22/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Consiglio dei Guardiani ammette discrepanze nelle operazioni di voto, ma non tali da inficiare il risultato finale

Alla fine il Consiglio di Guardiani ha parlato. Profilo basso, nessuna dichiarazione esplosiva. Ma tre milioni di voti non tornano. Non sono pochi.

Abbasali Kadkhodai, portavoce del Consiglio di dodici membri che ha il potere di certificare le candidature e i risultati delle tornate elettorali in Iran, ha chiarito oggi che ''la nostra inchiesta mostra come il numero di distretti dove si sono registrati dati erronei sono solo cinquanta e non un numero tra 80 e 170 distretti su un totale di 366 come detto dai candidati dell'opposizione''.
Secondo l'agenzia stampa Fars, i tre sfidanti di Ahmadinejad, Mir Hossein Mousavi, Mehid Karroubi e Mohsen Rezai, avevano denunciato un numero di voti maggiore di quanti siano gli elettori registrati in molti distretti, ma secondo Kadkhodai questo si può spiegare con il fatto che ''gli iscritti ai registri elettorali non sono tenuti a votare nel comune di residenza, ma ovunque si trovino nel Paese''. Il Consiglio, comunque, per bocca del suo portavoce ha concluso che i dati discordanti non sono di un'entità tale da mettere in discussione la vittoria di Ahmadinejad.

Ma non è poprio così. E' vero che secondo i dati ufficiali Ahmadinejad ha vinto con undici milioni di voti su Mousavi, quindi applicando un freddo criterio matematico la vittoria del presidente è fuori discussione. Tutto quello che sta succedendo, però, dal 12 giugno a oggi, le vittime e gli arresti, non può sintetizzarsi a un freddo parametro numerico.
I dimostranti che occupano le piazze di Teheran da giorni denunciano la rottura di un legame di fiducia con lo Stato e la casta della Rivoluzione, una rottura che non è sanabile in una ammissione di errore, perché Kadkhodai non ha mai parlato di brogli. Tre milioni di voti che non tornano non sono una risposta, ma sono una domanda in più alla quale la Guida Suprema Khamenei e tutti i sostenitori di Ahmadinejad non possono eludere.

Le dichiarazioni di Kadkhodai, quindi, esauriscono l'iter burocratico del ricorso di Mousavi e compagni. A questo punto alle opposizioni non resta che la piazza, con tutte le conseguenze del caso. Il governo, attraverso il Consiglio dei Guardiani, ha dato un segnale forte di appoggio ad Ahmadinejad. Poteva essere, quella della conta, un'occasione per gli ambienti ultraconservatori di liberarsi di un personaggio ingombrante come il presidente iraniano e fare in modo che nulla cambiasse per davvero nelle stanze del potere. Invece hanno fatto quadrato attorno ad Ahmadinejad, arrivando ieri ad arrestare i parenti di Rafsanjani, l'ex presidente conservatore che da mesi cerca una soluzione per liberarsi di Ahmadinejad. Oggi sono stati rilasciati, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro: Ahmadinejad non si tocca. Vedremo come risponderà la piazza.

Christian Elia

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