stampa
invia
Colpo di Stato in Honduras. Il presidente Manuel Zelaya è stato fermato dagli uomini dell'esercito e trasferito con la forza in Costa Rica. Oggi nel piccolo paese centro americano era giornata elettorale. Si sarebbe dovuto votare, infatti, il referendum sulla riforma costituzionale che avrebbe consentito al presidente di ricandidarsi per un nuovo mandato.
"Sono vittima di un complotto. Sono stato rapito" ha dichiarato Zelaya a Telesur. Il presidente dell'Honduras, inoltre, ha smentito subito le notizie diffuse da un'emittente statunitense secondo cui avrebbe firmato una lettera di dimissioni dalla carica istituzionale datata 25 giugno. "Non mi dimetto -ha detto Zelaya - non utilizzerò mai questo meccanismo".
Sarebbe della Corte Suprema la regia del golpe. I giudici hanno dichiarato di aver dato mandato all'esercito di arrestare il presidente perché avrebbe voluto far votare un referendum che avrebbe gli avrebbe consentito di essere rieletto. Anche i diplomatici cubani e del Nicaragua presenti in Honduras sarebbero stati arrestati. Chavez da Caracas ha chiesto subito la loro liberazione. C'è preoccupazione in Honduras e fuori dal paese. Dagli Usa il presidente, Barack Obama, si è detto "molto preoccupato" per la situazione. Anche Hugo Chavez, presidente del Venezuela ha definito il golpe cosa da "trogloditi". Dall'Unione Europea i ministri degli Esteri uniti a Corfù, Grecia, hanno chiesto "l'immediata liberazione di Zelaya" condannando con forza il fermo voluto dai giudici.
La moglie di Zelaya, stando alle notizie che giungono dalla zona sarebbe nascosta nella zona orientale del paese."Sono nascosta - avrebbe dichiarato la donna- perché c'è l'ordine di arrestare anche noi. Poco dopo, Siomara Castro, questo il nome della primera dama, ha chiesto ai soldati "di non essere complici dei militari che hanno architettato il golpe". Il paese è sotto assedio. L'esercito controlla ponti e reti elettriche.
Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton , ha detto che con l'arresto sono stati "violati palesemente i principali principi democratici".