Scritto per noi da
Matteo Colombi

Non si ammettono mai errori. L’esercito americano è dotato di infallibilità su
cui non è permesso opinare. La reazione americana dinanzi alle domande sull’uccisione
dell’agente del Sismi Nicola Calipari, e sul fuoco aperto sulla macchina civile
che trasportava Giuliana Sgrena all’aeroporto di Baghdad in seguito alla sua liberazione,
è quella di fastidio. Una
non-issue, una questione irrilevante per gli Usa, che dimostrano ancora una volta di avere
a livello della propria leadership politica e mediatica una incapacità nel gestire
la politica sottile dell’imperialismo pesante. Vi è stizza, dopotutto cose del
genere capitano tutti i giorni per le strade dell’Iraq. Lo dice implicitamente
per primo Scott McLellan, portavoce della Casa Bianca: la via per l’aeroporto
“...è una strada pericolosa ed è una zona di combattimento che spesso costringe
le nostre forze a prendere decisioni nel giro di frazioni di secondo per proteggere
la propria sicurezza...”.
"Stiamo ripulendo la strada". Come si può vedere sui documentari di sostegno (‘Gunner Palace’, i vari report
‘Embedded’ della ABC, o i recenti documentari della tv pubblica, ‘The Soldier’s
Heart’ e ‘A Company of Soldiers’), giovani americani spaesati, alcuni violenti
e razzisti, ma i più in preda alla paura, alla noia e all’adrenalina, si muovono
in un paesaggio in cui gli iracheni appaiono loro tutti potenzialmente nemici,
e al contempo bisognosi dei lumi occidentali. Di certo, i soldati temono le auto
per strada. Un filmato mi ha colpito più di tutti, si chiama ‘A Company of Soldiers’
(online presso:
www.pbs.org) e segue per un mese un gruppo di soldati: in una delle sequenze, da dentro
un Humvee si osserva un soldato che mitraglia la strada innanzi, per ‘ripulire’
il traffico, per tenere le altre vetture lontane dal corazzato americano. Parte
una quantità impressionante di colpi.
Un superiore urla qualcosa del genere: ‘che...azzo state facendo?’
La risposta, calma e giustificatoria, di un teenager: ‘stiamo ripulendo la strada,
stiamo dicendo alle auto davanti di spostarsi di carreggiata’. Il superiore: ‘sparate
per aria!’ Il giovane soldato, se ricordo bene, dice che non stava mirando nessuno
in particolare. Il video mostra la mitragliatrice puntata non verso il basso ma
nemmeno verso l’alto. Una sparatoria cieca. Auto che sbandano (qualcuno colpito
o semplicemente lesto nel levarsi di mezzo? Non si sa, siccome il giornalista
è embedded rimane a bordo dell’autoblindo che continua a sfrecciare sull’autostrada). In
questo documento si vede un esercito che spara per paura, per viaggiare sulla
strada, spara senza bersagli precisi, incapace di garantire l’incolumità dei civili,
mettendoli di fatto in pericolo.
Quante volte si ripete ogni settimana questa scena?
Il fine (non) giustifica i mezzi. Queste cose ce le fanno vedere in televisione perché il programma non è di critica;
è costruito per farci sentire vicini ai nostri giovani spaesati, coraggio e benevolenza
a stelle e strisce. In una ripresa il giovane diciottenne dalla fattoria polverosa
del Kansas, o dalla crisi industriale dell’Illinois, o da qualche ghetto dove
si spara e si muore comunque, offre caramelle ai bambini che salutano, in un altro
porta quaderni a una scuola, nel prossimo spara alla cieca sul traffico. In un’altra
sequenza una bomba artigianale esplode sotto un
Humvee, e una fiammata investe il veicolo. Morti e feriti tra i soldati. Lontani da
casa, mandati in Iraq per una missione che continua ad evolversi, i giovani soldati
si aggirano per l’Iraq sperando di durare fino in fondo, fino al ritorno. Credo
sia difficile resistere il grilletto facile, nell’assenza di una disciplina precisa
impartita da parte dei superiori, e di una politica diversi. I massacri del nemico
raccontati con dovizia di particolari; ma chi muore per mano americana scompare
dal novero.
Il sito della
CNN, nelle pagine dedicate al conflitto iracheno, ha dei grafici che analizzano
i morti e i feriti per mese: americani e coalizione internazionale. Sugli iracheni
il silenzio stampa. Non esiste alcun riconoscimento per le vittime. Gli iracheni
che non sono utili al canovaccio che gli Usa cercano di dipanare in Iraq e sugli
schermi americani, sono esseri umani deistituzionalizzati, decurtati dal conto,
siano essi combattenti o semplici passanti innocenti. Sparare sul traffico è lecito,
anche a costo di sacrificare nel tempo centinaia, o migliaia, di vite civili.
Quando si distrugge una famiglia e per caso qualche giornalista occidentale commenta,
la storia è sempre simile: “...acceleravano, non si sono fermati dinanzi ai nostri
segnali..”
Si può capire la paura dei soldati, ma non si può accettarne la prassi. Come
potenze occupanti, gli Usa e i suoi alleati hanno doveri precisi nei confronti
delle popolazioni civili sotto il loro controllo. Il caso Sgrena-Calipari dimostra
che le regole d’ingaggio pongono l’incolumità e la protezione dei civili a repentaglio
costante. Queste regole vanno messe sotto processo.