24/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Tribunale attende il responso della Corte Suprema circa la richiesta della difesa di presentare più di un testimone in suo favore

Le autorità giudiziarie del Myanmar, ex Birmania, hanno rinviato a data da destinarsi la prossima udienza del processo contro la leader dell'opposizione democratica Aung San Suu Kyi, che sarebbe dovuta comparire davanti alla corte venerdì prossimo.

san suu kyiIl tribunale speciale allestito nel carcere di Insein, dove la donna è detenuta per la riapertura del processo, aspetta il responso della Corte Suprema del Myanmar, che deciderà se permettere ad altri due testimoni di deporre a favore dell'imputata. In un primo momento la corte aveva accettato un solo testimone a difesa della donna simbolo della lotta per la libertà del Paese, da anni esponente della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) Khin Moh Moh.
Gli avvocati di san Suu Kyi hanno richiesto l'ammissione di altri due testimoni, il leader dell'Nld, Tin Oo, attualmente agli arresti domiciliari, e l'anziano membro del partito Win Tin. La Corte Suprema ha già manifestato forte contrarietà alla richiesta, ma ancora non si è espressa in proposito. In particolare, secondo quanto riferito da uno dei legali di Suu Kyi, la Corte avrebbe dichiarato la non ammissibilità di Win Tin a causa di alcune interviste rilasciate in passato a diversi organi d'informazione, tra cui il Democratic Voice of Burma, la Bbc e Radio Free Asia, dalle quali emergerebbero idee politiche non approvate dalle autorità del Myanmar.
Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace nel 1991, ha trascorso agli arresti domiciliari 13 degli ultimi 19 anni, dopo che la giunta militare che governa il Myanmar ha annullato le elezioni vinte dall'Nld nel 1990. L'ultima condanna sarebbe terminata il 27 maggio scorso, ma dall'11 maggio la leader democratica è di nuovo sotto processo con l'accusa di aver violato i termini degli arresti domiciliari, dopo che un mormone americano, John William Yettaw, si è introdotto nella sua casa-prigione sul lago Inya. La riapertura del processo, da molti ritenuto un semplice pretesto ha scatenato proteste in tutto il mondo. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è detto molto preoccupato per le sorti della donna e voci non confermate lo vedono intento a pianificare una visita in Myanmar nei prossimi giorni. Proteste contro la riapertura del processo si sono sollevate anche dai leader di molti paesi del sudest asiatico, tradizionalmente alleati del governo birmano.

 

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Birmania