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Ad Haiti è rivoluzione. Gonaives, la seconda città di Haiti, la
città dell'indipendenza, è caduta nelle mani del Fronte di
Ribellione Anti Aristide venerdi scorso, dopo una giornata di
combattimenti tra ribelli e polizia. Dato che Haiti, come il
Costarica, non ha un esercito, la repressione è infatti
affidata alla polizia.
Il governo ha ordinato alle forze dell'ordine un'azione forte e rapida
per riprendere il controllo della città. Risultato: undici
poliziotti e tre civili morti e un numero ancora imprecisato di
feriti. L'operazione di recupero della città è fallita. I
poliziotti, impreparati, sono caduti nella trappola dei ribelli,
che li hanno lasciati avanzare fino al cuore della città per poi
chiuderli in una morsa mortale.
Il Fronte Anti Aristide controlla oggi tutto il Dipartimento
dell'Artibonite e tutti i commissariati sono nelle mani dei ribelli.
L'Opposione dei 184 e della Piattaforma della Società Civile, che non
si riconosce nel gruppo ribelle armato del Fronte anti Aristide di
Gonaives e si proclama pacifica, ha annullato la consueta marcia di
protesta per le vie della capitale. Uno dei loro leader ha precisato
che la marcia è stata spostata a giovedi per garantire
una giornata di riflessione e di lutto per i morti di
Gonaives. Probabilmente, se si fosse tenuta, quella marcia avrebbe
rischiato di diventare un massacro. I sostenitori del presidente
non avrebbero potuto sopportarla, dopo quanto successo nel nord, e
probabilmente qualche oppositore seppure pacifico avrebbe potuto aver
la tentazione di imitare i ribelli e attaccare i tanti commissariati
della capitale.
Per ora nessun leader è stato scelto per succedere ad
Aristide. Ieri mattina si sono riuniti in sessione d'urgenza i
capi missione delle agenzie delle Nazioni Unite. L'impressione è che si
passi dalla fase due alla tre, quella che prevede l'evacuazione del
personale non necessario e dei famigliari dei funzionari e
degli operatori. Questa decisione spetta al Coordinatore delle UN
in Haiti, il maliano Adama Guindo.