24/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Yianna Kurtovik, avvocato greco che difende i militanti dell'estrema sinistra

Sembra di essere tornati agli anni Settanta. Il 17 giugno scorso, davanti a un edificio anonimo di Atene, un uomo viene assassinato da dieci colpi di pistola. E' un poliziotto del nucleo anti terrorismo greco. Piantonava la casa di Sofia Kyriakidou, ex militante di Lotta del Popolo Rivoluzionario (Ela), attivo in passato nell'ambiente marxista extraparlamentare.

Oggi è arrivata la rivendicazione dell'attentato, recapitata alla redazione del quotidiano Ta Nea.
La firma è nota agli inquirenti greci: la Setta dei Rivoluzionari, una sigla salita alla ribalta nell'ultimo biennio caldo che ha infiammato la Grecia con attentati quotidiani. ''Continueremo a uccidere poliziotti e altri maiali di stato'', dice il comunicato, ''strapperemo la lingua a chiunque collaborerà con il potere. D'ora in poi le esecuzioni politiche saranno all'ordine del giorno''. Nella nota, oltre alle minacce, sono anche delineate linee strategiche del gruppo: ''Siamo una formazione di guerriglia urbana, che si muove sulla base dell'insegnamento maoista: colpirne uno per educarne cento''. Nel mirino poliziotti, imprenditori, politici, giornalisti. L'ultima parte del comunicato è dedicato alla Kyriakidou e ai possibili testimoni oculari. Chi parla verrà ucciso. Un clima d'altri tempi, ma la situazione in Grecia diventa sempre più calda. Ai gruppi come la Setta, si aggiungono i movimenti sorti tra gli studenti e i disoccupati e, a causa della crisi, la mobilitazione dei principali settori d'impiego della vita economica ellenica. Per capire quali legami, veri o presunti, esistano tra la situazione attuale e la stagione dei gruppi armati del passato, PeaceReporter ha intervistato Yianna Kurtovik, uno degli avvocati più noti in Grecia. Nel 2002, ha assunto la difesa dei vertici della 17 Novembre, che prese il nome dal giorno della violenta repressione della rivolta degli studenti del Politecnico di Atene, il 17 novembre 1973, durante la dittatura dei colonnelli (1967-1974) e ha avuto come obiettivi principali gli interessi Usa in Grecia e alcuni imprenditori. Si avevano ben poche notizie su questo gruppo fino al 2002 quando venne arrestato uno di loro. Nel 2003 sono stati tutti condannati. Yianna è stanca. Lo dicono i suoi occhi, arrossati da mille documenti spulciati con minuzia.

Cosa accade in questo Paese? Stanno tornando gli anni di piombo? ''Le azioni della 17 novembre si svilupparono in un clima particolare, dopo la dittatura, dove la destra dominava comunque in Grecia, grazie a una sorta di Stato nello Stato, nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine. Godeva, e questo non si può negare, della simpatia popolare'', risponde l'avvocato Kurtovik. ''Questa prossimità è durata fino a quando non ci è andato di mezzo il primo civile. A quel punto il sostegno popolare si è raffreddato. Adesso non succede, le azioni di questi gruppi non vengono supportate come prima''. Non bisogna mai abbassare la guardia, però. ''Certo, anche perché la Grecia è un Paese particolare. Una guerra civile, una dittatura e una crisi sociale molto forte. Quello greco è un popolo che ha sofferto molto e qui tutte le forme di resistenza trovano alloggio. Magari ci si divide sui metodi, ma tutte le forme di lotta sono rispettate. Anche io, in fondo, le rispetto. Nel senso che io resisto in modo differente, ma sono una forma di resistenza del popolo. Sono dalla parte dei poveri, non da quella dei potenti. Quando c'era il processo contro la 17 novembre e Ela, sulla carta, tutti erano a favore di punizioni esemplari all'inizio dei dibattimenti. Poco a poco, però, tutta la società ha fraternizzato durante il processo con questi imputati. Mi fermavano per strada e mi dicevano che lo sostenevano. In fondo, in Grecia, alla sinistra é rimasta l'egemonia della questione morale della lotta e la sinistra, in Grecia, scrive ancora la storia'', dice Yianna sorridendo.

La reazione furiosa dei giovani all'omicidio del 15enne Alexis Grigoulopoulos, a dicembre, da parte di un poliziotto, è il segnale di una possibile saldatura tra i gruppi estremisti 'politici' e la rabbia 'anarchica' dei giovani?
''I fatti di dicembre non sono arrivati per caso: c'è un senso d'impunità delle forze dell'ordine in Grecia che estremizza la protesta. L'omicidio di Alexis è stato l'apice di un clima di violenza che ha scatenato la reazione delle persone non per il singolo episodio, ma per la cultura dell'impunità che gravita attorno a questi episodi'', spiega Yianna. ''Una sequela di abusi, soprattutto negli ultimi due-tre anni, ha generato questa mobilitazione tra i giovani, in particolare per gli studenti. L'articolo 16, per esempio (La revisione dell'articolo 16 della Costituzione Greca in cui si stabilisce il diritto di ogni cittadino ad una istruzione pubblica e libera. Perciò, le università private e commerciali potranno diffondersi e altre istituzioni private di formazione saranno riconosciute ufficialmente dallo Stato ndr) ha portato in piazza migliaia di studenti, a questa mobilitazione la polizia e le forze dell'ordine hanno risposto con una violenza inaudita. Addirittura con l'uso di gas e sostanze chimiche e spray urticanti spruzzati in faccia. Molto pericoloso. Abbiamo provato a dar vita a cause collettive, ma aspettiamo di vedere dei risultati - continua l'avvocato Kurtovik - E a dicembre non solo i giovani sono scesi in piazza esasperati. Perché in quei giorni è esploso un malcontento che viene da anni e anni di abusi. Si parla, negli ultimi trenta anni, di 67 omicidi di Stato impuniti. Pene minime o impunità''

Ma questo potrebbe essere il segnale della nascita di una nuova generazione affascinata dalla lotta armata, dove magari gruppi come la Setta dei Rivoluzionari possa raccogliere adepti?
''Una nuova generazione della lotta armata esiste già'', risponde con durezza Yianna. ''La repressione violenta e i metodi utilizzati ai tempi della lotta contro la 17 novembre ha influito anche su persone che non hanno mai dimostrato di essere legate al gruppo nel 2002. Una repressione molto dura. Si è creato un nuovo fronte contro lo Stato e a favore della lotta armata, che pareva sconfitta. La violenza è diventato il metodo di una nuova generazione. Esiste, certo che esiste - conclude Yianna - Questo sistema repressivo dà a queste azioni di lotta armata un senso, ne sono un prodotto. Sono il pretesto per nuove misure repressive. Ma lo Stato non lo capisce e la situazione non promette nulla di buono''.

Christian Elia

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