11/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno dei feriti è in gravi condizioni. Truppe italiane più attive e quindi più esposte agli attacchi

Tre soldati italiani sono stati feriti, uno di loro in maniera grave, in un combattimento avvenuto questa mattina nella provincia afgana di Farah, dove operano i parà della Folgore. Nella stessa zona, durante la notte, una pattuglia di parà della Folgore era stata attaccata dopo aver condotto un rastrellamento.

"Nessuno dei tre militari è in fin di vita". "I tre militari, appartenenti al 187° reggimento paracadutisti della brigata Folgore, sono stati trasportati all’ospedale militare americano di Farah City", riferisce a PeaceReporter il capitano Vincenzo Lipari, da Kabul. "Nessuno dei tre è in pericolo di vita, anche se uno di loro è stato ferito in maniera più grave. L’attacco è avvenuto lungo la strada che collega la città di Farah alla ‘ring road’, dove da giorni è in corso un’operazione militare volta, diciamo così, a liberare questa strada di collegamento dalla presenza dei talebani".
Solo martedì, durante un combattimento a Bala Murghab, due elicotteri italiani Mangusta erano stati colpiti dai talebani: nessun militare italiano era stato ferito; ingenti invece le perdite tra i guerriglieri afgani.
La notte precedente, un’altra pattuglia della Folgore era stata attaccata dai talebani nella valle di Musahi, a sud di Kabul.

Soldati italiani più attivi ed esposti ad attacchi. Gli attacchi contro militari italiani e gli scontri a fuoco che li coinvolgono sono ormai quotidiani, non perché la guerriglia talebana li abbia presi di mira, bensì perché le nostre truppe hanno cominciato a spingersi nelle aree ribelli su ben tre fronti di combattimento: quello sud-occidentale di Farah (Bala Baluck, Pust-e-Rod, Delaram) quello nord-occidentale di Badghis (Bala Murghab) e quello orientale a sud di Kabul (Musahi).
In Afghanistan l'Italia è in guerra, con buona pace dell'articolo 11 della nostra Costituzione.
L'esitazione e l'imbarazzo del governo Prodi, che lasciava combattere solo le nostre forze speciali rifiutandosi di ammetterlo, sono stati sostituiti dall'interventismo e dall'orgoglio militare del governo Berlusconi, che ha inviato al fronte i parà della ‘Folgore' autorizzandoli al combattimento e rendendo pubbliche le notizie dei loro attacchi e perfino - novità assoluta - delle perdite inflitte al nemico.

Venticinque 'insorti' uccisi dai mortai italiani. La ‘prima volta' è stata lo scorso 29 maggio, quando il comando italiano di Herat ha dato la notizia di una violenta battaglia a Bala Murghab (provincia di Badghis) nel corso della quale i paracadutisti del reggimento ‘Nembo', reagendo a un'imboscata, hanno bombardato con l'artiglieria le postazioni talebane, uccidendo "25 insorti", precisando poi che gli avamposti nemici sono stati "neutralizzati" anche con mortai da 120 millimetri e con l'intervento degli elicotteri da attacco Mangusta. "I nostri ragazzi hanno risposto con qualità e professionalità, ricorrendo anche all'uso dei mortai", ha orgogliosamente commentato il ministro della Diefesa, Ignazio La Russa.

Forze speciali italiane fanno prigionieri. Un altro tabù è stato infranto pochi giorni dopo, il 3 giugno, quando i comandi italiani hanno dato notizia, per la prima volta, di un'operazione condotta delle forze speciali della Task Force 45: quattro capi talebani fatti prigionieri nella provincia di Farah dagli incursori del reggimento ‘Col Moschin'. Le azioni militari dei corpi d'élite italiani in Afghanistan, attivi sin dal 2006, erano sempre state coperte dal massimo riserbo.

Offensiva italiana 'pianificata' contro i talebani. Il segnale più significativo del nuovo corso interventista dell'Italia sul fronte afgano è giunto lo scorso 4 giugno, quando, anche qui per la prima volta, la Difesa ha annunciato che le truppe italiane - fino ad allora ufficialmente impegnate solo in azioni ‘difensive', cioè in reazione ad attacchi - stavano partecipando da giorni a un operazione "pianificata" nell'area di Bala Murghab, nel corso della quale "sono state individuate ed eliminate diverse postazioni di insorti grazie all'intervento congiunto e perfettamente coordinato dei mortai dell'esercito afgano con gli elicotteri italiani Mangusta".

Anche civili afgani uccisi dai nostri sodlati. Come normale quando si comincia a fare la guerra, quella vera, succede che anche dei civili innocenti finiscano uccisi. Ai soldati italiani è capitato lo scorso 16 maggio, proprio a Farah, quando hanno ucciso un contadino, Abdul, che lavorava nel suo campo. E prima ancora lo scorso 3 maggio, quando a venire uccisa "per errore" è stata una bambina di tredici anni: si chimava Behnooshahr.

Enrico Piovesana

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