08/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Chiapas il conflitto in corso evidenzia la collusione fra i paramilitari e l'esercito regolare
Un muro di una casa a La RealidadAmnesty International, sezione messicana, fa sapere che il governo di città del Messico si guarda bene dal fare il proprio dovere non punendo chi viola i diritti umani, nella zona del Chiapas.
Contadini chiapanechi, zapatisti, sostenitori del sub comandante Marcos, sono sempre più oggetto di violenze, minacce, abusi. Molto spesso l’uso smodato della forza provoca disagi e crea attriti nella popolazione di questa zona del Messico famosa in tutto il mondo per la sua foltissima vegetazione e per la rivoluzione zapatista (il celebre levantamiento iniziato nel 1994).
 
Secondo quanto riportato da una nota urgente dell’associazione che tutela i diritti umani nel mondo, i responsabili di questo genere di abusi non vengono assolutamente perseguiti, creando di fatto un “clima di paura e di impunità”.
Amnesty ha rivelato che nelle relazioni ricevute negli ultimi mesi dai  suoi collaboratori, si parla di torture e maltrattamenti che le forze di polizia governativa adottano nei confronti dei detenuti in Chiapas. Nelle relazioni si fa soprattutto riferimento alla cinquantina di persone detenute a Tila, località divenuta famosa per la recente azione di sgombero che ha riguardato moltissimi indigeni.
 
I fatti. Durante un’operazione della polizia iniziata martedí 15 febbraio 2005 all’alba La Realidada Tila, capoluogo del municipio che porta lo stesso nome, situato nella zona nord dello stato del Chiapas, e che é proseguita nel paese di Petalcingo, sono state malmenate e poste in stato di fermo in modo totalmente arbitrario almeno cinquanta persone. Uomini, donne, giovani e anziani hanno subito una grande umiliazione.
La situazione che si è verificata è molto grave perché questo atto ha dato inizio allo sfollamento dalle loro abitazioni di donne e bambini. Per il momento non è ancora possibile stabilire delle cifre esatte. Secondo i testimoni, la pubblica sicurezza dello Stato del Chiapas si fa accompagnare da civili armati che segnalano loro le case delle persone da arrestare, da umiliare, da picchiare. Troppo spesso la polizia non fornisce nemmeno gli elenchi delle donne e degli uomini che sono posti in stato di fermo.
 
Il conflitto. Quello in corso nel Chiapas è universalmente considerato un conflitto nascosto, ma non troppo. Secondo Amnesty nella regione del Chiapas le ostilità  “continuano ad aumentare mentre i partiti politici servono da veicolo affinché gruppi potenti delle comunità mantengano il potere ed esercitino il loro controllo sulla popolazione”. Sempre secondo il resoconto, molte responsabilità sono da attribuire alle autorità che alimentano le violenze e non risolvono i problemi della popolazione Una donna del Chiapas.
 
I paramilitari di Paz y Justicia. Un gruppo su tutti ha commesso delitti con l'appoggio dell'esercito regolare nel corso degli anni ’90, i paramilitari di Paz y Justicia,  e ha tenuto un comportamento molto offensivo nei confronti dei simpatizzanti dell’Ezln, l’esercito zapatista di liberazione nazionale. La relazione del Centro per Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, dimostra la piena responsabilità dell'Esercito messicano nella creazione di gruppi paramilitari armati nella regione del Chiapas, e sottolinea, fra le altre cose, la ferocia di questo sporco conflitto di interesse, che vive nello spazio circoscritto di una guerra di liberazione, e che utilizza una strategia prolungata di usura contro un "nemico interno", identificato nell’Ezln, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Gli stessi dirigenti del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas alcuni giorni fa hanno espresso la loro soddisfazione per l’arresto del paramilitare Samuel Sánchez, uno dei dirigenti di spicco di Paz y Justicia, accusato di essere il responsabile di molti delitti.
 

Alessandro Grandi

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