01/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le popolazioni locali private del diritto di vivere in un ambiente sano e di accedere ad acqua e cibo non contaminato

"Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger" è il nuovo rapporto di Amenesty International in cui si denuncia la situazione nigeriana come uno dei peggiori casi di "ciclo perverso delle risorse". L'industria estrattiva ha portato solo impoverimento, guerra e violazione dei diritti umani - vi si legge - mentre il governo centrale non ha saputo o non ha voluto difendere la popolazione locale dallo strapotere delle compagnie internazionali.

L'industria petrolifera del Delta del Niger ha prodotto 600 miliardi di dollari dagli anni '60 a oggi, ma i proventi non hanno generato servizi e sviluppo per gli oltre 30 milioni di abitanti, costretti a bere acqua inquinata e a nutrirsi di pesce contaminato da idrocarburi e altre tossine. "Più del 60 percento della popolazione vive di pesca e d'agricoltura e l'inquinamento sta distruggendo l'ecosistema dal quale dipendono" ha denunciato Audrey Gaughran, coautore del rapporto. Una situazione ambientale così grave e compromessa da mettere seriamente in pericolo anche la sussistenza futura.
Perdite di petrolio, risultato di infrastrutture vecchie e corrose, discariche illegali e la pratica del "gas flaring", che permette di bruciare il gas a cielo aperto, sono endemiche nel Delta del Niger, che viene considerato uno degli ecosistemi più importanti al mondo. La maggior parte dei casi riportati da Amnesty riguarda la Shell Petroleum Development Company.
Il reale grado di inquinamento non è mai stato calcolato. I dati variano considerevolmente a seconda di chi li rileva e le leggi dello Stato, che impongono alle compagnie di seguire standard ambientali internazionali, non vengono fatte rispettare. Spesso a causa di connivenze e conflitti di interessi.
"Il Delta del Niger offre un esempio lampante della mancanza di responsabilità da parte del governo verso la propria popolazione e della quasi totale mancanza di responsabilità delle aziende petrolifere riguardo all'impatto delle loro attività sul rispetto dei diritti umani" ha proseguito Gaughran alla presentazione del rapporto, che si è tenuta ieri ad Abuja.
Il programma di sviluppo delle Nazioni Unite dipinge una regione male amministrata, con un sistema di infrastrutture sociali in dissoluzione, un altissimo tasso di disoccupazione e una povertà endemica che ha generato uno stato di guerriglia continua. Da un alto i gruppi armati che lottano per il controllo delle riserve petrolifere e per una distribuzione più equa dei proventi, dall'altra l'esercito governativo che viene accusato di ricorrere a punizioni collettive e ad un uso sproporzionato della forza contro le comunità locali.
Amnesty International ha bocciato anche la proposta di amnistia fatta ai guerriglieri del Mend, perchè non affronta le cause profonde del conflitto e della povertà. "Il governo nigeriano vuole disperatamente mettere fine al conflitto nel Delta del Niger - ha concluso Gaughran - ma la povertà e il conflitto che continuano a sfregiare la zona non verranno risolti fino a quando non saranno affrontate le cause che ne stanno alla radice, compresi decenni di danni ambientali, e non verrà messo fine allo stato di impunità goduto da chi commette abusi ambientali e violazioni dei diritti umani. E fino a quando il governo nigeriano non avrà raccolto sufficiente volontà politica e mezzi per affrontare le attività delle compagnie petrolifere che violano i diritti umani".

 

Categoria: Diritti, Guerra, Ambiente, Economia
Luogo: africa