Walid Jumblatt, una delle figure più autorevoli e indipendenti dell'attuale opposizione
Oggi a Damasco si terrà una riunione dell'Alto Consiglio siro-libanese che discuterà
tempi e modalità del ritiro siriano dal Paese dei Cedri. Si tratta dell'ennesimo
importante passaggio della situazione libanese degli ultimi mesi. Ne abbiamo parlato
con Walid Jumblatt, leader druso del Partito socialista progressista libanese,
una delle figure più autorevoli dell'opposizione al governo di Beirut.
Come definirebbe la situazione attuale in Libano dal punto di vista della comunità
drusa che lei rappresenta?
I problemi del Libano di oggi non sono limitati alla comunità drusa, tutto il
paese sta vivendo una crisi nazionale. I cittadini libanesi sono uniti per riguadagnare
la propria indipendenza, sovranità e libertà. Abbiamo ripetutamente chiesto il
ritiro delle truppe e dell’intelligence siriane dal Libano e dalla sua vita politica.
I servizi segreti siriani e le loro controparti libanesi hanno interferito pesantemente
nella vita politica del nostro paese e questo ha portato alla devastazione delle
istituzioni costituzionali e della costituzione stessa. I cittadini libanesi hanno
affermato con coraggio che tutte le linee sono state oltrepassate, specialmente
dopo le dimissioni di Rafiq Hariri. L’attuale governo, spalleggiato dalla Siria,
porta sulle sue spalle tutto il peso di questa violenta uccisione. Il governo
libanese, già disautorato dalla pressione dell’opposizione e della popolazione
libanese, ha creato l’atmosfera adatta per facilitare l’omicidio politico di Hariri.
Chi sono i personaggi pubblici che a suo avviso sarebbero davvero rappresentativi
del popolo libanese nel governo di transizione chiesto dall’opposizione?
Non voglio fare nomi precisi, ma ci sono certamente numerose personalità degne
di fiducia e in grado di produrre una nuova atmosfera produttiva, una condizione
necessaria per andare verso nuove elezioni parlamentari, che siano libere dall’intervento
della Siria e dell’intelligence siro-libanese.
Cosa può dirmi dell’alleanza che stava prendendo forma tra il suo partito, Rafiq
Hariri e i gruppi maroniti rappresentati da Michel Aoun e Nasrallah Sfeir? Era
sufficientemente forte per vincere le elezioni di maggio 2005?
I partiti di cui parli, insieme ad altri, hanno scelto di unificare i propri
programmi politici dopo un lungo processo di dialogo su tutta una serie di questioni
controverse che in passato ci hanno visto in disaccordo. Vincere le elezioni non
è un fine in sé stesso, piuttosto uno strumento per riconquistare il volto originale
del Libano, cioè un paese libero, democratico, arabo e sovrano.
Suo padre, Kamal Jumblatt, è stato assassinato da Baathisti siriani e recentemente
lei è stato accusato di calunnia e tradimento dalle autorità siriane. Il governo
di Bashar al Assad ha dichiarato che siete stati lei ed Hariri a fare pressione
sulla Francia perché votasse insieme agli Usa la Risoluzione 1559, mentre Omar
Karami l’ha accusata di cooperazione con gli israeliani. Dopo la morte di Hariri
e tutte queste accuse, sente di essere un potenziale obbiettivo?
Con l’omicidio di Hariri e prima ancora l’attentato fallito a Marwan Hamade,
tutti i leader dell’opposizione sono minacciati. Il punto centrale della questione
però, non è legato alle persone, quanto alle cause che queste sostengono. La nostra
è chiaramente quella di riconquistare la sovranità, libertà e indipendenza, ma
per noi è anche essenziale scoprire tutti gli esecutori e i mandanti dell’omicidio
Hariri.
Alcuni media occidentali hanno sottolineato l’importanza del cambio alla testa
dei servizi di sicurezza siriani, mentre secondo altri non ci sarebbe relazione
con la crisi attuale. Chi è e che ruolo ha in questa crisi, il capo della sicurezza
libanese, Rustoum Ghazale?
Su questo siamo sempre stati chiari: la trasgressione dei limiti democratici
è stata opera dei servizi di sicurezza siriani e libanesi, che agiscono di concerto.
Non è una coincidenza che oggi i capi dell’opposizione si sentano minacciati.
Rustoum Ghazale conduce praticamente tutti gli affari del paese. È un fatto che
non può più essere accettato e che da solo contribuisce a deteriorare i rapporti
tra Siria e Libano.
Cosa pensa delle accuse piovute da diverse fonti (alcune autorevoli come Mahmoud
Bakri ) che indicano Israele come probabile responsabile o mandante dell’omicidio
Hariri?
Israele di certo cerca di portare a proprio vantaggio ogni problema nelle relazioni
tra Siria e Libano. È anche per questo che abbiamo chiesto una riorganizzazione
di queste relazioni basata su eguaglianza e sovranità: per non spingere il Libano
su un asse regionale anti-siriano. Vorremmo al contrario supportare la Siria in
diverse questioni regionali, specialmente per quel che riguarda il conflitto arabo
israeliano, ma non a spese della libertà e dell’indipendenza del Libano. Un Libano
forte, libero e democratico sarebbe un sostegno genuino per la Siria, mentre un
Paese debole e diviso, per il regime di Bashar al Assad, sarebbe una minaccia.