07/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Bolivia ad un bivio: accettare le dimissioni di Carlos Mesa o andare avanti sulla sua strada
 
Il Presidente Carlos MesaAlla fine anche Carlos Mesa, il presidente che più di ogni altro stava lavorando ad un progetto nazionale a favore della popolazione più povera, ha rassegnato le dimissioni. “Ho deciso di presentare al Paese, alla coscienza del paese, alla coscienza di voi cittadine e cittadini di Bolivia, come è previsto dalla Costituzione, ho deciso di presentare al Congresso Nazionale la mia rinuncia alla carica di Presidente Costituzionale della Bolivia”.
Termina in questo modo il lunghissimo e triste discorso fatto domenica notte da Carlos Mesa, Presidente della Bolivia, esasperato, sempre secondo il suo pensiero, dalle manifestazioni e dalle proteste che stanno bloccando tutto il paese. Ma per i boliviani che lo rispettavano e che credevano in lui, la storia non finisce qui; appena terminato di parlare davanti alla televisione, migliaia di suoi sostenitori si sono riversati in massa in strada e, davanti ai palazzi del potere di La Paz, hanno chiesto a gran voce che Mesa rinunci alle dimissioni. “Resta con noi” recitavano in coro i manifestanti che adesso lanciano la palla decisiva al Parlamento Nazionale che deve pronunciarsi: accettare oppure no le dimissioni di Mesa?
Si riaccende così lo scontro sociale in Bolivia, la situazione era ingarbugliata da mesi, con i sindacati, contadini locali e cospiratori politici, ormai sul piede di guerra. Acqua, gas, autonomie regionali sono stati gli argomenti al centro delle manifestazioni che hanno portato il Paese sull’orlo del precipizio. Da tempo anche la città di Santa Cruz aveva voltato le spalle al presidente. Gli imprenditori, che in questa città sono la maggioranza, chiedevano una vera e propria secessione dal governo centrale di La Paz. Fra loro anche gli ex ministri esuli (dopo la guerra del gas del 2003 che ha visto l'abbandono dell'ex presidente Sanchez de Losada) negli Stati Uniti e qualche politico di rilevante importanza nel parlamento boliviano. E la tensione è salita alle stelle.
Il massimo dirigente sindacale del Movimento al Socialismo, Evo Morales
 
I fatti. La responsabilità dell’instabilità del paese e delle sue dimissioni, secondo Mesa è da attribuire al leader del partito d’opposizione, Evo Morales,  al quale Mesa si rivolge, per tutto il discorso pronunciato in Tv, con parole pesanti come macigni. “Morales con cui ho parlato molte volte e a cui ho spiegato nei dettagli qual è la realtà, riesce a bloccare il paese con estrema facilità, perché ciò è molto più comodo che governare" ha dichiarato Mesa, "venga lei a governare e vedrà con i suoi occhi che vuol dire amministrare lo Stato, capirà qual è la responsabilità di un uomo di Stato”.
Dunque finisce come era iniziata l’avventura di Mesa alla guida della Bolivia. Era subentrato a Gonzalo Sanchez de Losada praticamente per gli stessi motivi per i quali ha rassegnato le dimissioni: le proteste popolari. Ed Evo Morales con il Movimento gli ha dato il colpo di grazia.  
 
I precedenti. “Diversamente dal 2003” dice il responsabile dell’Osservatorio sulle Ande Selvas.org Martin Iglesias, “oggi si è aggiunto il problema dell’acqua. Gli aumenti mostruosi, la sensazione totale dell’instabilità del paese dovuta alla richiesta di autonomia della regione di Santa Cruz, la provincia boliviana più ricca, hanno fatto accadere tutto questo destabilizzando l’opinione pubblica.”
Ma la notizia delle dimissioni di Mesa e dei relativi avvenimenti sociali era nell’aria da tempo: “E’ più di un mese che attendiamo una notizia del genere. C’erano già stati dei preavvisi e dei veleni durante le proteste a Santa Cruz. Adesso ma soprattutto nelle prossime ore sarà una bella incognita quello che accadrà, anche perché l’esercito ieri  ha iniziato a muoversi andando a presidiare i pozzi di petrolio da eventuali occupazioni a carattere politico, più che altro dimostrativo.
Evo Morales ha cercato fino all’ultimo di difendere la posizione istituzionale di Mesa, ma questa volta è stato costretto dalla pressione sociale a scegliere, e essendo lui la seconda forza del paese aveva già indicato oggi come giornata definitiva della protesta, dell’occupazione delle strade.” commenta Iglesias.
L’influenza di Evo Morales non è certo paragonabile a quella dei piccoli sindacalisti, la sua organizzazione, il Mas, Movimento al Socialismo, è in grado di bloccare l’intero Carlos Mesa paese.
 
E Adesso?. Al momento tocca al Congresso nazionale accettare o rifiutare le dimissioni “Adesso potrebbe venire fuori un gran caos sociale. La cosa che teoricamente sarebbe più logica è che a prendere il potere sia  l’attuale presidente del Parlamento Nazionale Hormando Vaca Diez, Lui è uomo di fiducia degli Usa. Speriamo che la situazione non degeneri, anche perché se ci dovesse essere una presa di posizione dell’esercito si potrebbero preannunciare giorni tristi.”, racconta il responsabile dell’osservatorio sulle Ande, che continua: “Santa Cruz ha spinto per la confusione. Vogliono fare una specie di ‘balcanizzazione della Bolivia’, un disegno perverso che vede il tentativo di formare più stati dalla Bolivia: “Che ci sta a fare in Sud America un paese come la Bolivia, quando gli interessi economici che ci sono nel Paese stesso sono tutti delle grandi multinazionali straniere con sede in Cile, in Perù, in Paraguay, in Argentina? E' il commento più diffuso fra gli analisti.
 

Alessandro Grandi

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