08/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo le stime di Oms e Unicef è crollata la mortalità per la malattia
Vaccinazione di un bambino in Etiopia. Copyright - Who/P.VirotDimezzare le morti causate dal morbillo: l’obiettivo, da raggiungere entro quest’anno, è vicino e la strada sembra essere quella giusta. Arriva un messaggio di speranza dai dati e dalle stime presentate dalla World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS) e dall’United  Nations Children’s Fund (Unicef): la mortalità complessiva causata dal morbillo sarebbe crollata del 39 per cento, passando da 873 mila vittime dell’infezione nel 1999 a 530.000 nel 2003.

Morti evitabili. Il morbillo è una malattia infettiva di origine virale che fino a dieci anni fa infettava ogni anno 30 milioni di bambini ed era responsabile di milioni di morti durante l’infanzia. Non solo, era anche una possibile causa di danni permanenti ,per esempio alla vista e al cervello. Fa parte delle malattie esantematiche (quelle con manifestazioni cutanee, macchie transitorie sulla pelle) tipiche dell’età infantile ed è possibile una prevenzione con un vaccino. Miete ancora molte vittime, soprattutto, ma non solo, nei Paesi più poveri.

I rischi della povertà. Oms e Unicef hanno identificato i 45 Paesi, nei quali è particolarmente necessario e si è concentrato lo sforzo maggiore per ridurre la mortalità causata dal virus del morbillo. “I paesi sviluppati possiedono sistemi sanitari e infrastrutture più forti. I bambini hanno migliori opportunità per quanto riguarda attrezzature sanitarie, cure adeguate, acqua pulita e cibo. I 45 Paesi considerati priorità per Oms/Unicef hanno sistemi sanitari deboli con una copertura vaccinale (numero di persone vaccinate nei confronti di una malattia rispetto alla popolazione, ndr) cronicamente bassa. Questi Paesi sono anche fra i più poveri del mondo. Inoltre, la maggior parte di queste zone è anche in guerra o ne sta uscendo” spiega a PeaceReporter Hayatee Hasan, dell’Oms.
L’Africa, che racchiude il maggior numero dei 45 Paesi dove Oms e Unicef stanno impegnadosi a fondo, è anche la zona geografica dove èstata stimata la riduzione maggiore del numero di morti per morbillo, praticamente dimezzati (mortalità ridotta del 46 per cento). “Un progresso di quest’ordine di grandezza è degno di nota “ afferma il direttore generale dell’Oms, Lee Jong-wook. “Sono certo che con un aumento dell’impegno da parte dei governi e ulteriore supporto dalla comunità internazionale, può essere fatto anche di più”.

Bambino etiope. Copyright - Who/P. Virot Non solo morbillo.
La strategia seguita da Oms e Unicef si è posta l’obiettivo di proteggere con il vaccino il 90 per cento della popolazione in tutti i distretti delle zone seguite, dando poi ai bambini fra i 9 mesi e i 14 anni di età una “seconda opportunità” di ricevere il preparato contro il morbillo. Per far questo, la normale organizzazione di programmi vaccinali è stata affiancata, ogni 3-4 anni, da attività di immunizzazione supplementare (SIAs, supplementary immunization activities) , che si sono dimostrate particolarmente efficaci, tanto da raggiungere e vaccinare in cinque anni (fra il 1999 e il 2003) oltre 350 milioni di bambini in tutto il mondo.
Questo tipo di rinforzo delle attività vaccinali contro il morbillo ha permesso di portare avanti campagne anche nei confronti di altre malattie, come è successo in Togo, di cui Hayatee Hasan ci racconta i risultati ottenuti: “Nel dicembre 2004, è stata lanciata una campagna nazionale in Togo per mezzo della quale il 95 per cento dei bambini con meno di cinque anni ha ricevuto quattro interventi salva vita in una volta sola: vaccini contro il morbillo e la poliomielite, zanzariere trattate con insetticida per prevenire la malaria e farmaci contro i vermi intestinali”.



 

Valeria Confalonieri

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