07/03/2005
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Anche l’Oms dichiara che il servizio sanitario cubano è fra i migliori del mondo
Accusato di non rispettare i diritti umani, oppresso da un embargo che dura ormai
da quarant'anni, il paese di Fidel Castro può almeno andare fiero del suo sistemma
sanitario. Un fiore all'occhiello sul quale adesso c'è anche il riconoscimento
dell'Organizzazione mondiale della sanità. L’Oms infatti per voce del suo direttore generale aggiunto con delega per l’Hiv/Aids
e la tubercolosi Jack Chi-con Chow, ha lodato il sistema sanitario cubano. Il
direttore si è espresso con parole molto positive e ha anche fatto sapere che
molte nazioni del mondo dovrebbero prendere esempio dal sistema assistenziale
dell'isola di Fidel Castro: “Il livello raggiunto deve essere preso ad esempio anche da altri Paesi del
mondo”. L’altissimo valore raggiunto dai medici cubani è una grande cosa considerando
che l’isola subisce da oltre quarant’anni un embargo economico grandissimo da
parte degli Usa.
La visita all’Havana. Tappa obbligata del suo viaggio in America Latina, Cuba per Jack Chi-con Chow rappresenta un punto di partenza importante, soprattutto per la preparazione
dei suoi dottori. Un numero altissimo di medici ha fatto esperienze all’estero,
e nella ricerca scientifica l’Havana è fra i primi posti al mondo.
Perché a Cuba. L’Oms ha visitato Cuba soprattutto per cercare di trovare una
via di collaborazione, un metodo, una strategia comune fra le nazioni del mondo
per combattere la malattia del ventesimo secolo, l’Aids, in situazioni diverse
fra loro, sia dal punto di vista socioculturale che dal punto di vista dello sviluppo
nazionale. Fra l’altro va ricordato che dal 1959 (anno della rivoluzione) i servizi legati alla sanità sono completamente gratuiti per tutta la popolazione.
Dopo la vittoria di Castro e dei suoi uomini vi fu anche l’instaurazione del servizio sanitario rurale
che ha finalità di prevenzione delle malattie, soprattutto nelle zone più impervie
del Paese.
Medici e peacekeeping. Sono una cinquantina le nazioni del mondo che possono contare sull’aiuto dei
medici e del personale sanitario cubano, soprattutto in Africa, Asia e America
Latina. E sono molti i paesi che “sfruttano” le strutture di Fidel e la preparazione
dei suoi dottori per il proprio servizio sanitario nazionale. Due esempi su tutti
sono Haiti e Venezuela. Nel primo caso sono stati formati nelle scuole cubane più di centoventi
medici haitiani che potranno tornare sull’isola dei bucanieri per portare soccorso
ad una popolazione martoriata e fra le più povere del mondo. Nel caso del Venezuela,
i medici cubani sono al lavoro da tempo per sostenere la Missione Barrio Adentro con la quale il governo di Caracas ha creato centri sanitari che coprono le necessità
delle zone (i barrios) più povere della capitale.

Prima della Rivoluzione. Prima dell’avvento di Fidel Castro la sanità cubana versava in gravissime condizioni. Ad esempio mancava totalmente
un sistema sanitario efficace ed efficiente. Mancava totalmente il coordinamento
tra i pochi servizi sanitari disponibili. Più di centomila persone erano affette
da tubercolosi (la popolazione totale era di circa sei milioni di abitanti). Una
percentuale stratosferica di bambini, il 95 per cento, era affetta da parassitismo
intestinale. La poliomielite, il tetano, la gastroenterite, la febbre tifoidea,
erano casi ad elevato tasso di mortalità. Vi era un altissimo tasso di mortalità
infantile: oltre 70 per mille nati vivi, e materna 120 per centomila nati vivi.
L’aspettativa di vita era di 59 anni. In totale i medici sull’isola erano circa
seimiladuecento.
La cosa più sconvolgente era l'investimento da parte dello stato: solo tre pesos
a testa. Alessandro Grandi