07/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Walid Jumblatt, una delle figure più autorevoli e indipendenti dell'attuale opposizione
Oggi a Damasco si terrà una riunione dell'Alto Consiglio siro-libanese che discuterà tempi e modalità del ritiro siriano dal Paese dei Cedri. Si tratta dell'ennesimo importante passaggio della situazione libanese degli ultimi mesi. Ne abbiamo parlato con Walid Jumblatt, leader druso del Partito socialista progressista libanese, una delle figure più autorevoli dell'opposizione al governo di Beirut.
  Walid Jumblatt
Come definirebbe la situazione attuale in Libano dal punto di vista della  comunità drusa che lei rappresenta?
 I problemi del Libano di oggi non sono limitati alla comunità drusa, tutto il paese sta vivendo una crisi nazionale. I cittadini libanesi sono uniti per riguadagnare la propria indipendenza, sovranità e libertà. Abbiamo ripetutamente chiesto il ritiro delle truppe e dell’intelligence siriane dal Libano e dalla sua vita politica. I servizi segreti siriani e le loro controparti libanesi hanno interferito pesantemente nella vita politica del nostro paese e questo ha portato alla devastazione delle istituzioni costituzionali e della costituzione stessa. I cittadini libanesi hanno affermato con coraggio che tutte le linee sono state oltrepassate, specialmente dopo le dimissioni di Rafiq Hariri. L’attuale governo, spalleggiato dalla Siria, porta sulle sue spalle tutto il peso di questa violenta uccisione. Il governo libanese, già disautorato dalla pressione dell’opposizione e della popolazione libanese, ha creato l’atmosfera adatta per facilitare l’omicidio politico di Hariri.
 
Chi sono i personaggi pubblici che a suo avviso sarebbero davvero rappresentativi del popolo libanese nel governo di transizione chiesto dall’opposizione?
Non voglio fare nomi precisi, ma ci sono certamente numerose personalità degne di fiducia e in grado di produrre una nuova atmosfera produttiva, una condizione necessaria per andare verso nuove elezioni parlamentari, che siano libere dall’intervento della Siria e dell’intelligence siro-libanese.
 
Rafiq HaririCosa può dirmi dell’alleanza che stava prendendo forma tra il suo partito, Rafiq Hariri e i gruppi maroniti rappresentati da Michel Aoun e Nasrallah Sfeir? Era sufficientemente forte per vincere le elezioni di maggio 2005?
I partiti di cui parli, insieme ad altri, hanno scelto di unificare i propri programmi politici dopo un lungo processo di dialogo su tutta una serie di questioni controverse che in passato ci hanno visto in disaccordo. Vincere le elezioni non è un fine in sé stesso, piuttosto uno strumento per riconquistare il volto originale del Libano, cioè un paese libero, democratico, arabo e sovrano.
 
Suo padre, Kamal Jumblatt, è stato assassinato da Baathisti siriani e recentemente lei è stato accusato di calunnia e tradimento dalle autorità siriane. Il governo di Bashar al Assad ha dichiarato che siete stati lei ed Hariri a fare pressione sulla Francia perché votasse insieme agli Usa la Risoluzione 1559, mentre Omar Karami l’ha accusata di cooperazione con gli israeliani. Dopo la morte di Hariri e tutte queste accuse, sente di essere un potenziale obbiettivo?
Con l’omicidio di Hariri e prima ancora l’attentato fallito a Marwan Hamade, tutti i leader dell’opposizione sono minacciati. Il punto centrale della questione però, non è legato alle persone, quanto alle cause che queste sostengono. La nostra è chiaramente quella di riconquistare la sovranità, libertà e indipendenza, ma per noi è anche essenziale scoprire tutti gli esecutori e i mandanti dell’omicidio Hariri.
 
Protesta anti siriana a Beirut
Alcuni media occidentali hanno sottolineato l’importanza del cambio alla testa dei servizi di sicurezza siriani, mentre secondo altri non ci sarebbe relazione con la crisi attuale. Chi è e che ruolo ha in questa crisi, il capo della sicurezza libanese, Rustoum Ghazale?
Su questo siamo sempre stati chiari: la trasgressione dei limiti democratici è stata opera dei servizi di sicurezza siriani e libanesi, che agiscono di concerto. Non è una coincidenza che oggi i capi dell’opposizione si sentano minacciati. Rustoum Ghazale conduce praticamente tutti gli affari del paese. È un fatto che non può più essere accettato e che da solo contribuisce a deteriorare i rapporti tra Siria e Libano.
 
Cosa pensa delle accuse piovute da diverse fonti (alcune autorevoli come Mahmoud Bakri ) che indicano Israele come probabile responsabile o mandante dell’omicidio Hariri?
Israele di certo cerca di portare a proprio vantaggio ogni problema nelle relazioni tra Siria e Libano. È anche per questo che abbiamo chiesto una riorganizzazione di queste relazioni basata su eguaglianza e sovranità: per non spingere il Libano su un asse regionale anti-siriano. Vorremmo al contrario supportare la Siria in diverse questioni regionali, specialmente per quel che riguarda il conflitto arabo israeliano, ma non a spese della libertà e dell’indipendenza del Libano. Un Libano forte, libero e democratico sarebbe un sostegno genuino per la Siria, mentre un Paese debole e diviso, per il regime di Bashar al Assad, sarebbe una minaccia.
 

Naoki Tomasini

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