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Se gli abitanti di questo lontano villaggio tornassero ai tempi di Gesù
e lo udissero parlare, non avrebbero bisogno di interpreti per capire
il Discorso della Montagna o la Parabola del Figliol Prodigo. Il motivo
è semplice: parlano, letteralmente, la stessa lingua del figlio del dio
dei cristiani. Diffuso in Medio Oriente ai tempi di Gesù, l’aramaico è tutt’oggi
usato
dai circa 130 cattolici maroniti di Kormakiti, un villaggio che si
affaccia sul Mar Mediterraneo. Una buona notizia per Mel Gibson, il cui
ultimo lavoro “Passion”, sulle ultime ore di vita di Gesù, è stato
quasi interamente girato in aramaico. Se il film, di prossima uscita,
incontrerà delle difficoltà con il grande pubblico, di certo non ne
avrà con chi ancora parla l’originaria lingua biblica.
Questa singolare versione dell’aramaico, conosciuta con il nome di
arabo maronita cipriota, è tuttavia a rischio di estinzione. Kormakiti,
un tempo centro fiorente della comunità maronita dell’isola,
è ora avvolta dall’atmosfera lugubre tipica di una città fantasma. Le
sue case in pietra e fango sono in stato d’abbandono, con i tetti in
legno che, cadenti, lasciano filtrare i raggi del sole. Si può ancora
udire il canto degli uccelli ma non lo schiamazzo dei bambini, che
sono tutti partiti. “A volte siamo come astronauti nel cielo –
nessuno è rimasto qui”, spiega un abitante del villaggio. La
scuola elementare ha chiuso definitivamente i battenti qualche anno
fa, con la partenza dell’ultimo scolaro alla volta della regione
greco-cipriota, oltre la linea di demarcazione che
divide l’isola, per frequentare la scuola superiore.
Nel 1960, con l’adozione della Costituzione cipriota a seguito
dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, le minoranze religiose
dell’isola, (quella maronita, quella armena e quella latina) dovendo
scegliere se appartenere alla più grande comunità greco-cipriota o a
quella più piccola turco-cipriota, decisero di rimanere con la prima.
Nel 1974, all’indomani dell’invasione turca del territorio a nord di
Cipro, i quattro villaggi maroniti dell’isola si trovarono dalla parte
sbagliata della linea del cessate il fuoco. Dei 6000 appartenenti alla
forte comunità maronita, la maggior parte fu fatta muovere verso sud.
L’ancora di salvezza per gli abitanti di Kormakiti è rappresentata dai
cattolici maroniti del sud che, ogni due settimane, mandano cibo,
medicine, carburante ed altri aiuti umanitari tramite le forze di pace
delle Nazioni Unite. Nei fine settimana, con il ritorno di centinaia di
credenti per la celebrazione della Santa Messa, Kormakiti si trasforma.
Le parti principali della liturgia sono ancora lette in aramaico. Il
lungo isolamento del villaggio dalle principali correnti del mondo
arabo ha aiutato la sopravvivenza di questa varietà di aramaico, che ha
anche adottato termini italiani, greci, turchi e francesi.