11/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Focolai di rivolta si registrano ovunque. Haiti è sull'orlo della catastrofe umanitaria
La rivoluzione continua ad Haiti. Dopo l’ennesima giornata di combattimenti, la polizia ha ripreso i commissariati di Saint Marc nel nord e quello di Grande Goave sulla strada verso sud. Lo ha fatto grazie all’aiuto di bande armate al soldo del governo di Aristide. I fedeli del presidente si sono quindi vendicati sulla popolazione, che aveva sostenuto il movimento di rivolta. Sul posto si è recato anche il primo ministro, intenzionato a riaffermare la presenza dello stato.

Il Paese è nel caos e il fatto che ad oggi non esista un'alternativa politica concreta alle eventuali dimissioni di Aristide, rende tutto ancora più incerto e complesso.

Secondo le radio locali, nel sud è emergenza a Les Cayes, la terza città del Paese. Le Chimere Armate del presidente e le sue Organizzazioni Popolari mantengono alta la pressione psicologica sui cittadini, affinché non scendano in strada seguendo l’esempio del nord. Frugano nelle case alla ricerca di armi. E intimoriscono chiunque. Alcuni giornalisti indipendenti sono stati obbligati a nascondersi perché minacciati di morte.

La situazione più preoccupante è comunque a nord.
Forti disordini sono ancora in corso nella seconda città del Paese, Cap Haitien, dove si affrontano i partigiani e gli oppositori del presidente. Tutte le stazioni radio sono state chiuse, molte delle quali dopo essere state assaltate. 
Tanti gli episodi di vandalismo: case, locali ed edifici pubblici sono stati dati alle fiamme.

Anche dalle parti di Port de Paix gli eventi stanno precipitando. Domenica a St. Raphael e a Dondon la gente aveva messo in fuga i poliziotti dei locali commissariati, adesso di nuovo in mano alle forze dell’ordine.

In poco meno di una settimana, da quando sono cominciate le sommosse, ad Haiti si contano circa quaranta di morti. Tra questi, sei giovani sono stati giustiziati, domenica, nella più grande bidonville del Paese, Citè Soleil, alle porte della capitale. Si tratta di sei ex sostenitori del presidente passati nei ranghi dell’opposizione e per questo uccisi dai capi banda della baraccopoli.

Da un'emittente locale, TV5, si apprende che Haiti è sull’orlo della catastrofe umanitaria.
Un appello alla comunità internazionale sta levandosi a gran voce. L’invito è a intervenire soprattutto in ambito sanitario.

Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha detto che le Nazioni Unite si stanno preparando a intervenire.

Aristide Aristide, intanto, tace.

A Gonaives, ancora nelle mani dei ribelli, il gruppo di sostenitori del presidente ha deposto le armi e le manifestazioni antigovernative si sono moltiplicate.

Focolai di rivolta si registrano un po’ dappertutto. Tra domenica e lunedì, nella capitale e nella vicina cittadina di Petion Ville, la polizia ha pattugliato le strade e perquisito auto, camion e bus alla ricerca di armi. L’Opposizione dei 184 e della Piattaforma della Società Civile, sottolineando la gravità degli eventi e ribadendo la propria contrarietà all’uso della violenza, ha confermato per domani la manifestazione pacifica per le vie della capitale, già prevista per domenica scorsa e poi annullata. Restano comunque forti le perplessità sulle probabili conseguenze a cui potrebbe andare incontro la marcia.

Il paese è ancora diviso, impossibile accedere al nord dove strade e ponti sono stati distrutti. Si registra una diminuzione dei prodotti agricoli che affluiscono a Port au Prince dalle province del nord e i prezzi stanno salendo.
A Jacmel è stata organizzata una manifestazione di studenti universitari fuori dalle aule, chiuse in tutto il Paese ormai dall’inizio di dicembre 2003.

Stella Spinelli
 
Categoria: Guerra
Luogo: Haiti