13/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Grozny incredulità e tristezza dopo l'uccisione di Mashkhadov
 
 
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana
(Segue dall'ottava puntata)
Un blindato russo a Grozny (Foto E. Piovesana) Il solito movimento di blindati e colonne di camion militari, i soliti check point con i blocchi di cemento e i sacchi di sabbia, le solite pattuglie di poliziotti armati di kalashnikov ad ogni angolo di strada.
Oggi a Grozny non c'era nessuna novità rispetto al solito. Nessun segno di nervosismo o di paura per quello che è successo quindici chilometri più a nord.
Anzi. Oggi era l'8 marzo, che qui è una festività nazionale, eredità dell'epoca sovietica. Perciò in città c'era addirittura aria di festa. Tanta gente al bazar centrale, tanta gente per le strade. Soprattutto tante donne con mazzi di fiori in mano che vestite eleganti camminavano in gruppi, affondando i tacchi alti nel fango che invade le strade cittadine per andare a festeggiare a casa, o in uno dei tanti caffè aperti tra le rovine del centro.
Il bazar centrale di Grozny (Foto E. Piovesana) La gente di Grozny ha saputo dell'uccisione dell'ex presidente Mashkadov solo in serata, dalla televisione. All'inizio nessuno ci credeva, tante sono le volte che i russi hanno dato questa notizia, poi regolarmente smentita.
Ma quando sono arrivate le immagini da Tolstoj-Yurt, un villaggio di campagna quindici chilometri a nord di Grozny, l'aria di festa è svanita lasciando il posto ad un misto di tristezza e incredulità.
A casa di Zainap Gasciayeva, cinquantadue anni, la più nota attivista per i diritti umani di tutta la Cecenia, presidente dell'ong Eko Vajnii (Eco della Guerra), le donne si sono raccolte davanti alla televisione. Con i loro fazzoletti in testa, vestite come sono vestite le contadine. Altissime e magre magre. Poi sono arrivati gli uomini. Infine i ragazzini, che aspettavano di godersi Titanic e invece si sono trovati davanti le immagini del cadavere seminudo di Mashkadov.
A casa di Zainap (Foto E. Piovesana)“Io ho conosciuto Mashkadov nel 1998, quando era presidente” dice Zainap senza distogliere lo sguardo dalla televisione che fa la radiografia del 'terrorista Mashkadov'. "Era un buon uomo e un politico bravo, anche se forse un po' ingenuo. Di certo era l'unico interlocutore possibile per una soluzione negoziale di questa guerra. Per la Russia, per l'Unione Europea, per la comunità internazionale. Ora che lui non c'è più, nessun negoziato sarà più possibile. Nessuno vuole trattare con Basayev, né lui vuole trattare con nessuno. La morte di Mashkadov è una vera rovina per il nostro popolo e per le nostre speranze di pace".
“Voglio ancora sperare che non sia vero che lo hanno ucciso. Perché altrimenti per noi la situazione non potrà che peggiorare” dice Mariat Vasarova, quarantacinque anni che sembrano novanta, come per la maggior parte delle donne di Grozny.
Da sinistra: Zainap, Biela e Mariat (Foto E. Piovesana)“E' una sofferenza vederlo morto – afferma triste Biela Hanidava, quarantatre anni – lui era il presidente che noi avevamo eletto”.
Gagne Ibrahimov, un signore che va per i sessanta, non si dà per vinto: “Non ci credo che sia lui. E' sicuramente una messa in scena dei russi”.
Adam Islamov ha vent'anni, conosce bene la storia del suo paese. “Nella prima guerra hanno ucciso il presidente Dudayev, oggi hanno ucciso il presidente Mashkadov. Perché i Russi uccidono tutti i nostri leader?”
Iza Djamulaiev di anni ne ha solo diciannove: “E' brutto vedere che il presidente è morto”. Ma lui forse, più che pensare alla politica, guardando quel cadavere si ricorda dei suoi genitori, che ha visto morire Da sinistra: Iza, Adam in piedi e Gagne (Foto E. Piovesana)sotto i bombardamenti russi di Grozny nel 1999.
“I russi sanno solo uccidere – interviene Gagne, meno dubbioso di prima – pensano di risolvere tutti i problemi così, ma si sbagliano”.
