13/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Situazione di stallo e di caos
Mappa degli scontri ad HaitiCon l'aiuto delle bande armate di Aristide, la polizia ha ripreso il controllo di Saint Marc (cento chilometri a nord della capitale), mentre Gonaives resta nelle mani dei ribelli. Manca la benzina e i rivoltosi hanno bloccato le comunicazioni con il nord del Paese.  Anche il Programma Mondiale di Alimenti (dal quale dipendono 268mila persone) ha sospeso la distribuzione di cibo in tutta la zona settentrionale.
Per telefono, abbiamo raggiunto un nostro collaboratore a Port-au-Prince.

Qual è il clima nel Paese? Di attesa. E' un momento difficile, di stallo. Qualcosa deve succedere, visto che c'è tutta una zona non controllata dallo stato.

E l'atmosfera nella capitale? Tranquilla, per il momento. Port-au-Prince è controllata dalle bande armate del presidente, che mantengono l'ordine.

Aristide? Tace. Ci sono dichiarazioni dei suoi collaboratori che cercano di minimizzare i disordini. Un dispaccio della Reuters , diffuso poi per radio, ha detto che 'sono in corso trattative ad alto livello per uscire dalla crisi'. La lettura che se ne fa ad Haiti è che il presidente potrebbe dimettersi e lasciare il Paese.

Se ne andrà davvero? E' la domanda che ci poniamo tutti, ma è impossibile prevedere qualcosa.  Dobbiamo tenere d'occhio la situazione ora per ora. Può succedere di tutto.

Ribelli a Gonaives Chi ha la responsabilità dei disordini di questi giorni? Il Fronte contro Aristide , cioè gli ex-seguaci del presidente. Al Sud, invece, è stata la popolazione a rivoltarsi contro i poliziotti e ad occupare i commissariati. Il resto dell'opposizione, quella pacifica della capitale (Gruppo 184, Convergenza la società civile, organizzazioni studentesche,  sindacati, associazioni femminili...) non si riconosce assolutamente nei ribelli del Fronte contro Aristide,  che considera alla stregua di banditi.

La polizia ha ripreso Saint Marc con l'aiuto delle bande armate del presidente... Sì, è vero. Nelle zone in mano al governo, sono le bande di Aristide a controllare la situazione. Durante uno dei tanti incontri con la Caricom , la Comunità dei Caraibi, Aristide aveva pomesso di liquidare queste bande entro marzo. Poi, la settimana scorsa, in un'intervista alla CNN ha aggiunto invece che le sue resteranno al servizio del governo.

Lunedì si sono riuniti i capi-missione delle agenzie delle Nazioni Unite e martedì le organizzazioni internazionali. Cosa è uscito da questi incontri? Si è deciso di non passare alla fase tre di sicurezza, cioè a quella in cui si mandano via dal Paese i famigliari e il 'personale non indispensabile'. Si è detto che questo è un conflitto interno e quindi la comunità internazionale non corre pericoli.

Quali organizzazioni sono presenti ad Haiti? Nessuno lo sa con esattezza, ma sono molte. Purtroppo, neanche al Ministero c'è un censimento.

I giorni scorsi Aristide aveva accettato la richiesta della Caricom  di incontrare i rappresentanti dell’opposizione. Cosa sta facendo ora la Comunità dei Caraibi, per la crisi? Si riunirà per discuterne a Washington, nel fine settimana.

Qual è la posizione degli Stati Uniti? Contraddittoria. Pochi giorni fa il ministero degli Affari Esteri ha detto che il governo di Haiti non è in pericolo. Poi, lunedì, il Dipartimento di Stato Usa ha lanciato un duro monito ad Aristide, facendo presente che la polizia non può allearsi con le bande criminali.

Paola Erba

 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Haiti