In Chiapas il conflitto in corso evidenzia la collusione fra i paramilitari e l'esercito regolare
Amnesty International, sezione messicana, fa sapere che il governo di città del Messico si guarda bene
dal fare il proprio dovere non punendo chi viola i diritti umani, nella zona del
Chiapas.
Contadini chiapanechi, zapatisti, sostenitori del sub comandante Marcos, sono
sempre più oggetto di violenze, minacce, abusi. Molto spesso l’uso
smodato della forza provoca disagi e crea attriti nella popolazione di
questa zona del Messico famosa in tutto il mondo per la sua foltissima
vegetazione e per la rivoluzione zapatista (il celebre levantamiento iniziato nel 1994).
Secondo quanto riportato da una nota urgente
dell’associazione che tutela i diritti umani nel mondo, i responsabili
di questo genere di abusi non vengono assolutamente perseguiti, creando
di fatto un “clima di paura e di impunità”.
Amnesty ha rivelato che nelle relazioni
ricevute negli ultimi mesi dai suoi collaboratori, si parla di
torture e maltrattamenti che le forze di polizia governativa adottano
nei confronti dei detenuti in Chiapas. Nelle relazioni si fa
soprattutto riferimento alla cinquantina di persone detenute a Tila,
località divenuta famosa per la recente azione di sgombero che ha
riguardato moltissimi indigeni.
I fatti. Durante un’operazione della polizia iniziata martedí 15 febbraio 2005 all’alba
a Tila,
capoluogo del municipio che porta lo stesso nome, situato nella zona
nord dello stato del Chiapas, e che é proseguita nel paese di
Petalcingo, sono state malmenate e poste in stato di fermo in modo
totalmente arbitrario almeno cinquanta persone. Uomini, donne, giovani
e anziani hanno subito una grande umiliazione.
La situazione che si è verificata è molto grave perché questo atto ha dato inizio
allo sfollamento dalle loro abitazioni di donne e bambini. Per il momento non
è ancora possibile stabilire delle cifre esatte. Secondo i testimoni, la pubblica
sicurezza dello Stato del Chiapas si fa accompagnare da civili armati che segnalano loro le case
delle persone da arrestare, da umiliare, da picchiare. Troppo spesso la polizia
non fornisce nemmeno gli elenchi delle donne e degli uomini che sono posti in
stato di fermo.
Il conflitto. Quello in corso nel Chiapas è universalmente considerato un conflitto nascosto,
ma non troppo. Secondo Amnesty nella regione del Chiapas le ostilità “continuano ad aumentare mentre i partiti politici servono da veicolo
affinché gruppi potenti delle comunità mantengano il potere ed esercitino il loro
controllo sulla popolazione”. Sempre secondo il resoconto, molte responsabilità
sono da attribuire alle autorità che alimentano le violenze e non risolvono i
problemi della popolazione
.
I paramilitari di Paz y Justicia. Un gruppo su tutti ha commesso delitti con l'appoggio dell'esercito regolare
nel corso degli anni ’90, i paramilitari di Paz y Justicia, e ha tenuto un comportamento molto offensivo nei confronti dei simpatizzanti
dell’Ezln, l’esercito zapatista di liberazione nazionale. La relazione del Centro per Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, dimostra la piena responsabilità dell'Esercito messicano nella creazione di
gruppi paramilitari armati nella regione del Chiapas, e sottolinea, fra le altre cose, la ferocia di questo sporco conflitto di
interesse, che vive nello spazio circoscritto di una guerra di liberazione, e
che utilizza una strategia prolungata di usura contro un "nemico interno", identificato
nell’Ezln, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Gli stessi dirigenti del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas
alcuni giorni fa hanno espresso la loro soddisfazione per l’arresto del paramilitare
Samuel Sánchez, uno dei dirigenti di spicco di Paz y Justicia, accusato di essere il responsabile di molti delitti.