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Domani al via la mediazione per cercare di risolvere la crisi in Honduras e porre fine al golpe che domenica 28 giugno ha deposto il presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya e imposto un governo de facto. Al centro di questo tentativo, Oscar Arias, presidente del Costa Rica il quale riceverà nella sua residenza di San Josè la prima riunione.
"Sono molto onorato" per il ruolo da mediatore, ha sottolineato il premio Nobel per la pace 1987, che ora dovrà quindi avviare trattative sia con il presidente deposto Manuel Zelaya sia con il capo dello stato de facto, Roberto Micheletti. Arias ha intanto avuto colloqui telefonici con Zelaya, Micheletti e con la segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.
Intanto, continuano le prove di forza del governo golpista, colpevole di una feroce repressione contro i manifestanti pro-Zelaya che ha lasciato a terra due morti. Oltre a agire in modo brutale, si sta muovendo male anche dal punto di vista diplomatico. Hugo Llorens, l'ambasciatore statunitense a Tegucigalpa, ha infatti protestato formalmente per le dichiarazioni fatte qualche giorno fa da Enrique Ortez Colindres, ministro degli Esteri del governo golpista, che ha definito il presidente Barack Obama "negretto". "Come rappresentante ufficiale del presidente degli Stati Uniti d'America voglio esprimere la mia profonda indignazione in relazione ai commenti infelici e senza rispetto del signor Enrique Ortez Colindres nei confronti del presidente Barack Obama", ha scritto Llorens in un comunicato emesso dall'ambasciata Usa. Ortez Colindres aveva infatti affermato in un'intervista alla televisione honduregna che Obama è "un negretto che non sa niente di niente": termini che il diplomatico ha condannato categoricamente definendoli "profondamente indignanti per il popolo statunitense e per me personalmente".
Un altro scacco per questo governo ileggittimo che si va ad aggiungere al no categorico dato dall'Interpol al mandato di cattura internazionale richiesto dai golpisti contro il presidente Zelaya. Lo ha precisato la stessa Interpol in una nota subito rimbalzata negli ambienti pro-Zelaya a Tegucigalpa. Il comunicato precisa che la richiesta del governo de facto honduregno "non presenta alcun elemento di diritto" e viola il terzo articolo dello statuto dell'Interpol, il quale "proibisce all'organismo qualsiasi intervento in questioni di carattere politico, religioso, militare e razziale". La scorsa domenica a Tegucigalpa "le autorità dell' Honduras, conclude la nota, hanno impedito che l'aereo in cui viaggiava il presidente Zelaya atterrasse all'aeroporto", dove il governo de facto avrebbe potuto "far scattare un ordine d'arresto nazionale".
Stella Spinelli