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scritto per noi da
Elisabetta Norzi
Disaccordo sulla sede della Banca centrale del Golfo e sulla futura moneta unica della penisola arabica. Sembrano esserci motivi politici ed economici all'origine del blocco dei camion alla frontiera tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, tra Ghuwaifat e il checkpoint saudita.
Da alcuni giorni i camionisti provenienti dagli Emirati sono costretti a file interminabili, sotto gli oltre 45 gradi del sole del deserto, per entrare nel paese confinante. Le lunghe code, che in alcuni momenti sono arrivate anche a 35 chilometri, hanno costretto i camionisti, quasi tutti migranti provenienti dal sud est asiatico, ad attendere per giorni alla frontiera e a dormire sotto i veicoli per trovare un po' di riparo dal caldo.
Secondo le autorità saudite, il blocco è dovuto semplicemente a una nuova procedura nei controlli, che prevede anche il rilevamento delle impronte digitali dei camionisti, per prevenire il traffico di alcol e droga nel Paese.
Secondo quanto riportato, invece, da alcuni quotidiani locali e ripreso anche dall'agenzia di stampa degli Emirati Wam, i blocchi sarebbero dovuti a una disputa non ancora risolta tra i due paesi. Gli Emirati, infatti, si sono opposti alla decisione di costruire la futura sede della Banca centrale del Golfo a Riyad e non a Dubai. Non solo: le difficoltà create ai camion emiratini, molti dei quali trasportano merce deperibile, potrebbero essere dovute anche al rifiuto degli Emirati di entrare a far parte della moneta unica del Golfo. Per avere un'idea del traffico di merci tra i due paesi, bastano pochi numeri: in una sola settimana sono stati bloccati oltre 10.000 camion emiratini diretti in Arabia Saudita, che vanno a influire sui circa 14.8 miliardi di dollari annui derivati dalle esportazioni.
Il direttore generale della Federal Customs Authority degli Emirati e il responsabile del Saudi Customs si sono incontrati ieri a Ryiad per discutere dell'emergenza e hanno assicurato che già a partire da oggi la situazione migliorerà. Entrambi hanno sottolineato che il problema è nato unicamente dalle nuove procedure di controllo saudite che, nei prossimi giorni, verranno di nuovo snellite e semplificate. In attesa che i veicoli possano proseguire, per alleviare la difficile condizione dei camionisti fermi da giorni in mezzo al deserto, sono intervenuti anche i volontari della Red Crescent Society degli Emirati: alcune ambulanze prestano soccorso a chi si sente male per il caldo e vengono distribuiti acqua e cibo.
Parole chiave: Emirati, Arabia Saudita, Gcc, trafico