17/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre in Iran non si fermano le proteste e le violenze, due attori internazionali importanti si tengono fuori dalla questione

''La realtà dell'Iran non cambierà con le ultime elezioni. E' importante che l'opinione pubblica mondiale capisca questo. Tutti conoscono le posizioni e le idee di Ahmadinejad, ma non tutti sanno che il tanto moderato Mousavi è l'uomo che ha dato inizio, negli anni Ottanta, al programma nucleare iraniano. Per Israele e per il mondo, qualunque sia il risultato elettorale, l'Iran rappresenta una minaccia''.

Giudizio sospeso. Meir Dagan, il capo del Mossad, i servizi segreti israeliani, ha illustrato così la situazione in Iran alla Commissione Affari Esteri della Knesset, il parlamento d'Israele, dalla quale è stato ascoltato in udienza ieri. ''I disordini di questi giorni sono di difficile lettura: o si spegneranno in pochi giorni, oppure potrebbero degenerare fino a un moto rivoluzionario'', ha detto Dagan, lasciando intendere che il Mossad non ha le idee molto più chiare di tanti altri osservatori internazionali. Il problema, però, per Israele non si pone. Rispetto al nucleare Mousavi o Ahmadinejad, almeno dal punto di vista israeliano, pari sono. Questo parere offre una risposta al silenzio che, in questi giorni, ha caratterizzato la diplomazia dello Stato ebraico. Mentre per l'amministrazione Obama, che anche ieri ha ribadito come i disordini siano un problema interno dell'Iran, l'idea di trattare con Ahmadinejad era chiara da tempo e non ha alcuna intenzione di interrompere il canale di dialogo aperto a fatica nei mesi scorsi, Israele tiene il punto. Con gli ayatollah non c'è trattativa possibile.

Ancora in piazza. Intanto a Teheran la situazione rimane molto fluida. Oggi è prevista una nuova manifestazione dei sostenitori di Mousavi, ma non si può escludere che anche quelli di Ahmadinejad decidano di scendere in piazza. Se i manifestanti, com'è accaduto nei giorni scorsi, punteranno su le caserme dei pasdaran e dei basiji, le milizie religiose, la situazione potrebbe degenerare. Dopo l'apertura delle autorità sul riconteggio dei voti, non si capisce se il fronte riformista vuole spingere la situazione fino alle estreme conseguenze in modo da spingere la comunità internazionale all'intervento, oppure se anche Mousavi e gli altri leader hanno perso il controllo della piazza. Un aiuto esterno che, almeno stando alle dichiarazioni di questi giorni, non verrà certo dagli Usa e da Israele per i motivi suddetti. L'Unione europea, tanto per cambiare, è divisa. La Francia di Sarkozy ha praticamente riconosciuto subito il risultato del voto, ed è per questo che i manifestanti pro Mousavi oggi si sono diretti minacciosi verso l'ambasciata di Parigi a Teheran. Intellettuali iraniani famosi come la fumettista Marjane Satrapi e il regista Moshen Makhmalbaf hanno esortato Strasburgo a prendere posizione, ma loro rappresentano quel ceto cosmopolita di Teheran che è la vera anima del Paese. Per l'anima profonda dell'Iran, invece, quella rurale e povera, Ahmadinejad resta una specie di eroe.

Christian Elia

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