30/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia della moglie del Maresciallo Tito, tra intrighi e miserie

scritto per noi da
Francesca Rolandi

segue dalla prima parte

Secondo un articolo di Politika del 15 maggio 2009 la signora verrebbe tenuta da 29 anni agli arresti domiciliari, con l'intento di tenerla isolata dal mondo. Sarebbe assistita da personale di servizio e riceverebbe un vitalizio mensile grazie al quale sarebbe vissuta fino ad ora, ma non è chiaro chi paghi questi servizi né lei dice di esserne al corrente.

Non è chiaro neppure che cosa potrebbe succedere se la signora Broz (la quale, pur amareggiata da un trentennio di delusioni, gode di ottima salute) decidesse di fare una passeggiata al di fuori della villa, fino a quale grado sia limitata la sua libertà, cosa significhino i suoi contatti con la stampa. Si può credere che siano ancora in molti a temere l'eventualità che lei parli o che lasci il Paese, motivo per il quale evidentemente fu privata dei documenti nel lontano 1980. Secondo il suo avvocato personale, tale accanimento è dovuto al fatto che Jovanka sarebbe stata l'unica persona le cui conversazioni con Tito sarebbero sfuggite al controllo dei servizi segreti.
Anche le questioni finanziarie sono controverse e al centro di un acceso dibattito. Jovanka Broz percepisce un vitalizio, ma non una pensione del marito defunto, come sarebbe suo diritto.

Il dibattito torna a farsi kafkiano, concentrandosi sui parametri di calcolo di un'eventuale pensione. Si mette in discussione il fatto che il Maresciallo abbia mai avuto uno stipendio; si sottolinea certo che, in qualità di presidente a vita, non aveva nessuna prospettiva pensionistica. In realtà, secondo quanto emerso dalle ultime dichiarazioni, nel 1980 il Consiglio esecutivo federale avrebbe assegnato alla vedova una pensione correlata allo stipendio percepito dal presidente del Parlamento federale, che tuttavia non le è mai stata corrisposta. Jovanka lamenta anche la privazione di gioielli e di altri effetti personali che non le sarebbe stato permesso di portare con sé nel suo trasferimento e reclama diritti su una lunga lista di oggetti di valore, tra cui regali ricevuti in occasione di visite ufficiali. Da una parte lei viene dipinta come avida e si ricorda il suo antico amore per i lussi, dall'altra sembra che le autorità dell'epoca abbiano risolto il dilemma di come dividere le proprietà personali del presidente da quelle dello stato, facendo confluire le prime in tutto e per tutto nelle seconde. Si parla di un testamento scritto da Tito, che avrebbe assegnato le sue proprietà allo stato e al partito, ma la cui esistenza non è mai stata confermata.

L'ex first lady ritiene colpevoli della sua rovina un gruppo di politici allora molto vicini a Tito (Sergej Krajger, Stane Dolanc, Dragoljub Stavrev e Nikola Ljubičić), ed in effetti sembra che alcuni di loro abbiano avuto una parte attiva nella sua rovinosa caduta. Alcuni media scandalistici sussurrano che la causa di tali attriti risalirebbe al fatto che lei sarebbe venuta a conoscenza di segreti sia di stato che personali, tra cui l'appartenenza passata di un gruppo di alti funzionari alla gioventù hitleriana. Probabilmente, però, non serva una storia così romanzesca per spiegare gli attriti di lunga data tra la Broz e l'establishment comunista dell'epoca. Non è infatti certo la prima volta che la sua figura pubblica viene segnata dagli intrighi.

Giovanissima partigiana durante la seconda guerra mondiale, Jovanka Budisavljević fu ferita due volte e ottenne il titolo di maggiore dell'Esercito popolare jugoslavo. Nel 1945 entrò nel servizio privato del Maresciallo Tito, 32 anni più vecchio di lei, e ne fu l'amante nell'ombra fino a quando, nel 1951 o 1952 a seconda delle versioni, Tito la sposò in una cerimonia privata, alla quale partecipò in qualità di testimone il temibile ministro degli Interni Alexandar Ranković. A quegli anni risalgono le voci che la vorrebbero una spia sovietica, ma trovano una base anche quelle successive che la considererebbero tra i fautori della caduta in disgrazia di Ranković nel 1966.

Dalla metà degli anni Settanta tra i due coniugi iniziavano a insinuarsi gli intrighi della politica. Lei dichiarava di voler proteggere l'anziano maresciallo dai complotti che intorno a lui venivano tessuti, sostenendo addirittura che undici dei suoi segretari personali sarebbero stato degli agenti esterni; di riflesso venne sospettata di volta in volta di essere una spia, di complottare con dei generali serbi, di prepararsi alla successione a Tito. Ma soprattutto di avere un'influenza politica negativa sul Maresciallo. Nel 1988 la Presidenza della federazione jugoslava rese noto di aver discusso il "caso della compagna Jovanka" in 59 sedute di organi politici e statali dal 1974 al 1988; la prima volta sarebbe successo nel 1974 per decisione del marito. Dal 1975 Tito lasciò la residenza di via Užička. Anche se la leggenda vuole che ogni anno, il giorno del suo compleanno, lui le mandasse un mazzo di rose rosse, è certo che i due non si videro più almeno durante gli ultimi tre anni di vita del Maresciallo.

Le ragioni di questa tardiva separazione mai dichiarata dai media, avvenuta quando Tito aveva superato gli ottanta anni, sono rimaste un segreto e molto si è detto. Ma molto si è chiacchierato in genere di tutti gli aspetti della vita di Jovanka Broz, first lady che non riuscì mai davvero a conquistare il suo pubblico, nonostante il sorriso che offriva ai fotografi. Per quanto fosse penetrata nella coscienza degli Jugoslavi l'immagine del presidente come 'padre- costruttore' della Jugoslavia (chiamato affettuosamente nonché ironicamente Stari, il vecchio), Jovanka non fu mai madre della nazione e nemmeno da Tito ebbe figli, per volontà di lui. Molti si sono chiesti cosa ci fosse dietro quella presenza discreta al fianco del presidente e Jovanka è stata dipinta con mille volti: arrampicatrice sociale, vittima delle circostanze politiche, manovratrice politica, donna delusa che avrebbe sacrificato la sua giovinezza al culto del grande capo partigiano... Ancor di più dei sospetti forse giravano sul suo conto le barzellette sulla sua figura e la sua eleganza d'altri tempi: colli di pelliccia, gioielli vistosi e capelli sempre raccolti in una crocchia, oltre a una passione per i barboncini francesi. Nonostante le fosse stata dedicata una linea di prodotti di moda, il suo modello non era proprio quello a cui si ispirava la maggior parte delle donne jugoslave. E la sua corporatura robusta faceva sì che spesso la trentennale differenza di età con il presidente non fosse così evidente. Racconta il fotografo Iva Eteroviċ che Jovanka Broz lo ringraziò perché, nelle fotografie scattate per una biografia sulla coppia, non appariva sovrappeso. "Compagna Broz, chi dice che lei è grassa è un nemico dello Stato!", le avrebbe risposto lui.

Parole chiave: jovanka broz, maresciallo tito, jugoslavia
Categoria: Donne, Storia
Luogo: Serbia