06/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un villaggio maronita lotta per mantenere in vita l'antico idioma
Mappa CiproSe gli abitanti di questo lontano villaggio tornassero ai tempi di Gesù e lo udissero parlare, non avrebbero bisogno di interpreti per capire il Discorso della Montagna o la Parabola del Figliol Prodigo. Il motivo è semplice: parlano, letteralmente, la stessa lingua del figlio del dio dei cristiani. Diffuso in Medio Oriente ai tempi di Gesù, l’aramaico è tutt’oggi usato dai circa 130 cattolici maroniti di Kormakiti, un villaggio che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Una buona notizia per Mel Gibson, il cui ultimo lavoro “Passion”, sulle ultime ore di vita di Gesù, è stato quasi interamente girato in aramaico. Se il film, di prossima uscita, incontrerà delle difficoltà con il grande pubblico, di certo non ne avrà con chi ancora parla l’originaria lingua biblica.

Villaggio di Kormakiti Questa singolare versione dell’aramaico, conosciuta con il nome di arabo maronita cipriota, è tuttavia a rischio di estinzione. Kormakiti, un tempo centro fiorente della comunità maronita dell’isola, è ora avvolta dall’atmosfera lugubre tipica di una città fantasma. Le sue case in pietra e fango sono in stato d’abbandono, con i tetti in legno che, cadenti, lasciano filtrare i raggi del sole. Si può ancora udire il canto degli uccelli ma non lo schiamazzo dei bambini, che sono tutti partiti. “A volte siamo come astronauti nel cielo – nessuno è rimasto qui”, spiega un abitante del villaggio. La scuola elementare ha chiuso definitivamente i battenti qualche anno fa, con la partenza dell’ultimo scolaro alla volta della regione greco-cipriota, oltre la linea di demarcazione che divide l’isola, per frequentare la scuola superiore.

Gesù scritto in aramaico Nel 1960, con l’adozione della Costituzione cipriota a seguito dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, le minoranze religiose dell’isola, (quella maronita, quella armena e quella latina) dovendo scegliere se appartenere alla più grande comunità greco-cipriota o a quella più piccola turco-cipriota, decisero di rimanere con la prima. Nel 1974, all’indomani dell’invasione turca del territorio a nord di Cipro, i quattro villaggi maroniti dell’isola si trovarono dalla parte sbagliata della linea del cessate il fuoco. Dei 6000 appartenenti alla forte comunità maronita, la maggior parte fu fatta muovere verso sud.

Solo pochi coraggiosi decisero di rimanere nella Cipro del nord occupata dai turchi, a Kormakiti e in altri tre villaggi limitrofi. Oggi, sono considerati da coloro che partirono degli eroi che proteggono la terra maronita. Il reverendo Antony Terzi, parroco del villaggio, condusse in quegli anni delle negoziazioni con l’esercito turco, in nome di quanti rifiutavano di andare via. Egli sostenne, in seguito, che il villaggio poté godere della protezione personale del Papa. La comunità, tuttavia, ne uscì provata. Le famiglie furono obbligate a partire per mancanza di opportunità e di possibilità di istruzione. Chi decise di andare a studiare a sud ottenne il permesso di tornare in visita a Kormakiti ma non quello di rimanerci. Ancora oggi, agli abitanti del villaggio non è concesso di tramandare i propri beni ad eredi esterni.

Chiesa a Kormakiti L’ancora di salvezza per gli abitanti di Kormakiti è rappresentata dai cattolici maroniti del sud che, ogni due settimane, mandano cibo, medicine, carburante ed altri aiuti umanitari tramite le forze di pace delle Nazioni Unite. Nei fine settimana, con il ritorno di centinaia di credenti per la celebrazione della Santa Messa, Kormakiti si trasforma. Le parti principali della liturgia sono ancora lette in aramaico. Il lungo isolamento del villaggio dalle principali correnti del mondo arabo ha aiutato la sopravvivenza di questa varietà di aramaico, che ha anche adottato termini italiani, greci, turchi e francesi.

Lo scorso aprile si accese una nuova speranza per la rinascita di Kormakiti. Le autorità turco-cipriote concessero del tutto inaspettatamente, per la prima volta in trent’anni, l’accesso limitato oltre la “linea verde”. Ai maroniti è ora concesso di fermarsi per periodi lunghi ma ancora non possono ottenere la residenza. In previsione di un futuro migliore per il loro antichissimo villaggio, qualche abitante ha iniziato a ristrutturare le vecchie case per trascorrervi i fine settimana.

Le speranze sono legate ad un piano di insediamento per Cipro, presentato l’anno scorso da Kofi Annan, il Segretario generale delle Nazioni Unite, ma rigettato da Rauf Denktash, il leader turco-cipriota. Secondo il piano, i villaggi maroniti del territorio sotto il controllo turco, dovrebbero passare sotto l’amministrazione greca. Secondo alcune voci della comunità maronita, questo provvedimento fu introdotto dopo un intervento del Vaticano. Senza una soluzione della vecchia questione cipriota, alcuni membri della comunità maronita del nord temono che questa antica lingua possa svanire per sempre.

Alessandro Grandi
 
Categoria: Lingue, Popoli
Luogo: Cipro