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"La mia estradizione in Serbia avrebbe peggiorato le relazioni tra Bulgaria e Kosovo, e non vi è interesse ad un peggioramento delle relazioni internazionali". Con un'aria di sfida e un sottile tono di minaccia, l'ex comandante dell'Uck, le milizie albanesi durante la guerra del Kosovo nel 1999, ha commentato la notizia della sua assoluzione.
La magistratura bulgara doveva pronunciarsi entro domenica, ma ha affrettato i tempi, rispetto al fermo di Agim Ceku, ex premier kosovaro, avvenuto martedì scorso, al confine tra Bulgaria e Macedonia. Ceku, molto probabilmente, stava tornando in Kosovo, dal quale si era allontanato in passato, dopo che il Tribunale serbo per i crimini di guerra aveva emesso un mandato di cattura nei suoi confronti. L'ex leader della guerriglia indipendentista albanese è ritenuto, dai magistrati serbi, responsabile dell'uccisione di 669 cittadini serbi e di 18 persone di altre minoranze in Kosovo, oltre che della tortura di almeno 500 persone durante il conflitto del 1999. Il mandato è stato recepito dall'Interpol e la polizia bulgara, martedì scorso, lo ha arrestato alla frontiera.
Il governo serbo aveva chiesto subito l'estradizione e il giudice bulgaro aveva 24 ore per convalidare il fermo e poi sarebbe cominciato un periodo di quaranta giorni per decidere dell'estradizione. Invece il giudice l'ha rimesso in libertà. I suoi avvocati hanno presento come prova una lettera di invito dell'ex ministro bulgaro degli Affari Esteri e attuale presidente della commissione parlamentare per la politica estera, Salamon Pasija, nonchè un documento firmato dal Primo Ministro del Kosovo, Hashim Thaci, in cui Ceku viene definito un membro del team di diplomatici del Kosovo. Quindi, rispetto al mandato di cattura, i legali di Ceku hanno eccepito un vizio di forma rispetto all'immunità diplomatica della quale godeva Ceku.
La reazione di Belgrado non si è fatta attendere. ''E' una decisione politica, ancora una volta a scapito del diritto internazionale'', ha commentato il premier serbo Tadic. ''La decisione delle autorità bulgare non aiuta le relazioni tra Serbia e Bulgaria. Anche se non smetteremo di collaborare con Sofia rispetto alla lotta alla criminalità organizzata''.
Ceku è accusato anche di crimini di guerra commessi in Croazia, per le vittime civili delle operazioni da lui condotte quando era nell'armata federale della ex Jugoslavia, durante la guerra nei Balcani negli anni Novanta. La decisione era nell'aria. Il quotidiano serbo Danas già oggi aveva pubblicato un articolo che denunciava le pressioni di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti sul governo bulgaro per non estradare Ceku in Serbia. Lo stesso attuale premier kosovaro Thaci, del resto, è inseguito da un mandato di cattura serbo. Non è la prima volta che Ceku viene catturato e poi liberato su pressioni internazionali. Era accaduto a Bogotà pochi mesi fa, oltre che nel 2003 in Slovenia e nel 2004 ancora in Bulgaria.
Christian Elia