13/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



In Iran sembra tornata la calma. Il leader supremo Khamenei incontra Mousavi e promette un'inchiesta sui brogli

Mir Hussein Mousavi, leader dell'opposizione in Iran, è stato ricevuto poco fa dalla Guida Suprema della Rivoluzione, l'ayatollah Khamenei. Lo ha reso noto la televisione di Stato iraniana. Khamenei, al quale Mousavi aveva rivolto un appello per invalidare il voto viziato, a suo dire, da brogli avrebbe chiesto allo sconfitto di ''agire con calma e seguendo le vie legali''. Khamenei avrebbe garantito un'inchiesta che farà chiarezza sul voto.

Dieci giorni per il ricorso. La notizia, se confermata, sgombrerebbe il campo dai dubbi circa l'arresto di Mousavi nelle ore immediatamente successive al voto di venerdì scorso. Mousavi non ha mai invitato i suoi sostenitori a mettere Teheran a ferro e fuoco, com'è accaduto, ma ha sempre invitato a continuare la protesta con mezzi pacifici. Rispetto alla via legale, quindi, Khamenei ha preteso il rispetto da parte del principale avversario del presidente Ahmadinejad dell'iter burocratico del ricorso.
''Per la prima volta, anche se non saremmo obbligati, pubblicheremo nei dettagli i dati elettorali per rassicurare i cittadini sulla correttezza del voto''. Con queste parole, dopo due giorni di silenzio, si è espresso oggi Abbas Ali Katkhodai, portavoce del Consiglio dei Guardiani, l'organo di dodici membri chiamato a giudicare la regolarità delle elezioni e delle candidature. Secondo Katkhodai, non è il solo Mousavi ad aver presentato ricorso, ma anche Moshen Rezaei, candidato conservatore che durante i disordini di ieri aveva invece riconosciuto la vittoria di Ahmadinejad come legittima. Manca all'appello dei ricorrenti, invece, l'altro candidato riformista Mahdi Karroubi, che ieri ha dichiarato di non riconoscere il risultato elettorale.

Manifestazioni annullate. ''I risultati del ricorso saranno resi noti da sette a dieci giorni dopo la presentazione ufficiale dell'appello dei candidati, il cui termine scade oggi. Per la giornata sono state vietate le manifestazioni, per motivi di ordine pubblico, dal ministero degli Interni. Mousavi e Karroubi, però, avevano annunciato che sarebbero stati presenti alla manifestazione non autorizzata che si doveva tenere lo stesso nel pomeriggio a Teheran, ma solo per esortare alla calma i loro militanti. Lo aveva reso noto il sito Ghalam News, che coordina la campagna di Mousavi. Dopo il colloquio con Khamenei, però, la manifestazione è stata annullata. ma in queste ore i militanti riformisti scendono in piazza comunque e, dopo il silenzio di questi giorni, sembra confermata la presenza del leader storico riformista Khatami. Intanto mancano dati certi circa gli scontri di sabato e domenica. Per adesso sono confermate cinque vittime e 170 arresti, ma i detenuti potrebbero essere molti di più, mentre sembra meno probabile che ci siano altre vittime. Amnesty International, in mattinata, ha lanciato un appello al governo iraniano e alla comunità internazionale per una inchiesta indipendente sia sul voto che sulle violenze del fine settimana. L'opposizione iraniana in esilio denuncia, inoltre, l'arresto arbitrario di circa duecento parenti dei giovani arrestati nel fine settimana che si erano radunati fuori dalle prigioni della capitale e un raid notturno condotto da agenti dei corpi speciali nell'ospedale Hezar Takhtekhabi di Teheran a caccia di dimostranti feriti.

La stampa sotto tiro. Amnesty chiede chiarezza anche sulla libertà d'informazione, verso al quale il governo iraniano non ha dato il meglio di sé. Poco fa sono stati rilasciati i due giornalisti olandesi Jan Eikelboom e Dennis Hilgers, arrestati ieri per aver ripreso gli scontri tra polizia e manifestanti avvenuti nei pressi del comitato elettorale del candidato riformista Mir Hossein Mousavi. La polizia avrebbe sequestrato loro accrediti e immagini girate la notte scorsa, com'è accaduto anche all'operatore italiano del Tg3. Le autorità di Teheran, inoltre, hanno messo al bando il giornale Kalameh Sabz, vicino a Mousavi, perché a loro dire incitava alla devastazione. Non finisce qui. ''Ci hanno chiesto di lasciare il Paese oggi stesso. Siamo testimoni scomodi, vogliono eliminare qualsiasi tipo di presenza della stampa straniera. Domenica sera le strade erano totalmente occupate dalle truppe anti-sommossa, se non c'è stata repressione finora è perché Sanno che siamo qui'', ha detto oggi la giornalista Yolanda Alvarez, parlando al telefono alla radio nazionale da Teheran. Tutti i principali media internazionali hanno inoltrato proteste ufficiali alle ambasciate iraniane nei rispettivi paesi chiedendo il rispetto della libertà di stampa.

Christian Elia

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