La Bolivia ad un bivio: accettare le dimissioni di Carlos Mesa o andare avanti sulla sua strada
Alla fine anche Carlos Mesa, il presidente che più di ogni altro stava lavorando
ad un progetto nazionale a favore della popolazione più povera, ha rassegnato
le dimissioni. “Ho deciso di presentare al Paese, alla coscienza del paese, alla
coscienza di voi cittadine e cittadini di Bolivia, come è previsto dalla Costituzione,
ho deciso di presentare al Congresso Nazionale la mia rinuncia alla carica di
Presidente Costituzionale della Bolivia”.
Termina in questo modo il lunghissimo e triste discorso fatto domenica notte
da Carlos Mesa, Presidente della Bolivia, esasperato, sempre secondo il suo pensiero,
dalle manifestazioni e dalle proteste che stanno bloccando tutto il paese. Ma per
i boliviani che lo rispettavano e che credevano in lui, la storia non finisce
qui; appena terminato di parlare davanti alla televisione, migliaia di suoi sostenitori
si sono riversati in massa in strada e, davanti ai palazzi del potere di La Paz,
hanno chiesto a gran voce che Mesa rinunci alle dimissioni. “Resta con noi” recitavano
in coro i manifestanti che adesso lanciano la palla decisiva al Parlamento Nazionale
che deve pronunciarsi: accettare oppure no le dimissioni di Mesa?
Si riaccende così lo scontro sociale in Bolivia, la situazione era ingarbugliata
da mesi, con i sindacati, contadini locali e cospiratori politici, ormai sul piede
di guerra. Acqua, gas, autonomie regionali sono stati gli argomenti al centro delle manifestazioni
che hanno portato il Paese sull’orlo del precipizio. Da tempo anche la città di Santa Cruz aveva voltato le spalle al presidente. Gli imprenditori, che in questa città sono la maggioranza, chiedevano una vera e propria secessione dal governo centrale di La Paz. Fra
loro anche gli ex ministri esuli (dopo la guerra del gas del 2003 che ha visto
l'abbandono dell'ex presidente Sanchez de Losada) negli Stati Uniti e qualche
politico di rilevante importanza nel parlamento boliviano. E la tensione è salita
alle stelle.

I fatti. La responsabilità dell’instabilità del paese e delle sue dimissioni, secondo
Mesa è da attribuire al leader del partito d’opposizione, Evo Morales, al quale
Mesa si rivolge, per tutto il discorso pronunciato in Tv, con parole pesanti come
macigni. “Morales con cui ho parlato molte volte e a cui ho spiegato nei dettagli
qual è la realtà, riesce a bloccare il paese con estrema facilità, perché ciò
è molto più comodo che governare" ha dichiarato Mesa, "venga lei a governare e
vedrà con i suoi occhi che vuol dire amministrare lo Stato, capirà qual è la responsabilità
di un uomo di Stato”.
Dunque finisce come era iniziata l’avventura di Mesa alla guida della Bolivia.
Era subentrato a Gonzalo Sanchez de Losada praticamente per gli stessi motivi
per i quali ha rassegnato le dimissioni: le proteste popolari. Ed Evo Morales
con il Movimento gli ha dato il colpo di grazia.
I precedenti. “Diversamente dal 2003” dice il responsabile dell’Osservatorio sulle Ande Selvas.org Martin Iglesias, “oggi si è aggiunto il problema dell’acqua. Gli aumenti mostruosi,
la sensazione totale dell’instabilità del paese dovuta alla richiesta di autonomia della regione
di Santa Cruz, la provincia boliviana più ricca, hanno fatto accadere tutto questo destabilizzando
l’opinione pubblica.”
Ma la notizia delle dimissioni di Mesa e dei relativi avvenimenti sociali era
nell’aria da tempo: “E’ più di un mese che attendiamo una notizia del genere.
C’erano già stati dei preavvisi e dei veleni durante le proteste a Santa Cruz.
Adesso ma soprattutto nelle prossime ore sarà una bella incognita quello che accadrà,
anche perché l’esercito ieri ha iniziato a muoversi andando a presidiare i pozzi
di petrolio da eventuali occupazioni a carattere politico, più che altro dimostrativo.
Evo Morales ha cercato fino all’ultimo di difendere la posizione istituzionale
di Mesa, ma questa volta è stato costretto dalla pressione sociale a scegliere,
e essendo lui la seconda forza del paese aveva già indicato oggi come giornata
definitiva della protesta, dell’occupazione delle strade.” commenta Iglesias.
L’influenza di Evo Morales non è certo paragonabile a quella dei piccoli sindacalisti,
la sua organizzazione, il Mas, Movimento al Socialismo, è in grado di bloccare l’intero
paese.
E Adesso?. Al momento tocca al Congresso nazionale accettare o rifiutare le dimissioni
“Adesso potrebbe venire fuori un gran caos sociale. La cosa che teoricamente sarebbe
più logica è che a prendere il potere sia l’attuale presidente del Parlamento
Nazionale Hormando Vaca Diez, Lui è uomo di fiducia degli Usa. Speriamo che la
situazione non degeneri, anche perché se ci dovesse essere una presa di posizione
dell’esercito si potrebbero preannunciare giorni tristi.”, racconta il responsabile
dell’osservatorio sulle Ande, che continua: “Santa Cruz ha spinto per la confusione.
Vogliono fare una specie di ‘balcanizzazione della Bolivia’, un disegno perverso
che vede il tentativo di formare più stati dalla Bolivia: “Che ci sta a fare in
Sud America un paese come la Bolivia, quando gli interessi economici che ci sono
nel Paese stesso sono tutti delle grandi multinazionali straniere con sede in
Cile, in Perù, in Paraguay, in Argentina? E' il commento più diffuso fra gli analisti.