stampa
invia
Domenica 28 giugno, circa 23 milioni di argentini andranno alle urne per eleggere la metà dei membri della Camera dei deputati (128), un terzo del Senato (24) e centinaia di altre cariche rappresentative secondarie. In mezzo a una campagna turbolenta, caricata di dicerie e insulti, il governo e un'opposizione divisa in molteplici fronti e partiti, grandi e piccoli, hanno fatto di una semplice elezione di rinnovamento legislativo un vero e proprio plebiscito nel quale, dicono, sia in gioco la stabilità istituzionale.
A analizzare il complesso quadro è Manrique Salvarrey, analista politico uruguayano, in Argentina dal 1973.
"Un ruolo centrale in questa campagna elettorale lo hanno giocato le grandi corporazioni industriali e i mezzi di comunicazione che, come mai prima, si sono schierati compatti con l'opposizione di centro e di destra, appoggiandola economicamente e trasformando circa trecento dei loro dirigenti in aspiranti deputati, al parlamento o alle istituzioni municipali e provinciali.
Per capire come funzionano le forze in campo in queste elezioni dobbiamo fare un passo indietro fino allo scorso anno, quando avvenne il duro scontro tra il governo e i produttori di soia. Da allora si è prodotto un allineamento tra i grandi produttori agricoli e tutti i mass media, carta stampata, radio e televisioni, che si stanno scagliando contro il governo in maniera mai vista prima.
Dove si concentrano le forze di destra?
L'opposizione di destra è particolarmente forte in due distretti fondamentali, la provincia di Buenos Aires e la Città. Nella città la destra è stata sempre molto forte, è un territorio dove la sinistra non ha mai raccolto nulla. Una sola volta ha vinto il peronismo, e fu quando c'era Menem.
La provincia, invece, che è il più importante distretto elettorale, il più grande serbatoio di voti del paese, 38 percento dell'elettorato nazionale, con centinaia di città e paesi, è stato il teatro del conflitto di cui sopra tra i produttori di soia e il governo. Ed è qui che ha trovato ulteriore terreno fertile la destra di Macri (sindaco della città) grazie all'alleanza con Francisco De Narvaez, un industriale molto potente di origine colombiana che ha investito cifre ineguagliabili in campagna elettorale. Una situazione paradigmatica questa di ciò che avviene nella nazione. Tutti quelli che hanno interessi in quel campo e tutti coloro che la pensano diversamente dal governo e in maniera più vicina alla destra si sono uniti a De Narvaez.
Ed è proprio qui, nella provincia, che corre anche l'ex presidente Néstor Kirchner, marito della attuale capo di stato, Cristina Fenandez, già molto forte nelle provincie minori.
Quali carte sta giocando l'opposizione?
La campagna elettorale è stata sin da subito molto irresponsabile, specialmente per colpa della destra, che ha giocato con argomenti molto sensibili per la gente d'Argentina e pericolosi per la stabilità di qualsiasi democrazia. Nel bel mezzo della crisi globale, e quando il paese comunque mostrava ancora buoni segnali di attività economica, il primo candidato e deputato della Coalición Cívica (CC) di centrodestra Alfonso Prat Gay ha detto che "dopo la sconfitta elettorale", il governo deciderà una forte svalutazione del peso. Un discorso ripreso immediatamente dalla Unione industriali e quindi dai principali quotidiani del paese, Clarín e La Nación.
Non solo. L'opposizione ha sbandierato la confisca da parte del governo dei depositi bancari della gente comune per far capo alla crisi, cosa che risveglia orribili ricordi negli argentini che hanno già vissuto una cosa simile nel 2001, in quella violenta disfatta economica che spinse migliaia di persone per le strade a manifestare la loro rabbia. Allora vennero trattenuti i depositi per il novanta percento, oggi si parla addirittura di confisca, che è anche peggio. Argomenti del genere servono per spaventare, e questo è il tono della campagna elettorale. Questi sono solo due esempi. Ne hanno tirate in ballo quantità e quantità di argomenti di questo tipo.
Altri esempi?
Il 14 giugno, il Clarín ha annunciato che "dopo la sconfitta del 28 giugno" il governo anticiperà a marzo 2010 le presidenziali previste invece nel 2011, affidando queste dichiarazioni a un presunto "funzionario molto vicino a Néstor Kirchner". Due giorni prima, invece, aveva citato fonti non identificate del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per divulgare altre chiacchiere inquietanti per gli industriali: che nella Casa Bianca c'è forte malessere per la politica economica perseguita dal governo argentino", affermazione poi smentita dall'ambasciata Usa.
Il 16 maggio, il capo del governo di Buenos Aires, il potente industriale Mauricio Macri, uno dei principali beneficiari della politica di privatizzazioni del secolo scorso, ha affermato che il governo pensa di riprivatizzare la compagnia aerea di bandiera Aerolíneas Argentinas, ristatalizzata lo scorso anno, mentre De Narváez il suo alleato nel Pro, la derechista Propuesta Republicana (PRO), ha aggiunto senza prove che questa decisione è stata un errore costato ai contribuenti "migliaia di milioni di dollari".
CONTINUA...
Stella Spinelli