11/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Nardana Talachian, scrittrice iraniana, sul voto in Iran per l'elezione del presidente della Repubblica Islamica

Intervista a Nardana Talachian, scrittrice iraniana, sul voto in Iran per l'elezione del presidente della Repubblica Islamica. Riuscirà Mahmoud Ahmadinejad a farsi rieleggere? Oppure il fronte riformista ritroverà in Musavi quel leader che Khatami ha cessato di essere?

Qual è la sua sensazione per queste elezioni?
Quando l'ex presidente Khatami, all'inizio di marzo, ha ritirato la sua annunciata candidatura a favore dell'ex premier Mir Hossein Mousavi nessuno s'aspettava che questi riuscisse a guadagnare una così alta approvazione da parte degli iraniani. Se si pensa poi alla diffusa sfiducia verso il concetto della democrazia, dovuta soprattutto alla prima vittoria di Ahmadinejad, era inimmaginabile prevedere quello a cui stiamo assistendo oggi. Molti paragonano le notti delle grandi città iraniane al clima che si respirava prima della rivoluzione del 1979. Il nuovo protagonista, questa volta, è internet sostenuto dai cellulari per quelli che in Iran non hanno ancora accesso alla banda larga. Un po' come è successo nelle recenti elezioni negli Usa. C'è tanta speranza, ma anche paura. La vittoria di uno dei tre candidati contro Ahmadinejad segnerebbe una pietra miliare nella storia della Rivoluzione Islamica, eliminando la sfiducia generale degli iraniani nelle elezioni, in quanto Ahmadinejad, denunciato in questi giorni per le strade come 'bugiardo' e 'traditore' e chiamato anche 'Pinocchio della rivoluzione', sarà il primo presidente con un unico mandato presidenziale. Dall'altra parte sarebbe un netto rifiuto a un presidente sostenuto da sempre a spada tratta dal Leader supremo della rivoluzione Khamenei che non ha usato mezzi termini a invitare la gente a votare per il candidato che sappia cosa sia l'umiltà e la lotta all'imperialismo Usa. Si teme, però, che Ahmadinejad possa non accettare la volontà del popolo e una possibile sconfitta. Godendo del sostegno dei Pasdaran e dei Basiji in molti parlano sottovoce della paura di un colpo di stato.
Girano migliaia di messaggi e sms che invitano i sostenitori di altri candidati, quelli di Mousavi in primis, a prestare la massima attenzione durante le elezioni per diminuire la possibilità dei brogli elettorali.

Qual è stato il tema chiave della campagna elettorale?
Nonostante l'esplicito sostegno di radio e televisione iraniana ad Ahmadinejad, si è cercato di rendere la campagna elettorale dei candidati il più democratica possibile. Si è pensato quindi per la prima volta ai dibattiti televisivi tra i candidati. Quelli che parlavano di una messinscena per portare la gente alle urne hanno dovuto cambiare idea dopo il primo dibattito tra i due principali sfidanti Ahmadinejad e Mousavi. Cominciata con la retorica del presidente ultraconservatore Ahmadinejad, l'intera nazione iraniana ha visto alla fine un presidente in difficoltà, messo con le spalle al muro dal rivale che ha puntato il dito contro i veterani della rivoluzione a partire da Hashemi Rafsanjani, ex presidente, attuale presidente del Consiglio per il Discernimento dello Stato iraniano e del Consiglio dei Sapienti, organo importantissimo che riunisce i più grandi religiosi del Paese. Ahmadinejad, dimenticando apparentemente di parlare ai microfoni di un Paese in cui non si parla mai in pubblico male delle mogli, ha tirato addirittura fuori la foto della moglie di Mousavi accusandola di evasioni accademiche.
I suoi altri due dibattiti con altri candidati sono andati avanti con le accuse contro altri personaggi di spicco della Rivoluzione. Ma per molti l'ultimo suo dibattito con il rivale appartenente alla stessa ala conservatrice, Mohsen Rezaei, gli è costato un'alta percentuale dei voti che avrebbe potuto guadagnare nelle elezioni. Rezaei è un comandante militare esperto anche dell'economia e ha attaccato da due fronti l'avversario: ha criticato le sue politiche militari che mettono in pericolo la sicurezza del Paese, e ha seguito un discorso logico per convincere il pubblico della critica situazione economica iraniana che per Ahmadinejad è la migliore in assoluto negli ultimi 30 anni.

Com'è la situazione economica in Iran?
Non importa se Ahmadinejad continua a difendere le politiche del proprio governo. Le statistiche parlano di un'inflazione che ha superato il 25 percento. Nella capitale lo stipendio medio per un impiegato laureato arriva difficilmente a 300 euro e mentre secondo i recenti rapporti economici per superare la soglia di poverta' si deve arrivare almeno a 1200 euro.

