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Scritto per noi da
Chiara Pracchi
E' stata la candidata più giovane eletta al parlamento belga. Ha conseguito un master in amministrazione pubblica e parla cinque lingue. Ma delle sue idee politiche, del programma che l'ha portata a raccogliere 2851 voti nessuno parla, tanto sono tutti intenti a discutere del suo velo. Perchè Mahinur Ozdemir, nata a Bruxelles 26 anni fa, è la prima parlamentare ad indossare il l'hijab, che le copre capelli, orecchie e collo, nell'aula dell'Assemblea regionale.
Libertà personale vs laicità dello stato. Quello che indosso riguarda solo me, sostiene Mahinur, ma in Belgio, dove il velo è vietato nel 95 percento delle scuole, una parlamentare che si appresta a giurare fedeltà al Paese con l'hijab non poteva non suscitare clamore. Denis Ducarme, deputato liberale, profondamente impegnato contro le ingerenze religiose, del Vaticano in primis, ha chiesto una legge che vieti i simboli religiosi all'interno del parlamento, giudicando il velo di Mahinur "un attentato alla neutralità e alla laicità" dello Stato. Oggi, però, Mahinur giurerà con il suo velo, dopo aver ottenuto il permesso dal capo del suo partito, Joelle Milquet. "Dal momento che viviamo in una democrazia rappresentativa, gli eletti sono scelti tra i rappresentanti dei loro elettori e la libertà religiosa è garantita" ha tagliato corto Milquet.
Velo si, velo no. Al giornale turco Hurriyet Daily News, Mahinur ha raccontato di aver liberamente scelto di portare il velo quando aveva 14 anni. In famiglia, sua sorella e le sue zie non lo portano.La sua storia non è per nulla quella che ci potremmo aspettare: nata a Bruxelles, nel 1982, da una famiglia di origini turche, Mahinur si è formata in una scuola cattolica, "perchè si trovava vicino a casa e offriva un livello d'istruzione più alto". Anche il partito per il quale ha scelto di candidarsi, il Centro Democratico Umanista (Cdh), ha origini cristiane: fino al 2002 il suo nome era Partito Cristiano Sociale, poi, ha spiegato, "rimanere fissi su un'identità religiosa era inutile, perchè ci precludeva una parte della società". Già consigliere comunale a Schaerbeek, un sobborgo appena fuori Bruxelles, ad alta presenza turca, Mahinur sostiene di aver trovato nel programma del Cdh quell'attenzione al sociale, ai principi democratici e ai valori familiari che costituiscono il suo credo politico. "E' un partito moderato - ha spiegato - perchè io odio l'estremismo e il suo programma mostra un grande rispetto per le credenze religiose". Durante la campagna elettorale, però, il partito è stato accusato di aver fatto scomparire il velo dal volto di Mahinur, presentandola sui manifesti con un primo piano molto ravvicinato. Il fronte opposto l'ha invece accusata di speculare sull'hijab per raccogliere i voti della numerosa comunità araba che vive in Belgio.
La proibizione nelle scuole. In parlamento lei ha promesso di rappresentare tutti e di concentrarsi sui problemi della disoccupazione, del permesso di soggiorno, e delle case popolari, piuttosto che focalizzarsi sui temi della religione, della lingua e della razza. Ma l'abolizione del veto sul velo sarà uno dei suoi cavalli di battaglia, ha assicurato. In Belgio, dall'aprile scorso, il Consiglio di Stato ha stabilito che proibire l'uso del velo nelle scuole non è discriminatorio. Al contrario rafforza il principio costituzionale di uguaglianza e fraternità, hanno scritto i legislatori. Mahinur, che nella sua esperienza quotidiana sostiene di aver dovuto abbandonare il sogno di diventare un avvocato, per via del velo, non potrebbe essere meno d'accordo. Per lei, il divieto crea emarginazione: "Portare il velo non impedisce di per sé l'emancipazione della donna musulmana. Anzi le permette di aprirsi al mondo e di accedere all'insegnamento. L'emancipazione passa infatti per l'istruzione, il lavoro e la vita in società". Un concetto forse difficile da capire per noi occidentali, che allo stesso tempo stiamo perdendo l'idea di laicità e di indipendenza dello Stato ereditata dall'illuminismo e dalla Rivoluzione francese.
Parole chiave: Belgio, Mahinur Ozdemir, velo islamico, hijab, Denis Ducarme