10/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Più della metà del Paese è in mano agli oppositori di Aristide
Mappa degli scontriAd Haiti è rivoluzione. Gonaives, la seconda città di Haiti, la città dell'indipendenza, è caduta nelle mani del Fronte di Ribellione Anti Aristide venerdi scorso, dopo una giornata di combattimenti tra ribelli e polizia. Dato che Haiti, come il Costarica, non ha un esercito, la repressione è infatti affidata alla polizia.

Sette morti e un numero imprecisato di feriti è stato il bilancio della prima giornata. Almeno quaranta morti il bilancio finale del weekend. Commissariati dati alle fiamme e una serie di azioni violente hanno fatto da contorno e due giornalisti sono stati sequestrati. Un gruppo di uomini armati, appartenenti a una delle organizzazioni che si oppongono ad Aristide, dopo aver incendiato il commissariato di Gran Goave, a 40 chilometri dalla capitale, ha rapito una giornalista della televisione nazionale, Marie Andre' Metellus, e un collega dell'emittente privata Telemax , Frantz Moise.

Dimostranti Il governo ha ordinato alle forze dell'ordine un'azione forte e rapida per riprendere il controllo della città. Risultato: undici poliziotti e tre civili morti e un numero ancora imprecisato di feriti. L'operazione di recupero della città è fallita. I poliziotti, impreparati, sono caduti nella trappola dei ribelli, che li hanno lasciati avanzare fino al cuore della città per poi chiuderli in una morsa mortale.

Gli agenti sopravvissuti hanno ripiegato dandosi alla fuga.

Quindi è successo l'imprevedibile: altre città hanno immediatamente seguito l'esempio di Gonaives. 
A Saint Marc i poliziotti hanno abbandonato il commissariato ancora prima che la ribellione arrivasse in città.

Scontri Il Fronte Anti Aristide controlla oggi tutto il Dipartimento dell'Artibonite e tutti i commissariati sono nelle mani dei ribelli.
In molte città è stata la popolazione stessa a riunirsi davanti ai commissariati per spingere i poliziotti ad andarsene. Non c'è stata particolare resistenza. Tanti edifici pubblici sono stati dati alle fiamme, case e uffici saccheggiati, così come il porto commerciale di Saint Marc.

La situazione è grave. Le comunicazioni quasi impossibili.

La protesta, domenica, ha toccato anche le città a sud.
Petite Goave e Grande Goave non sarebbero più sotto il controllo dello stato. Qui la popolazione ha giocato un grande ruolo nello svuotare e poi incendiare i commissariati, liberando tutti i prigionieri. Resta il dubbio su Miragoane.
A Les Cayes e a Jacmel, altre cittadine importanti di Haiti, sono stati i partigiani di Aristide ad avere la meglio. Sono riusciti a  tenere il controllo della situazione, cercando di difendere i centri dalle proteste della popolazione e dall'attacco dei ribelli. Per tutto il giorno sono state elevate barricate e incendiate. Gli uomini armati a servizio del presidente hanno fatto la ronda per mantenere alta la pressione psicologica ed evitare che la gente scendesse in piazza.

Anche nella capitale le barricate dei sostenitori del presidente, che festeggiavano il terzo anniversario della sua ascesa al potere, hanno bruciato per quasi tutta la giornata.

Nella zona del Carrefour Sud la situazione è particolarmente calda. A quanto sembra gli uomini di Aristide stanno preparando blitz e caccia all'uomo contro gli oppositori, ma ancora non è stato risposto con la violenza ai ribelli.

Certamente la situazione rimane tesa. Se i gruppi di difesa del presidente risponderanno alla violenza si aprirà una vera e propria guerra civile.

Haiti è sull'orlo del baratro.

Dimostranti L'Opposione dei 184 e della Piattaforma della Società Civile, che non si riconosce nel gruppo ribelle armato del Fronte anti Aristide di Gonaives e si proclama pacifica, ha annullato la consueta marcia di protesta per le vie della capitale. Uno dei loro leader ha precisato che la marcia è stata spostata a giovedi per garantire una giornata di riflessione e di lutto per i morti di Gonaives. Probabilmente, se si fosse tenuta, quella marcia avrebbe rischiato di diventare un massacro. I sostenitori del presidente non avrebbero potuto sopportarla, dopo quanto successo nel nord, e probabilmente qualche oppositore seppure pacifico avrebbe potuto aver la tentazione di imitare i ribelli e attaccare i tanti commissariati della capitale.

Il nord è attualmente tagliato dal resto del paese. I ribelli hanno distrutto ponti, strade di accesso e persino la pista del piccolo aereoporto per impedire alla polizia di riprendersi la città.
L'attenzione dei ribelli, che già avevano annunciato di voler prendere possesso di tutto il Paese, sembra rivolgersi adesso alla quarta città di Haiti, Cap Haitien.

La rivoluzione si sta allargando a macchia d'olio, di ora in ora. 

L'obiettivo dei ribelli, pacifici o armati che siano, è sempre e solo quello di cacciare Aristide, che ancora non si è espresso sulla crisi di questi giorni.

I ribelli armati di Gonaives sono ex amici di Aristide, ex Chimere armate , ex del suo partito Lavalas. Gli si sono rivoltati contro dopo che il presidente è stato sospettato di aver ordinato l'uccisione del loro leader, Metayer. 

Adesso, con quelle stesse armi fornite loro in passato da Aristide per difenderlo, questi gruppi stanno lottando per abbatterlo. 

I ribelli di Gonaives hanno proclamato che saranno disposti a cedere le armi nel momento stesso in cui il presidente se ne andrà e sarà installato un governo di unità nazionale.

Port au prince Per ora nessun leader è stato scelto per succedere ad Aristide. Ieri mattina si sono riuniti in sessione d'urgenza i capi missione delle agenzie delle Nazioni Unite. L'impressione è che si passi dalla fase due alla tre, quella che prevede l'evacuazione del personale non necessario e dei famigliari dei funzionari e degli operatori. Questa decisione spetta al Coordinatore delle UN in Haiti, il maliano Adama Guindo.

La fase quattro, l'ultima, è l'evacuazione di tutto il personale e l'abbandono del Paese. 

Oggi è prevista la riunione di sicurezza dei francesi e degli americani, nonchè delle Nazioni Unite con le Organizzazioni Internazionali. Gli Usa in ogni caso hanno già annunciato di favorire ed incoraggiare il rientro in patria dei propri funzionari non indispensabili e di tutti i famigliari.

Stella Spinelli
 
Categoria: Guerra
Luogo: Haiti