Mousavi è davvero l'unico in grado di battere Ahmadinejad?
Sulla carta si. I sondaggi parlano di sua vittoria schiacciante. L'altro candidato riformista, Mehdi Karroubi, non gode dello stesso consenso popolare. Sul fronte conservatore, Mohsen Rezaei - accusato implicitamente da Ahmadinejad di essere 'sionista' perché l'organo sotto il suo controllo ha pubblicato un rapporto sulla corruzione del nono governo della Repubblica Islamica - è favorito per i sostenitori più radicali degli ideali della Rivoluzione. Per il momento tutto è possibile, anche se i due principali sfidanti sembrano essere Ahmadinejad e Mousavi.

Gli studenti, come accadde con Khatami, appoggiano Mousavi?
Più che gli studenti dobbiamo parlare della 'terza generazione' della Rivoluzione che vuole far sentire la propria voce al mondo. Una generazione che non ha vissuto né gli anni della Rivoluzione né quelli della guerra Iran-Iraq. Quindi non c'è da stupirsi se si vedono in giro i ragazzini delle scuole medie e superiori che, seppur privi del diritto al voto, partecipano attivamente alle manifestazioni.
Non si può negare il ruolo importante di studenti e artisti. L'ultimo episodio interessante è successo all'università Sharif di Teheran, dove gli studenti con il grido di 'arrivederci bugiardo!' hanno impedito ad Ahmadinejad di entrare e tenere l'ultimo discorso in pubblico prima del silenzio elettorale.

L'impegno della moglie di Mousavi può rivelarsi controproducente o un vantaggio?
L'immagine di una first-lady è molto inusuale in Iran. Se ne sono occupati alcuni giornali. Se da una parte abbiamo Mousavi che prende in pubblico la mano della moglie che da varie tribune porta la bandiera delle riforme, dall'altra abbiamo la moglie di Ahmadinejad di cui difficilmente si può riconoscere i lineamenti del viso coperto quasi totalmente da chador.
Sin dall'inizio della campagna elettorale di Mousavi, sua moglie, Zahra Rahnavard, è stata criticata da molti degli integralisti iraniani soprattutto per mettere i jeans sotto lo chador. Forse Ahmadinejad ne voleva approfittare a proprio favore, ma il suo attacco fuori luogo ha finito per favorire la posizione di Rahnavard.
Non dimentichiamo che in Iran sono molti i femministi che si battono per i diritti delle donne e nonostante il giro di vite contro gli attivisti, Rahnavard di recente ha aderito alla campagna di 'mille firme' per la difesa dei diritti delle donne.

La gente si sente tradita dalle promesse fatte da Ahmadinejad nel 2005?
Eccome. Il problema principale è che in questi quattro anni Ahmadinejad ha continuato a contraddire se stesso. Basti pensare alle affermazioni riguardo all'Olocausto e poi la mano tesa da uno dei suoi vice a Israele. La classe più povera della società sarà quella più soddisfatta, perché riceve i soldi in contanti porta a porta dallo Stato e saranno proprio loro che potrebbero votare ancora una volta per l'attuale presidente.

Ahmadinejad ha ragione ad accusare di corruzione i suoi avversari?
Dipende da come si vuole affrontare la questione. La corruzione di alcuni personaggi politici iraniani è nota a tutti. Prendiamo per esempio il caso di Rafsanjani. Ma gli iraniani continuano a interrogarsi su molte problematiche. Per esempio dove sono andati a finire i soldi del picco del prezzo di petrolio. E' una domanda che il presidente ha sempre in qualche modo evitato. D'altronde lui continua a dire che l'attuale situazione economica iraniana è la migliore nel mondo. Ma i fatti dimostrano un'altra realtà.
In ogni caso dopo le elezioni dovremo aspettare la reazione della famiglia Rafsanjani alle accuse. Ha già scritto una lettera aperta all'Ayatollah Khamenei e secondo alcune indiscrezioni finite sulla stampa l'ha anche incontrato per parlargli in merito.

Tra i conservatori, sono in molti quelli che preferirebbero un leader diverso?
E' davvero difficile rispondere a questa domanda. Ma come ho detto prima Rezaei ha dimostrato un'ottima condotta nella sua campagna. Tra l'altro Ahmadinejad ha accusato anche grandi conservatori della Rivoluzione. Praticamente gli unici che non ha accusato sono il fondatore della rivoluzione, Imam Khomeini, e l'attuale leader, Ayatollah Khamenei.
Ripeto, tutto è possibile. Non dobbiamo neanche meravigliarci più di tanto se dovesse vincere il meno favorito di tutti, Mehdi Karroubi.

Christian Elia

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