12/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La sanguinosa fine della guerra civile in Sri Lanka, vista dalla diaspora tamil in Italia

È passato quasi un mese da quando l'esercito dello Sri Lanka ha dichiarato di aver concluso le operazioni militari, ma la condizione dei civili tamil non è affatto migliorata. Oltre a non esser presi in considerazione dalla comunità internazionale e non aver diritto alle nostre aspirazioni democratiche, noi diaspora tamil non abbiamo il diritto ad aiutare le vittime della guerra.

Lunedì 8 Maggio 2009, il governo dello Sri Lanka ha rimandato indietro la nave che trasportava approvvigionamenti per i 300.000 civili tamil rinchiusi nei campi di internamento. Mentre il governo dello Sri Lanka sta richiedendo aiuti economici alla comunità internazionale, è
sorprendente il fatto che abbia respinto 800 tonnellate di approvvigionamenti assistenziali.
La nave era partita dal porto di Ipswich (Regno Unito) il 20 Aprile 2009, con un carico di aiuti umanitari raccolti dalla diaspora tamil. Anche noi tamil in Italia abbiamo contribuito al carico con alimenti a lunga conservazione e medicinali per aiutare i civili colpiti dai duri attacchi dell'esercito singalese. Questa nave di aiuti umanitari poteva esser usata dal governo dello Sri Lanka come un'opportunità per mostrare la buona fede e l'impegno verso la diaspora tamil in segno di riconciliazione nel "post-conflitto". È chiaro che il motivo del rifiuto di questi aiuti è il profondo
razzismo dei governanti singalesi nei confronti di noi tamil.

In Sri Lanka, la maggioranza singalese sta continua a festeggiare la ‘vittoria' senza il minimo rispetto per le vittime, nemmeno una piccola percentuale delle spese sostenute per i festeggiamenti viene destinato in aiuti ai civili colpiti dalla guerra.
I civili sopravissuti continuano ad esser detenuti nei campi di internamento dove nessun osservatore indipendente ha accesso.
Organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere continuano a riportare nei loro comunicati che non hanno libero accesso a questi campi, che il loro lavoro è ostacolato dal governo di Colombo e quindi sono impossibilitati a salvare la vita a migliaia di persone.
È chiaro che i civili vengono detenuti in questi campi di internamento per esser logorati fisicamente e psicologicamente, il tutto fa parte del piano del governo per eliminare qualsiasi rivendicazione della popolazione tamil. Ogni giorno bambini muoiono per malnutrizione, donne vengono violentate dai militari, giovani vengono rapiti ed uccisi, non ultimi casi di bambini rapiti con
relativi ricatti.

Negli ultimi anni il governo dello Sri Lanka ha richiesto aiuti alla comunità internazionale con la scusa della "lotta al terrorismo" ma in realtà ha portato avanti il genocidio del popolo tamil. Ora quando si tratta di indagare sui crimini di guerra il tutto diventa "una questione interna" , ai ministri e politici stranieri vengono chiuse le porte in faccia.
Purtroppo il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu, tenutosi solo a fine maggio con molti mesi di ritardo, grazie all'appoggio degli stati dell'Asia meridionale e della Cina che ha coinvolto gli stati Africani, lo Sri Lanka ha fatto passare la propria risoluzione in cui sostiene che non ci sia la necessità di indagare sui crimini di guerra. A nulla è valsa la risoluzione dei paesi europei, certamente più neutrale di quella dello Sri Lanka, ma poco critica secondo gli esperti di diritto umanitario internazionale.

Il governo dello Sri Lanka ora ha tutte le ragioni per bloccare le indagini, deve eliminare le prove dell'uso degli armamenti proibiti (bombe a frammentazione e fosforo bianco), dei ripetuti bombardamenti sugli ospedali ed accampamenti di civili, deve far sparire tutte le fosse comuni, deve far tacere tutti i testimoni di questo genocidio. È per questo che i tre medici che negli ultimi mesi si sono adoperati per salvare migliaia di vite umane nella "zona sicura" sono stati arrestati dall'esercito singalese, criminalizzati per il fatto di aver riportato ai media esteri la tragedia umanitaria in corso. Nemmeno i sei preti cattolici, in cattive condizioni di salute, rinchiusi nei campi di internamento possono ritornare in libertà. Non va certamente meglio ai circa 60.000 bambini, 3.100 donne incinta, 4.000 disabili presenti nel campo di internamento di Vavuniya.
Ormai anche la stampa internazionale, analizzando le fotografie satellitari, ha confermato che le 20.000 vittime degli ultimi 5 mesi di conflitto sono stati causati dall'esercito singalese e non dal
fuoco incrociato come avevano sostenuto fino a tempo fa. È stato così di fatto confermato quello che noi tamil sostenevamo da mesi nel silenzio dell'opinione pubblica mondiale. Purtroppo avevamo ragione anche sul numero di civili nella cosiddetta "zona sicura", da quando nel settembre 2008 il governo ha espulso gli operatori umanitari, gli alimenti e le medicine che di rado venivano inviati in questa zone erano gravemente insufficienti.

La guerra non sembra finita, come hanno riportato i giornalisti della capitale che hanno manifestato per la libertà di stampa: sotto il governo dell'attuale presidente son stati uccisi 11 giornalisti ed
oltre 50 sono stati rapiti.
Attualmente ai civili tamil non viene riconosciuta quella minima dignità umana ed è impensabile che il governo dello Sri Lanka garantisca sicurezza sul piano politico e costituzionale. Un esempio
eclatante è il divieto ai parlamentari tamil di incontrare il segretario dell'ONU Ban Ki-moon durante la sua visita in Sri Lanka.

Qui in Italia questa tragedia viene vissuta come "lontana" ma nella comunità tamil in Italia moltissimi hanno perso famigliari ed amici, altri sono ancora in attesa di notizie sulla sorte dei propri cari e altri gravemente preoccupati per quelli che sono ingiustamente detenuti nei campi di internamento. Nella società attuale viene data molta importanza a tragedie come l'Olocausto e all'importanza della memoria affinché non si ripetano avvenimenti simili, purtroppo quando queste
tragedie avvengono in luoghi di poco interesse passano in secondo piano.
Noi della diaspora tamil dobbiamo dar voce ai tamil nello Sri Lanka, in quanto questi ultimi non hanno diritto ad esprimere le loro idee.
Noi continueremo a chiedere che ai tamil vengano riconosciuti tutti i diritti umani, e siamo sempre convinti che il governo dello Sri Lanka non sia disposto a concederli.

L'unica soluzione per difendere i diritti dei tamil è quella di riconoscere la risoluzione di Vaddukkoaddai del 14 Maggio 1976, dove si afferma che ai tamil debba esser riconosciuto il diritto
all'autodeterminazione con la creazione dello stato indipendente del Tamil Eelam. Questa risoluzione era stata fatta dopo trent'anni di lotte non violente ed è stata appoggiata in pieno dalla popolazione tamil quando è stata proposta. Il mancato riconoscimento di questa risoluzione da parte del governo dello Sri Lanka e la conseguente repressione militare ha dato vita alle Tigri di Liberazione del Tamil Eelam.

Noi, come comunità tamil in Italia, ringraziamo PeaceReporter per essersi interessato attivamente al conflitto in Sri Lanka riportando la reale situazione sul territorio.

Kugathasan Thanushan*

 

* Coordinatore dell'organizzazione dei giovani tamil (Tamil Youth Organization) in Italia

Parole chiave: sri lanka, tamil, diaspora, italia
Categoria: Diritti, Guerra, Migranti, Popoli
Luogo: Italia
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