06/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Siglato l'accordo militare: riduzione degli arsenali atomici e passaggio sul suolo russo delle truppe Usa dirette in Afghanistan

E' 'Reset' la parola magica. Riposizionarsi, ricominciare, ripartire da zero. E' questo vocabolo a sancire la nuova stagione di cooperazione militare tra Russia e Stati Uniti.

Il presidente Usa Barack Obama e il suo omologo Dmitri Medvedev hanno siglato ieri a Mosca un accordo che dovrà permettere "di far ripartire con un nuovo inizio" le relazioni militari tra i due Paesi. Durante la conferenza stampa congiunta tenutasi al Cremlino, Obama ha definito "molto produttivo" l'incontro sul taglio degli arsenali nucleari e altri temi come il via libera al passaggio in territorio russo di armi Usa dirette in Afghanistan. Nel dettaglio, il nuovo accordo prevede la riduzione degli arsenali atomici a 1.500-1.675 a testa per ogni singolo Paese entro i prossimi sette anni. Un appuntamento che riguardasse come punto fondamentale le modalità di rinnovo del Trattato sugli armamenti strategici (Start) era atteso entro la fine dell'anno. A dicembre, scadeva infatti lo Strategic Arms Reduction Treaty, una serie di accordi internazionali la cui finalità era quella di limitare gli arsenali delle armi di distruzione di massa, testate nucleari in primis. La prima firma del trattato risale al 1993 tra Bush e Eltsin, e aprì la strada a successive revisioni. Lo Start è stato infatti il più vasto e il più complesso trattato di controllo sulle armi atomiche, e, con la sua revisione finale nel tardo 2001, ha comportato l'eliminazione dell'80 percento delle armi nucleari in circolazione. Nel processo di limitazione delle armi di distruzione di massa fu però lasciata in sospeso la questione degli Abm (anti-balistic missiles). Nonostante quest'ultimo fosse stato ratificato tra le parti nel 1971, il presidente Usa George W. Bush ne decretò la nullità nel 2002. Ciò portò, da parte degli Stati Uniti, alla possibilità, tre anni fa, di avviare un progetto di scudo anti-missile in Polonia e nella Repubblica Ceca. Tale mossa suscitò le ire del Cremlino, che dapprima ritirò il proprio rappresentante alla Nato, e successivamente congelò ogni dialogo sugli armamenti, minacciando a sua volta di installare missili Iskander nell'enclave russa di Kaliningrad.

Nell'incontro di ieri, il presidente americano si è detto sicuro che si potranno raggiungere "straordinari progressi". "Su tutte le questioni - ha detto Obama - come sicurezza, economia, energia, tutela dell'ambiente, tra Usa e Russia ci sono molte piu' cose in comune rispetto a quelle che ci dividono". Si potra' "avanzare nella direzione tracciata a Londra" al G20 di aprile sulla crisi mondiale e, "se ci impegneremo e lavoreremo sodo nei prossimi giorni, penso che raggiungeremo straordinari progressi". Medvedev ha auspicato che "i colloqui a tutto campo" permetteranno di chiudere "alcune pagine difficili nella storia della relazioni russo-americane" e di aprire "una nuova pagina".

Sono tuttavia rimaste aperte due questioni sul tavolo negoziale: permane infatti il completo disaccordo sul progetto di scudo antimissile e sulla Georgia, la cui sovranità, ha detto Obama, deve essere rispettata. Come è noto, il riferimento è al riconoscimento da parte russa delle due repubbliche separatiste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud.

Luca Galassi

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