umar Khanbiev, ex ministro della Sanità del governo indipendentista in
esilio. “Ma se si considera che ogni villaggio, negli ultimi dieci anni, ha subito
decine di rastrellamenti, e che ogni volta sono stati uccise i portate via decine
di persone, è facile capire come in realtà ci si trovi di fronte a un lucido piano
di lento ma sistematico sterminio della popolazione maschile cecena”.
Che fine facciano le persone portate via dai militari durante i rastrellamenti
o i rapimenti individuali, e non riscattate a suon di denaro dai parenti, è purtroppo
ben noto. Negli stessi giorni dei fatti di Noviye Atagi, a Kalinina, un altro
villaggio non lontano da Grozny, è stato rinvenuto il cadavere di un ragazzo,
Ruslan Paskaev. Sul suo corpo i segni di percosse e torture e una ferita di arma
da fuoco alla testa. Un classico esempio di esecuzione extragiudiziale da parte
delle forze di sicurezza russe. Probabilmente la colpa di Ruslan, studente all’università
statale di Grozny, era quella di essere figlio di
Ramzan Paskaev, uno dei maggiori musicisti tradizionali ceceni, considerato un simbolo della
cultura nazionale di questo popolo.

Mentre accade tutto questo, mentre proseguono i bombardamenti russi sulle roccaforti
montane degli indipendentisti e, in risposta, gli attacchi e gli agguati dei guerriglieri,
il governo ceceno filo-russo capeggiato dal nuovo presidente Alu Alkhanov ha fatto
un annuncio ufficiale che lascia senza parole. Il primo ministro Sergei Abramov
ha comunicato all’agenzia stampa russa Interfax l’approvazione definitiva di un
progetto per costruire a Grozny “una
Disneyland e un parco acquatico”. Proprio quello di cui la Cecenia ha bisogno.