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Scritto per noi da
Maurizio Campisi
Ha un nome che ora suona beffardo, Puente de la Amistad - il ponte dell´Amicizia- ed unisce il Guanacaste, la regione turistica del paese, al resto della Costa Rica. Un´opera di quasi ottocento metri di lunghezza, sulle acque limacciose del Tempisque, costruita su progetto e finanziamento di Taiwan che, in questo modo, ha voluto suggellare la relazione di mezzo secolo con il paese centroamericano.
Era il 2003 quando il ponte è stato inaugurato, e nulla faceva presagire allora il drastico cambio che l´amministrazione del presidente Óscar Árias avrebbe dato ai rapporti con Taiwan, rompendo tutti gli accordi per allinearsi con la Cina Popolare nel giugno di due anni fa.
Segno dei tempi, senza dubbio. La Cina avanza, apre le porte al capitalismo e si proietta come il partner ideale per un mercato vastissimo a cui i piccoli paesi centroamericani guardano con grande interesse per rivitalizzare le proprie esauste economie. La Costa Rica non ha avuto remore a cambiare sponda e la Cina, dal canto suo, sull´onda di questo successo diplomatico, ha aumentato gli sforzi per isolare Taiwan e stabilirsi con progetti ed investimenti in una regione a stretto contatto con l´influenza statunitense.
L´ambasciatore cinese in Costa Rica, Wao Xiaoyouan, ha ricordato nei giorni scorsi, in una cerimonia a San José, i legami che sono stati fissati in questi due anni ed ha parlato, soprattutto, di quella che sarà la diplomazia della Cina nei prossimi mesi per convincere i paesi mancanti al puzzle regionale (Nicaragua, Honduras, El Salvador, Guatemala, Belize, Panama) a fare parte della sfera di influenza di Pechino.
Quello dei paesi centroamericani è da sempre un blocco importante per Taiwan, che attualmente viene riconosciuta solo da 23 nazioni e tutte di pochissimo peso diplomatico. In America Latina, oltre ai paesi già citati, solo il Paraguay è allineato con Taipei. L´isola asiatica ha saputo mantenere unito questo zoccolo duro attraverso generosi aiuti finanziari che però, proprio a causa della defezione della Costa Rica, sta mostrando ora le prime falle. La Cina popolare, per ragioni ovvie, è infatti una tentazione molto forte.
Pochi giorni prima della conferenza cinese, il presidente taiwanese Ma Ying-Jeou è accorso alla cerimonia di insediamento di Mauricio Funes alla presidenza salvadoregna ed ha esteso la sua visita a tutte le capitali della regione. Una visita che ha avuto lo scopo di tranquillizzare gli alleati che la ¨diplomazia degli assegni¨ -come è stata disdegnosamente chiamata- è sempre valida. Taiwan ha elargito nel corso degli anni milioni di dollari che sono stati utilizzati per costruire infrastruttura, ma anche per sviluppare programmi sociali e di sviluppo per l´agricoltura e l´economia in generale. Tra gli ultimi, le case per le popolazioni colpite dall´uragano Stan in Guatemala e i generatori elettrici che hanno permesso al Nicaragua di superare l´anno scorso, la peggiore crisi energetica della sua storia.
La Cina, al momento, mantiene relazioni non ufficiali con i partiti politici e le principali organizzazioni nazionali e regionali. Insomma, sta alla finestra e aspetta. La Costa Rica serve come palestra ed il governo di Árias ha presentato, al margine della conferenza stampa, i dati di due anni di relazioni con Pechino: incremento del 37,8% del commercio tra le due nazioni e, in materia di opere, la costruzione del nuovo stadio della capitale -attualmente in corso-, nel quartiere della Sabana, progetto al quale sono stati destinati 72 milioni di dollari e manodopera completamente asiatica.
Ma ad attirare l´attenzione è soprattutto l´investimento operato in materia finanziaria, già che la Cina ha comperato 300 milioni di dollari in Buoni del tesoro emessi dalla Costa Rica, una boccata di ossigeno in tempi dove i mercati finanziari sono sempre al bordo del collasso.
Una notizia, questa, che preoccupa chi si occupa di programmi sociali. La Cina popolare, nel caso di un cambio di tendenza, giocherà più sul mercato finanziario e commerciale, piuttosto che elargire prestiti e donazioni per lo sviluppo regionale.