15/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Lukashenko diserta un vertice Mosca e avverte: 'La Bielorussia rischia di diventare come la Cecenia'

Vicini, lontani. Mosca e Minsk non si sono mai particolarmente amate, ma negli ultimi tempi i rapporti sono in caduta libera verso il deterioramento irreversibile. L'ultimo atto è andato in scena a Mosca, quando il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha dato forfait all'ultimo minuto e non ha preso parte ai lavori della Csto, il vertice regionale sulla sicurezza collettiva, organismo fondato nel 1992 che conta tra le sue fila 7 ex repubbliche sovietiche.

Un'assenza pesante. Lukashenko ha mancato un appuntamento molto importante perché si trattava di una riunione chiave per la costituzione di una task force di "Rapida Reazione" contro minacce interne ed esterne. L'assenza è stata tanto più pesante dal momento che la presidenza di turno spetta proprio alla Bielorussia. Il presidente russo Medvedev ha dovuto precisare che la scelta di Minsk di non prendere parte al summit andava interpretata come la scelta di un singolo contraente, la cui assenza non avrebbe inficiato la validità dei documenti firmati dalle altre parti. Non dello stesso avviso è stato però il ministro degli Esteri bielorusso che sostiene la nullità degli atti firmati in assenza del presidente di turno. La malcelata irritazione di Mosca si riassume tutta in una dichiarazione che un alto funzionario del Cremlino avrebbe rilasciato al quotidiano economico Kommersant: "Non siamo particolarmente dispiaciuti per il comportamento della Bielorussia. Evidentemente qualcuno si è stufato di essere il presidente della Bielorussia".

Il ricatto. Da molto tempo Lukashenko sostiene che Mosca esercita pressioni per un cambiamento nei palazzi di Minsk, accusa fortemente respinta dalle stanze che affacciano sulla Piazza Rossa. Lo strappo nelle relazioni tra le "due Russie" nasce dalla decisione del Rospotrebnadzor (Autorità sul commercio e controlli sanitari) di bloccare le importazioni di prodotti lattiero-caseari dalla Bielorussia. Secondo l'autorità di controllo, le etichette sui prodotti non sono conformi alle nuove norme tecniche varate nel dicembre del 2008. Tutto si basa su un regolamento che vieta la dicitura "latte", quando almeno l'un percento del prodotto è costituito da latte in polvere. Il danno per i produttori bielorussi, che fanno largo uso di latte in polvere, ammonta a circa un miliardo di dollari, ed è enorme se si tiene conto che il 90% delle esportazioni è diretta in Russia. Qualche esperto del settore si è interrogato, però, sul perché Mosca si sia ricordata solo adesso di applicare il regolamento e non già da gennaio.

La guerra del latte. Ma quella che i media si sono affrettati a battezzare "la guerra del latte" ha delle implicazioni e conseguenze che non sono solo commerciali. "La cooperazione militare tra Mosca e Minsk è in pericolo. La Russia dovrebbe sapere che lo scudo bielorusso non ha prezzo", ha tuonato Lukashenko sulle pagine di alcuni quotidiani russi ("Izvestia e "Russia Today"). E poi ha alzato il tiro: "La Bielorussia potrebbe diventare una prossima Cecenia se la Russia non molla la presa". Lukashenko sostiene di essere sotto ricatto perché non ha ancora riconosciuto la sovranità di Ossezia del Sud e di Abkhazia. La messa al bando dei prodotti lattiero-caseari non è altro che una sanzione erogata da Mosca che, stando a quanto riferisce Lukashenko, vorrebbe entrare nel mercato bielorusso rilevando tutti gli impianti. Pochi giorni dopo i colloqui bilaterali, il primo ministro Vladimir Putin in un incontro ufficiale con il governatore dell'Oblast' di Belgorod (la regione di maggiore produzione di latte e prodotti derivati), ha dichiarato: "La Bielorussia sta distruggendo la nostra industria del latte. È probabile che faccia parte di un disegno ben preciso".

Un fardello pesante. Dietro il latte, c'è pure la puzza del gas e dei dollari. Gazprom potrebbe chiedere alla Bielorussia il pagamento dell'intero debito per la somministrazione del gas, soldi di cui al momento Minsk non dispone. In più Mosca ha sospeso l'erogazione di un prestito di 2 miliardi di dollari, congelando l'ultima tranche da 500 milioni di dollari. Secondo il ministro delle Finanze russo Alexei Kudrin, la Bielorussia è sull'orlo della bancarotta e la Russia, che ha i suoi problemi, non può continuare ad aiutare Minsk a tempo indeterminato, dal momento che "la sovranità della Bielorussia è un fardello pesante. Come regione autonoma costa più di qualsiasi altra regione russa".  

 

 

 

Nicola Sessa

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