02/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giudice ecuadoriano emana un ordine di cattura per l'ex vice presidente colombiano Santos

Mentre le autorità colombiane non risparmiano risorse per commemorare il primo anno dall'Operazione Scacco, che il 2 luglio 2008 ha riportato in libertà 15 sequestrati dalle Farc, tra cui la franco-colombiana Ingrid Betancourt, le autorità di Quito non abbassano la guardia contro Bogotà per l'Operazione Fenix del 3 marzo 2008, quando l'esercito bombardò un accampamento guerrigliero in territorio ecuadoriano. In quell'occasione morirono il numero due del gruppo rivoluzionario, Raul Reyes, e 24 persone.

Si tratta di uno scontro politico che dura, dunque, da oltre un anno e che vede come ultima battaglia quella intrapresa dal giudice penale della provincia ecuadoriana di Sucumbìos, Daniel Mendez, il quale ha emesso un ordine di cattura contro l'allora ministro della Difesa, Manuel Santos, considerato il responsabile di quell'operativo militare che ha compromesso gravemente le relazioni diplomatiche tra i due paesi confinanti. Santos, dimessosi dalla carica per potersi riservare la possibilità di correre per le presidenziali del prossimo anno in nome di Alavro Uribe, continua però a dormire sonni tranquilli, protetto da tutti i settori politici colombiani, che precisano come una diatriba diplomatica non possa trascendere nel penale.
Sia gli specialisti che i commentatori politici considerano il provvedimento giudiziario ecuadoriano una provocazione e niente più. Ma le relazioni tra i due Stati restano gravi.

"Si tratta di una misura politica sulla falsa riga aggressiva che è solito usare con la Colombia il presidente Correa", commenta l'ex ministro degli Esteri Rodrigo Pardo. E il fatto stesso che questa misura arrivi proprio nel momento delle celebrazioni dell'anniversario dell'Operazione Scacco, fiore all'occhiello del governo Uribe, ratifica che si tratta di una decisione solo politica. "Esistono accordi diplomatici per affrontare questo tipo di situazione e l'Ecuador semplicemente li ignora". Medesima presa di posizione quella di Maria Emma Mejia, altro ex ministro degli Esteri, che ha definito la decisione del giudice di Sucumbios "assurda". "Non mi immagino un giudice di Bogotà rinviare a giudizio un ministro della Difesa ecuadoriano. Il nostro paese confinante deve muoversi per vie internazionali, come ha fatto del resto", ha precisato l'ex funzionaria, convinta che dato che Quito ha presentato il caso alla Commissione interamericana dei diritti umani, sarà lì che la Colombia verrà obbligata giuridicamente a rispondere.

Il quotidiano colombiano El Espectador ha sentito anche il parere di un terzo ex ministro degli Esteri, Augusto Ramirez Ocampo, che ha ricordato come l'Ecuador abbia già inoltrato due denuncie internazionali, una per far cessare le fumigazioni (gli aerei del governo colombiano gettano puntualmente il velenoso glifosato anche in territorio ecuadoriano) e l'altra per ottenere un indennizzo. Ramirez Ocampo non esclude che la decisione del giudice di ordinare la cattura di Santos non sia stata presa dal governo Correa. "Ma - precisa usando il medesimo tono stizzoso degli altri politici colombiani intervenuti sul caso - né Santos è un suddito ecuadoriano, né questo tipo di situazione si può risolvere in scenari diversi dall'Oea o dal Gruppo di Rio". Quindi, ha escluso categoricamente che Santos possa essere arrestato dall'Interpol, dato che si tratta di un procedimento amministrativo che dipende dallo Stato: "Uribe non permetterà che venga tolto nemmeno un capello a Santos".

E anche dall'opposizione si ergono voci critiche verso il giudice ecuadoriano, "Misura ridicola", l'ha definita il presidente del Polo Democratico, Jaime Dussán Calderón: "Sono gli organismi internazionali a essere competenti in questi casi".
Eppure, il direttore del dipartimento di Procedura penale dell'Università Javeriana, Julio Andrés Sampedro, ascoltato sempre dal qutodiano colombiano, precisa che al di là delle considerazioni politiche, quanto ha fatto il giudice ecuadoriano rientra nelle sue facoltà. "Un giudice può ordinare la cattura di qualcuno. È solo che è valida per il territorio ecuadoriano", ha sottolineato.
Intanto, da Washington, il presdiente Uribe difende la decisione di Santos di bombardare l'Ecuador, visto che il successo dell'Operazione Scacco lo si deve all'uccisione di Raul Reyes del 3 marzo in territorio ecuadoriano. Il fine giustifica i mezzi. È l'ennesima esplicita lezione dell'uribismo doc.

 

Stella Spinelli

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