Attorno alla casa di Zainap, in aperta campagna, non lontano da Tolstoij Yurt, è ormai calata la notte, la prima senza Mashkadov. Rischiarata all'orizzonte solo dai bagliori arancioni delle fiamme dei pozzi petroliferi, disturbata solo dall'eco lontana dalle raffiche di mitra e dal boato sordo dell'artiglieria. Come ogni notte.
Il mattino seguente in giro per la città c’è un’aria strana. La gente ha paura di parlare, ma chi lo fa esprime la sua sincera tristezza per la morte di un uomo che era visto come l’unico legittimo rappresentante del popolo ceceno e del suo disperato desiderio di pace.
Per le strade ci sono molti più soldati e blindati del solito. Si respira un clima di tensione. Zainap vuole che lasciamo subito il paese. “Durante la notte hanno allestito nuovi posti di blocco intorno alla città e sulle strade principali: i russi sigillano la città per timore di rappresaglie o per impedire la fuga dei collaboratori di Mashkhadov, chi lo sa. Sta di fatto che dovete partire subito se non volete rischiate di rimanere bloccati qui, o peggio”.
Impantanati nel fango uscendo dalla Cecenia (foto E. Piovesana)Prima di spiegarci come aggirare i posti di blocco passando in macchina per le colline desertiche del nord, Zainap ci racconta un significativo scambio di idee avuto poco prima con un giovane militare russo a un posto di blocco. “Stamane stavo uscendo dalla città e mi hanno fermata. Al soldato che mi ha chiesto i documenti, ho domandato in tono scherzoso: ‘Adesso che ci avete ucciso il presidente la guerra finirà?’. E lui: ‘No, perché questa guerra è una questione di soldi, e finché ci saranno quelli la guerra andrà avanti. Sono in troppi a guadagnarci’”.
(Fine)
 

Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Cecenia (Russia)
Articoli correlati:
25/02/2005 Cecenia, offerta rifiutata: Scaduta la tregua, ignorata da Mosca. Ora ci provano le madri dei soldati russi
22/02/2005 Sradicati: Testimonianze dai villaggi montani della Cecenia, spopolati dai bombardamenti russi
16/02/2005 Il fattore 'K': In Cecenia non solo russi e indipendentisti: c'è una terza forza che terrorizza la popolazione
12/02/2005 Dialogo tra sordi: Pacifisti e intellettuali russi chiedono a Putin di trattare con i ceceni. Ma la risposta è sempre "Niet"
04/02/2005 Colpi di scena: I ceceni dichiarano una tregua unilaterale. Mosca: "Un bluff". Basayev dato per morto
21/01/2005 Il Michael Moore russo: Intervista a Andrei Nekrasov: "La democrazia da noi non ha futuro"
21/12/2004 La guerra invisibile: Dopo dieci anni di conflitto, Grozny è tranquilla, ma di notte la gente ha paura
11/12/2004 Cecenia, 11 dicembre 1994: Storie di ceceni e di russi a dieci anni dall’inizio della guerra
01/12/2004 Ridateci la nostra infanzia: La guerra in Cecenia uccide e rende orfani migliaia di bambini
17/11/2004 Il rischio di parlare: Storie di ceceni che hanno osato denunciare le violenze russe alla Corte di Strasburgo
23/10/2004 Diplomazia popolare: Le madri dei soldati russi hanno chiesto ai leader ceceni di aprire un negoziato
20/10/2004 Zacistkaland: Zachistka. Così si chiamano le operazioni russe di rastrellamento dei villaggi ceceni
16/09/2004 Odio e menzogna: Esplode l'odio verso ingusceti e ceceni, alimentato dalla propaganda del Cremlino
07/09/2004 Beslan: la parola ai ceceni: L'indipendentista Maskhadov condanna il terrorismo prendendo le distanze da Basayev
21/07/2004 Accordi di pace: Dai rifugi antiaerei di Grozny ai palchi di Mosca. La storia di un giovane musicista ceceno
06/04/2004 Lager e torture: Uno scioccante rapporto di Umar Khanbiev sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia
22/01/2004 Terroristi: La storia di Aslan, ceceno di 14 anni, vittima innocente della guerra
16/01/2004 Nella città dei fantasmi: La storia e la vita quotidiana di un’anziana coppia di ceceni tra le rovine di Grozny
04/12/2003 Stuprate e martiri: Le donne cecene vittime di violenze sessuali spesso si votano al martirio
18/11/2003 I figli della guerra: Un drammatico rapporto delle autorità sanitarie cecene
Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: