01/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Scritto per noi da
Gabriele Battaglia

 

Esce all'improvviso da dietro un albero, carica il lancio con un movimento rabbioso ma il sasso cade in acqua piuttosto lontano dalla barca. "Biè paizhao!", non fotografare, mi urla il barcaiolo, mentre sto cercando di scattare la seconda.
E' questo il momento più teso di un week-end con vista sul Paese dei reietti.
I soldati nordcoreani sono sbucati dal terrapieno a quindici metri da noi, nel punto più vicino alla rete che divide il loro Paese dalla Cina. Il barcaiolo cinese mi ordina di fotografare solo "Zhongguo", alla nostra destra, la Corea del Nord è meglio lasciarla perdere.

Questo luogo, il Monte della Tigre (Hushan), è il palcoscenico in cui si recita una grande pantomima. Ufficialmente, l'attrazione consiste nella parte più orientale della Grande Muraglia, costruita da un imperatore Ming nel quindicesimo secolo e orgoglio della nazione. A scopi difensivi è stata inutile come tutti gli altri spezzoni sparsi per la Cina e le "grandi muraglie" in giro per il mondo, dalla Maginot al Vallo di Adriano.
Di fatto, la gente viene invece qui per buttare un occhio "dall'altra parte", in Corea del Nord, pochi metri più in là.

Così l'antica casamatta più in alto sul colle è un perfetto belvedere sul regno di Kim Jong-il, sui campi coltivati oltre la recinzione. E se scendi lungo il fiume Yalu, che in quel punto è un fiumiciattolo, la Corea è lì, a dieci metri. Formalmente sei qui per la Muraglia, ma i cinesi ti forniscono binocoli (3 yuan), barche (30) e un sentiero - una specie di strada ferrata tra le rocce - che conduce a una pagoda, dove proteggersi da sole o pioggia mentre si zoomma da posizione sopraelevata su contadini, soldati e contadini-soldato venti metri più in là.
E se arriva qualche sassata è colpa tua, loro te l'avevano detto di concentrarti sulla meraviglia made in China che si vede anche dallo spazio.

Siamo venticinque chilometri a nordest di Dandong, la città cinese che segna il confine, nei giorni in cui il regime di Pyongyang ripropone la sua sfida al mondo: un test nucleare e il lancio di alcuni missili balistici, con le minacce di rito alla Corea del Sud. Il "caro leader", indebolito da un ictus, ha anche scelto il proprio erede, il terzogenito Kim Jong-un.
Gli analisti vedono nella nuova escalation ragioni di politica sia interna - rassicurare gli ambienti militari circa la loro centralità anche a successione avvenuta - sia estera: chiarire una volta per tutte che nella partita a scacchi con Stati Uniti e Cina, il "regno eremita" non sarà vassallo di nessuno. Il regime, dopotutto, non cerca altro che la propria riproduzione.

Vista da qui, la Corea del Nord è soprattutto turismo per nostalgici della Guerra Fredda. Se per la prima volta le autorità cinesi votano una risoluzione Onu contro Pyongyang, se la gente di Pechino dà esplicitamente dei folli agli ex compagni del Paese fratello, a Dandong la musica cambia e l'inquietante vicino al di là del fiume Yalu è soprattutto business e divertimento.

La Zhong Guo Guo Ji Luxing She (China International Travel Service, la principale agenzia viaggi cinese) organizza comitive di turisti per andare dall'altra parte. Il gentilissimo Zhang Chun Jiang - "chiamami Jacky" - mi dice che il viaggio standard prevede tre notti, per il visto bisogna darsi da fare una settimana prima.
Quanto costa?
"Ti consiglio di rivolgerti a questa agenzia di Pechino, c'è una mia amica, qui a Dandong organizziamo solo comitive di cinesi".
Ma se volessi unirmi a una di queste comitive?
"Temo non sia possibile, ma dalla mia amica di Pechino organizzano per gli occidentali", e mi allunga il biglietto da visita dell'amica.
D'accordo, ma quanto costa?
"Vai dalla mia amica di Pechino".
Ho capito, Jacky, puoi dirmi cosa mi lasciano fotografare?
"Ti consiglio di non fare foto dal treno, si arrabbiano".

 

continua...

Parole chiave: cina, corea del nord, kim
Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Cina