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Saddam Hussein avrebbe lasciato credere di avere armi di distruzione di massa, per non apparire vulnerabile di fronte all'Iran, paese che riteneva una minaccia. 
Questo quanto emerge dai documenti declassificati dall'Fbi e pubblicati oggi dal Washington Post: venticinque trascrizioni degli interrogatori a cui Saddam Hussein fu sottoposto tra il febbraio e l'aprile 2004.
Dai colloqui, cinque informali e venti ufficiali, emergerebbe, stando a quanto scritto dall'agente speciale dell'Fbi, George Piro, che condusse gli interrogatori, come Saddam fosse stato maggiormente preoccupato che l'Iran potesse scoprire la vulnerabilità del suo regime che delle ripercussioni che la presenza di armi di distruzione di massa, poi rivelatasi infondata, avrebbero avuto sulla comunità internazionale.
Saddam era convinto che l'Iran volesse distruggere il sud del paese a maggioranaza sciita: "Hussein considerava deboli gli altri paesi del Medio Oriente -si legge nei documenti redatti da Piro- e riteneva che non fossero in grado di difendersi nel caso di un attacco iraniano".
George Piro, nei rapporti sui colloqui avuti con l'ex rais, scrive inoltre che Saddam sospettava che "gli ispettori Onu avrebbero direttamente indicato agli iraniani dove infliggere i danni maggiori all'Iraq" e come nel corso degli interrogatori Saddam avesse sempre negato qualsiasi legame con Osama bin Laden, che definiva "un fanatico" e con Al Queda, mentre si sarebbe riferito alla Corea del Nord come a un possibile alleato.
Tra le ammissioni che trapelano dalle carte inoltre quella di aver dato personalmente l'ordine di lanciare missili Scud contro obiettivi israeliani durante la prima guerra del Golfo nel 1991, perché riteneva Israele e la sua influenza sugli Usa responsabili di "tutti i problemi degli arabi".
L'ex dittatore, catturato nel dicembre del 2003, è stato giustiziato a dicembre 2006 dopo che una corte irachena lo aveva condannato per crimini contro l'umanità per l'uccisione di 148 uomini e ragazzi sciiti nel 1982 a seguito di un fallito attentato contro di lui.