19/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo l'Onu sono soprattutto donne e bambini che hanno dovuto scappare dalle razzie delle milizie Karen, alleate con il governo

Più di seimila persone, appartenenti alla minoranza Karen, hanno dovuto lasciare il Myanmar e cercare rifugio in Thailandia, a causa delle incursioni dell'esercito filo-governativo.

Secondo un rapporto, stilato dagli operatori dell'Alto Commissario Onu per i rifugiati, la gran parte dei profughi sarebbe composta da donne e bambini, scappati in fretta, con solo i vestiti che indossavano e pochissime masserizie. La maggior parte di loro ha trovato rifugio presso il tempio di Noh Bo, vicino alla città di Mae Sot, nella Thailandia occidentale. Altri, invece, hanno cercato riparo nei capanni usati dai contadini nella stagione del raccolto. L'esodo è iniziato nei primi giorni di giugno, quando i guerriglieri dell'esercito democratico buddista Karen, una fazione dell'esercito di liberazione nazionale Karen, ora alleata con il governo birmano, ha iniziato a razziare i villaggi e i campi di sfollati, in cerca di soldi e giovani da arruolare. Fonti locali denunciano anche il bombardamento del campo profughi di Ler Per Har e di colpi di artiglieria caduti al di là del confine, in Thailandia.
Analisti, esperti in politica birmana, ipotizzano che il nuovo attacco contro la popolazione Karen possa essere messo in relazione con il processo ad Ang Sang Suu Ki, per distrarre l'attenzione internazionale dalla dissidente premio Nobel, o al contrario, proprio perché la concentrazione dei media sull'evento ha reso possibile la nuova offensiva.
La popolazione Karen è in guerra con quella birmana, l'etnia più difusa in Myanmar, dal 1949, per la costituzione di uno stato indipendente nel nord est del Paese. Solo negli ultimi anni più di 100 mila persone hanno dovuto lasciare il Myanmar e cercare rifugio nei campi profughi dell'Onu in Thailandia.

 

Categoria: Bambini, Diritti, Donne, Guerra, Armi
Luogo: Myanmar