Scritto per noi
da Giorgio Trucchi

Sono quasi le 18 e il sole sta scendendo velocemente.
Nella Ciudadela del Nemagòn, a ridosso della Asamblea Nacional, c'è molto fermento.
Cominciano ad accendersi i primi fuochi per cucinare e altri per bruciare erbacce
e spazzatura. C'è ordine e una discreta pulizia tra le numerosissime capanne costruite
con cartoni, tende e plastica nera.
Nel giro di due giorni è sorto un vero e proprio accampamento pieno di dignità,
nonostante l'evidente povertà che minaccia le migliaia di persone presenti.
Sono i bananeros infestati dal Nemagón, un pericoloso pesticida bandito negli
Usa già dagli anni Settanta, ma spruzzato sulle banane delle coltivazioni nicaraguesi
in mano alle multinazionali. Chiedono il riconoscimento dei loro diritti, il risarcimento
dei danni subiti, il rispetto per le loro condizioni di ammalati. Per questo hanno
camminato per 140 chilometri, raggiungendo Managua. Si sono sistemati davanti
al parlamento e hanno intenzione di rimanerci fino a che non avranno ottenuto
quanto spetta loro. E’ già la quarta volta che lo fanno. Senza ottenere nulla.
E intanto continuano a morire.
Arriviamo per parlare con la gente, per sapere come vanno le cose, come si stanno
organizzando e quali siano le loro principali difficoltà. Immediatamente si crea
un numeroso capannello di volti stanchi, gente che si pone in ascolto dei compagni
che si decidono a parlare.
Gli aiuti. C'è tanta voglia di comunicare, di far sapere al mondo quello che sta succedendo.
Poco distante, due ragazzi del Colegio Hispano-Americano stanno filmando e parlando
con altre persone. Vogliono organizzare una mostra e una proiezione all'interno
della propria scuola per raccogliere fondi e comprare alimenti per i bananeros.
E' un primo importante segnale che la solidarietà del popolo nicaraguese si sta
attivando.
Sono arrivati anche alcuni gruppi di religiosi, tra cui padre Antonio Castro,
storico sacerdote da sempre legato alla rivoluzione e alle comunità di base. C’è
anche l'organizzazione Popol Na diretta dalla ex comandante guerrigliera Monica
Baltodano, mentre il Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) in collaborazione
con la Procura dei Diritti Umani, gli studenti universitari e altri organismi
della società civile, inizieranno un piano di azione per far pressione su governo
e parlamento affinché accolgano le richieste dei bananeros.
L'Associazione Italia-Nicaragua, oltre alle attività che si svolgeranno in Italia,
ha stanziato una somma per l'acquisto di plastica nera indispensabile per la costruzione
dei tetti e delle pareti delle capanne e a breve inizierà l'acquisto dei medicinali
più urgenti che cominciano già a scarseggiare.
Le testimonianze. Le condizioni non sono comunque facili in questa torrida estate. Cristòbal Garcìa,
un anziano bananero, comincia senza indugi: “Ci stiamo lentamente sistemando,
anche se le condizioni sono quelle che sono. Molta gente comincia a soffrire di
dolori e soprattutto di problemi di stomaco. Il Ministero della Sanità (MINSA)
ha messo a disposizione un medico che viene tutti i giorni dalle 8 alle 12, ma
alla fine non ha mai medicine da darci, per cui si ripete la storia di sempre.
Ti danno una ricetta ma nessuno ha soldi per comprare il farmaco. Prima della
partenza abbiamo detto alla gente di portarsi delle medicine, ma stanno finendo
e quindi cerchiamo di condividerle con chi non ne ha più. Inoltre ci aiutiamo
con la medicina naturale. Qui è pieno di eucalipti e quindi facciamo tisane, impacchi
e infusi da aspirare con le foglie per chi ha tosse e catarro. Abbiamo acqua potabile
e quattro bagni, ma per quasi 5 mila persone sono davvero pochi. Per fortuna è
arrivata la plastica nera e come potete vedere la maggior parte riesce già a ripararsi.
Ancora il 30 per cento della gente è senza, però.
Per quanto riguarda gli alimenti, ci sono vari gruppi che cominciano ad aiutarci
e quindi il cibo per ora non ci manca. E' una situazione difficile, ma da qui
non ci muoviamo".
Hilario Calero e Denis Zapata non nascondono il loro scontento. "L'impressione
che abbiamo è che il governo e i deputati stiano cercando di evitarci. Ieri è
venuto il Ministro Augusto Navarro e abbiamo fatto un'assemblea. Il discorso è
sempre lo stesso: che non ci sono i soldi, che lui non c'entra e ha anche detto
che se le cose peggiorano abbandonerà l'incarico. Eppure proprio di oggi è la
notizia che i deputati si aumenteranno lo stipendio. Per loro, quindi, i soldi
ci sono, ma per i poveri, per i contadini, per il proletariato, non c'é mai niente.
Oggi dovevamo anche consegnare il progetto di legge per la pensione vitalizia,
ma la segreteria della Asamblea Nacional non ci ha ricevuti. Ci stanno evitando
e sta succedendo qualcosa di strano".
La forza della disperazione. Le voci si sovrappongono. Ognuno vuole dire la sua e il gruppo s'ingrossa.
Luis Manuel Martìnez, leader degli ex lavoratori della caña de azucar, parla
con sicurezza.
"Non so cosa ci sia sotto, ma stanno preparando qualcosa. Noi siamo decisi ad
andare fino in fondo e staremo qui indipendentemente dal tempo che ci vorrà. Siamo
varie organizzazioni.
I bananeros ammalati, i lavoratori della canna da zucchero, il Movimiento Pro
Vivienda e le organizzazioni a cui spetterebbero gli utili del 25 per cento di
alcune imprese del banano e della canna da zucchero. Ci siamo uniti perché è l'unico
modo per far sentire la nostra. A causa dei pesticidi usati nello zuccherificio
Ingenio San Antonio sono morte quasi mille persone per insufficienza renale cronica.
I bananeros morti sono già 842. In totale sono quasi duemila persone e questo
non lo possiamo accettare. Siamo una grande forza e il governo lo sa. Non lo faremo
dormire tranquillo".
Nonostante tutto. Ormai è buio e in tutto l'accampamento risplendono i fuochi su cui stanno cucinando.
Siamo al quarto giorno di permanenza, a 14 giorni dalla partenza da Chinandega
e il morale è alto come non mai, nonostante tutto.