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Oggi, paesi ricchi e poveri si riuniscono per la prima volta sotto il medesimo tetto, quello della sede della Nazioni Unite a New York, per analizzare l'impatto della peggiore recessione mondiale dal 1929.
Alla vigilia dell'incontro, l'Onu ha emesso un documento che rivela come l'industria della finanza in un solo anno abbia ricevuto più denaro pubblico che i paesi poveri in mezzo secolo.
Il summit di New York, che durerà fino al 26 giugno, ha come obiettivo primario "identificare le risposte sia d'emergenza che di largo respiro per mitigare l'impatto della crisi", a quanto recita il documento ufficiale. "Abbiamo un'opportunità storica e la responsabilità collettiva di dare a una stabilità e una sostenibilità nuove alla finanza internazionale", ha dichiarato il presidente dell'Assemblea, il nicaraguense Miguel D'Escoto.
Una delle sfide più grandi di questa riunione è raggiungere un compromesso che permetta di unire i paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo per definire una nuova struttura finanziaria mondiale, prestando particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili.
Quale monito per ricordare cosa non ha funzionato nelle ultime decadi, la Campagna del Millennio dell'Onu, che promuove la riduzione della povertà nel mondo, ha pubblicato un documento dove si accusa gli stati di dimostrarsi molto più disposti a dare il dinaro pubblico alle grandi banche, piuttosto che usarli per rispettare i compromessi con i più sfortunati. Negli ultimi 49 anni, i paesi donatori hanno dato circa 2 miliardi ai paesi poveri, mentre in un solo anno i governi hanno concesso aiuti alle banche e ad altre istituzioni finanziarie per un totale di 18 miliardi di dollari. Una tendenza che secondo l'Onu dovrà cambiare visto che la crisi mondiale peggiorerà ulteriormente la situazione dei paesi in via di sviluppo.