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La crisi economica favorisce l'aumento del lavoro infantile, secondo quanto riferisce un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) e l'Unicef.
Nel mondo ci sono oggi oltre 200 milioni di bambini che lavorano. Secondo il rapporto presentato oggi à Madrid, ci sono imprenditori che "spesso si approfittano" dell'aumento della povertà tra la popolazione infantile perciò "il ruolo del settore privato è imprescindibile per eliminare il lavoro infantile". Ogni volta che il prodotto interno lordo mondiale scende dell'uno per cento, aumenta l'indice di mortalità infantile tra 0,31 e 0.79 per cento, secondo dati dell'Unicef. Soltanto in Latinoamerica quasi 6 milioni di bambini lavorano. Tra loro, 1,3 milioni lo fanno nella agricoltura, 175mila in lavori domestici e 30mila sono bambini soldati. Attualmente, l'Oil lavora in circa 80 paesi per eliminare il lavoro infantile.
Secondo il rapporto dell'Unicef, la percentuale dei bambini che vivono in condizioni di povertà è aumentata dall'inizio degli anni 90 fino ad oggi, e non soltanto nel cosiddetto ‘terzo mondo'. Messico e gli Stati Uniti registrano le tasse più alte di povertà infantile con oltre il 20 per cento, seguiti dall'Italia con il 16 per cento. La ricerca rivela che ci sono tre elementi determinanti per spiegare le tasse di povertà infantile: il mercato di lavoro, i fattori sociali e le politiche di governo. Infatti, paesi come Italia, Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo sono tra i quali investono di meno nelle politiche sociale in Europa.