
Juntos Podemos, e anche il Cile tenta la terza via. E’ stata la sorpresa delle
elezioni municipali cilene del 31 ottobre scorso: significa “Insieme Possiamo”,
ma Podemos è anche l’acronimo di Potere democratico sociale, e indica il fronte
elettorale dei partiti pacifisti, nonviolenti e di sinistra cileni.
Di cosa si tratta. E’ un movimento nato dall’entusiasmo dei partecipanti alla campagna "Il Cile
dice no alla guerra" promossa dal Partito Umanista cileno, insieme al Partito
Comunista, alla Sinistra Cristiana, al Movimento della sinistra rivoluzionaria
(Mir) e a molte altre forze politiche e sociali, organizzazioni sindacali, ecologiste,
professionali e per la difesa dei diritti umani.
I fatti. Il "Podemos" ha preso alle municipali oltre mezzo milione di voti, pari al
9.14 per cento, eleggendo così 90 consiglieri comunali e 4 sindaci. Alle municipali
precedenti l'insieme delle forze che compongono l'alleanza aveva preso il 5.1
per cento ed eletto solo 27 consiglieri.
I simboli. L'alleanza elettorale ha come simbolo una girandola multicolore. Nell'idea dei
promotori, come la girandola
raccoglie la forza del vento per girare, così la lista tenta di raccogliere la
forza della
base sociale organizzata per far sì che la volontà di cambiamento si possa far
sentire nel voto. Il messaggio è semplice: “il sistema non è un mostro onnipotente
– spiegano - lo si può cambiare con l'unione della base e la convergenza delle
diversità, in un clima di speranza e allegria”.
I quattro punti cardine. Al di là dei risultati, che hanno superato le stesse aspettative dei protagonisti,
il Podemos è più di un patto elettorale: riunisce in un movimento politico-sociale
nazionale tutti i settori di sinistra, alternativi e progressisti, che sono stati
disposti a sottoscrivere quattro punti fondamentali. Solo chi li ha sottoscritti
ha potuto partecipare.
Il primo è il rifiuto di ogni forma di dittatura,
compresa quella del proletariato, e il sostegno quindi alla democrazia reale e
al pluralismo politico.
Secondo è l'opposizione al neo-liberismo e a qualsiasi
altro modello che sia espressione del capitalismo, ma anche di una forma statale
centralizzata.
Quindi viene il superamento di ogni forma di violenza e l'adozione
della nonviolenza attiva come strumento di lotta sociale.
E infine il rispetto
e la valorizzazione della diversità personale, culturale e ideologica.
Un momento di aggregazione. Già prima delle elezioni, erano state create sedi del Podemos in ogni
angolo del paese, che sono diventate punto di ritrovo e riunione per molti, singoli
individui e organizzazioni di
base che avevano perso la speranza nella possibilità di una terza forza al di
fuori del sistema bipolare, che caratterizza la vita politica cilena. Secondo
le parole più volte ripetute da molti
di questi militanti "finalmente si è potuto ricominciare a sognare". La stampa,
che aveva praticamente ignorato il Podemos per tutta la campagna elettorale, in
seguito gli ha dedicato ampio spazio e ha dovuto riconoscerne la
vittoria.
E adesso… La nuova sfida che attende il Podemos è ora la
definizione di un candidato che rappresenti questo vasto ed eterogeneo
schieramento di forze politiche e sociali alle elezioni presidenziali
del dicembre 2005. Per adesso continuano a lavorare, giorno dopo
giorno, con campagne, iniziative, incontri che stanno continuando a
richiamare l'interesse di tanta gente. Persone semplici e da sempre
lontane dalla politica di palazzo. Gente che ha intravisto la
possibilità di poter dire la propria. Uno spiraglio di speranza dopo anni di stasi.