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scritto per noi da
Nicola Falcinella
Ghobadi knows about Persian Cats. Un gioco di parole tra il cognome del regista e il titolo di un film che sembra non avere nulla a che fare con il contenuto del film. Eppure il film di Bahman Ghobadi, il talentuoso iraniano che si era segnalato nel 2000 con Il tempo dei cavalli ubriachi, è un ritratto sorprendente della scena musicale "underground" di Teheran.
Se il titolo inglese è Nobody knows about Persian Cats (Nessuno conosce i gatti persiani) a indicare che i gatti persiani sono sfuggenti e si sa poco di loro, così la società persiana di oggi è così complessa e frastagliata che è quasi impossibile coglierla in tutte le pieghe. I fatti recenti lo confermano. Il coraggioso regista, che ha girato quasi tutto di nascosto partendo da elementi veri e da una sceneggiatura scritta con Roxana Saberi (la giornalista incarcerata nei mesi scorsi delle autorità di Teheran), dimostra di saperne parecchio. Il film è stato presentato al recente Festival di Cannes nella sezione Un certain regard dove ha ricevuto una menzione speciale, ma avrebbe meritato il concorso principale e magari un premio. Uno dei più bei lavori presentati in una selezione d'alto livello, dai quali prorompe l'urgenza di raccontare e nel quale si sente il respiro della vita vera. Due giovani musicisti, un ragazzo e una ragazza (Negar Shaghaghi e Ashkan Koshanejad), sono appena stati rilasciati dal carcere e decidono di formare una band. Il loro sogno è però riuscire a emigrare e portare le loro canzoni all'estero.
Insieme iniziano una peregrinazione nella caotica Teheran alla ricerca di altri musicisti per la band, di un luogo dove provare (fornito di energia elettrica, insonorizzato e con vicini che non facciano i delatori), di uno spazio per il concerto ma anche per avere i documenti per l'espatrio verso l'Europa.
Si ride e ci si appassiona, tra prove e feste di giovani: e ci si preoccupa, come quanto un poliziotto blocca l'auto con i due perché trasportano un cagnolino. E c'è la lunga ed esilarante sequenza (filmata da uno spiraglio di porta aperta) del dialogo tra un giovane che pirata dvd e un funzionario che lo interroga finché il primo riesce, ribaltando in continuazione la logica della controparte e mettendolo in ridicolo, ad avere il via libera. Naturalmente la musica è underground per gli standard iraniani che vietano, a livello ufficiale, ogni contaminazione occidentale, nella realtà è una bella miscela di pop rock e suoni tradizionali. Il film di Ghobadi è un bel quadro di giovani che cercando di arrangiarsi e trovarsi loro spazi. Una pellicola che conferma come anche la cinematografia iraniana si sia trasformata negli ultimi anni (non ci sono più i bambini o i discorsi da cinema sul cinema di Kiarostami e Makhmalbaf) e che trovi modi per parlare della società in modo più diretto. L'esempio precedente era stato A proposito di Elly di Asghar Farhadi, premio per la miglior regia all'ultimo Festival di Berlino e anche in quel caso avrebbe meritato di più. Un film corale chiuso in un week end in una casa di vacanza semi abbandonata. Un gruppo di amici trascorre una vacanza al mare, ma quando una ragazza scompare, si accende la discussione su cosa dire alla madre e al fidanzato di lei. Una metafora chiara di una società dalla doppia morale.
Parole chiave: bahman ghobadi, Nobody knows about Persian Cats, Il tempo dei cavalli ubriachi