01/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Manifestanti brutalmente feriti. Più di venti arrestati e una donna scomparsa

"Nella mattinata di oggi, (ieri ndr.) esponenti dei sindacati della Cosibah e la Coordinatrice della resistenza popolare hanno cercato di occupare il ponte che da El Progreso, città del presidente golpista Roberto Micheletti, porta a San Pedro Sula, denominato 'ironicamente' La Democrazia. La marcia procedeva pacificamente quando è stata intercettata dalla polizia e dall'esercito che hanno iniziato una brutale repressione, lasciando a terra vari feriti, più di venti arrestati e una ragazza desaparecida". È questa l'apertura del sito Hablahonduras.com, che a sprazzi torna leggibile per voi venire abbuiato dalla censura del governo di fatto. E' da ieri, infatti, che il blog, da domenica diventato scomodo per le sue posizioni democratiche e di denuncia, viene continuamente oscurato da parte dei golpisti che hanno destituito Zelaya e instaurato Micheletti.

Non solo. Dal sito emerge anche che la moglie dell'attuale candidato a presidente della Ud e deputato di questo partito Cesar Ham è costretta nella clandestinità per evitare di venire arrestata. E intanto resta il mistero intorno alla sorte di Ham, che molte fonti davano per morto ammazzato dall'esercito golpista, mentre veniva arrestato, notizia che sembra essere stata smentita. Niente è certo, comunque.
Comunque sia, la feroce repressione messa in atto di qualsiasi manifestazione e di qualsiasi tentativo di far trapelare al mondo la verità resta e fa parte del tentativo di Micheletti di far vedere alla comunità internazionale che l'Honduras è in pace. Tentativo ormai fallito viste le prese di posizione di Onu, Oea, Ue e Alba.

E inoltre gli honduregni non si arrendono. Le organizzazioni popolari hanno indetto ieri tre giorni di resistenza contro il governo golpista. Una maniera per arrivare a giovedì, giorno nel quale il presidente legittimo ha giurato di rientrare nel paese, scortato dal presidente ecuadoriano, Rafael Correa, da quello dell'Argentina, Cristina Fernandez, e dal segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani, José Miguel Insulza. E se Zelaya verrà aggredito dalle forze armate del governo golpista, visto l'ordine di cattura emesso nei suoi confronti dalla Giustizia complice del colpo di stato, Chavez invoca un possibile intervento militare Onu.
Intanto prosegue lo sciopero nazionale a oltranza e i paesi limitrofi chiudono le frontiere commerciali con l'Honduras.

Stella Spinelli

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