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segue dalla prima...
Questo, dunque, il tono della campagna elettorale...
L'Argentina è sempre complicata, e tutte queste manovre subdole lo dimostrano, eppure abbiamo assistito a una campagna elettorale totalmente vuota, priva di idee, senza nessuna proposta. Il governo e i suoi sostenitori usano questo slogan: "Per tutto quello che abbiamo fatto bene e per quello che manca di fare. La scelta è tra noi e il caos". Mentre l'opposizione dice semplicemente: "Affinché niente resti com'è". Questo è. Nessuno si è tolto dalla testa una sola idea.
E la gente che fa?
La gente va a votare senza nessun coinvolgimento, né partecipazione. E che succederà? Se il governo perderà la maggioranza parlamentare - cosa che ritengo improbabile - il paese diventerà assolutamente ingovernabile. E cadrà. Ma secondo me non succederà questo. Il governo ha una maggioranza molto ampia, quindi anche se perderà sostegno è molto difficile che si trasformi in minoranza parlamentare. Non penso, dunque, che queste elezioni faranno cambiare di molto le cose in concreto.
Ma la destra dimostra di essere forte...
La destra dà ogni giorno dimostrazione di forza, spaventando l'elettorato. Punta tutte le sue speranze su Cc e Pro, quest'ultimo partito di maggioranza nella città di Buenos Aires, secondo distretto elettorale del paese. I due partiti puntano sull'appoggio, appunto, delle corporazioni industriali e finanziarie e dei mass media. Nelle loro liste figurano rappresentanti di spicco dell'industria e dell'agricoltura, che si sono dedicati alla politica con l'obiettivo dichiarato di formare delle formazioni, attraverso le quali portare al Parlamento un'agenda che contempli i loro interessi settoriali. Se si confermano i risultati da loro sperati, questa sarebbe la prima opportunità nella storia istituzionale dell'Argentina per le associazioni industriali e i produttori agrari, di partecipare attivamente e direttamente all'elaborazione delle grandi politiche economiche. L'intento è far cambiare strada al governo in due aspetti specifici: la ristatalizzazione di industrie privatizzate nell'ultimo decennio del Novecento e, soprattutto, l'applicazione della politica di limitazione delle esportazioni agricole.
Ce la faranno?
Penso che, nonostante tutto, non ce la faranno a scalzare la maggioranza parlamentare. Una precisazione. Io sto parlando di governo e di destra, come se il governo fosse progressista, di sinistra. Ecco, corro subito ai ripari: questo governo non è assolutamente di sinistra, né progressista. Tutt'al più è centrista. Viene spontaneo usare questa forma "opposizione di destra e governo", ma precisiamo i concetti. Certo, il governo ha preso delle decisioni e fatto cose che una destra mai avrebbe fatto: prese di posizione in difesa dei diritti umani, misure da associare alla redistribuzione della ricchezza. Anche se non si tratta di una politica che ha sconvolto l'ordine costituito, è certo che sono misure che non appartengono alla destra. Ma di qui a parlare di governo progressista ce ne corre. Ha ripreso le redini della rete dell'acqua potabile, della compagnia aerea, della posta, quest'ultima privatizzata all'epoca di Menem e affidata proprio a Mauricio Macri, attuale sindaco di Buenos Aires, nonché capo dell'opposizione - e che mai pagò la quota dovuta allo Stato - ma niente più. Tutte cose impossibili per la destra, certo, ma lontane anni luce dalla sinistra.
E la sinistra argentina?
Non esiste. Esistono piccoli gruppi, ma niente di potente. A Buenos Aires si è riunita intorno al regista Fernando Solana che potrebbe strappare un buon risultato, ma non c'è ancora niente di davvero grande che possa puntare in alto. Riusciranno a ottenere tre o quattro deputati su 259. tutto qua.
Che si può dunque augurare all'Argentina?
Il meno peggio: che si mantenga l'attuale relazione di forza, ossia che il parlamento non ne esca stravolto nei suoi equilibri, in modo da controllare la destra. Presto sapremo se in Argentina si vivranno momenti difficili dopo normalissime e solitamente innocue elezioni di metà mandato.
PRIMA PARTE...
Stella Spinelli