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Le autorità nigeriane hanno annunciato l'arresto di nove persone in connessione con l'attentato che venerdi scorso ha sabotato un oleodotto dell'Eni. Il Mend smentisce il coinvolgimento dei nove arrestati e parla di una manovra per riacquistare fiducia di fronte alle compagnie straniere.
Il quotidiano nigeriano "This Day" scrive che le persone fermate sono state trovate in possesso di numerosi proiettili, due pistole e una lancia. Nella solita e-mail inviata alla stampa, il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger ha però negato ogni coinvolgimento degli arrestati nel sabotaggio, definendoli "un capro espiatorio", arrestati dall'esercito nigeriano "per tenere calmi i colossi petroliferi che hanno perso fiducia in questa forza". In seguito all'attacco all'oleodotto, l'Eni ha annunciato di aver dovuto interrompere la produzione nei campi collegati, con la conseguente perdita di 33 mila barili e 2 milioni di metri cubi di gas al giorno. La compagnia italiana ha annunciato oggi lo Stato di forza maggiore, una clausola che le permette di non rispettare i contratti di consegna senza dover pagare penali.
Ma le risorse energetiche della Nigeria continuano ad attirare l'attenzione dei Paesi europei che cercano di aggiudicarsi i contratti di sfruttamento. Il capo del governo spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, in visita nel Paese, ha incontrato oggi, ad Abuja, il presidente Umaru Yar'Adua, con il quale ha discusso "di energia, petrolio e gas, ma anche di energie rinnovabili", come ha avuto modo di dichiarare lui stesso in conferenza stampa. A questo proposito, il ministro delle Finanza, Mansur Muhtar, si è augurato investimenti massicci da parte della Spagna per contribuire allo sviluppo del settore del gas.
Infine, l'ambasciatore russo in Nigeria, Alexander Polyakov, alla vigilia della visita del presidente Dmitri Medvedev, ha promosso una partnership con Gazprom, la compagnia del gas russo, che " rilancerà lo sviluppo dell'industria del gas in Nigeria, costruirà nuovi gasdotti, svilupperà le infrastrutture e metterà fine al gas flaring". Il gas flaring è una pratica ancora in uso in Nigeria nonostante i divieti internazionali, che consiste nel bruciare gas a cielo aperto, con gravi ripercussioni per l'ambiente.