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Il governo peruviano ha revocato due decreti legislativi all'origine delle proteste indigene cominciate due mesi fa in Amazzonia e in diverse altre zone del Paese.
I decreti revocati, conosciuti come ‘leyes de la selva', regolano l'uso e lo sfruttamento delle risorse idriche e naturali, contestati dai nativi perché sono ritenuti lesivi dei loro diritti. Il resto dei decreti del pacchetto approvato lo scorso anno nel piano di adeguamento della legislazione nazionale al Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, dovrebbero essere valutati dal Gruppo per lo sviluppo dei popoli amazzonici oggi a Lima. Il primo ministro del Perù, Yehude Simon, ha chiesto oggi scuse per gli scontri degli ultimi giorni tra le forze governative e i nativi "chiedo un milione di volte perdono. A prescindere se uno sia responsabile o meno, come primo ministro devo chiedere perdono". Negli scontri, che sono iniziati il 5 giugno, sono morti almeno 52 persone tra manifestanti e agenti di polizia.
Il presidente della Bolivia, l'indigeno Evo Morales, ha detto che la violenza in Amazzonia è "un genocidio del Trattato di Libero Commercio". In risposta, Lima ha richiamato il suo ambasciatore a La Paz.