08/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Medea Benjamin, leader di Women for Peace, scrive al presidente Usa in occasione della visita in Egitto

di Medea Banjamin,
tratto da Electronic Intifada

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama dovrebbe visitare la striscia di Gaza per vedere la morte e la distruzione che gli ultimi attacchi di Israele hanno causato.

Obama si recherà all'Università del Cairo il 4 giugno, e con il suo discorso politico è intenzionato a ricucire i rapporti tra Stati Uniti e mondo arabo. Durante il governo Bush molti Arabi si sono rivoltati contro gli Usa per l'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq nonché per gli abusi perpetrati a Guantanamo e Abu Ghraib. Ma il problema principale della tensione nei confronti degli Stati Uniti rimane il conflitto tra Israele e Palestina, e ciò che l'opinione pubblica ritiene è che la politica estera statunitense si stia interessando esclusivamente al supporto di Israele.
L'amministrazione Obama ha affrontato in maniera positiva la questione degli insediamenti Israeliani: recentemente Hillary Clinton ha affermato: "[Obama] vuole uno stop definitivo: non vuole nessun insediamento, avamposti, non ammette eccezioni neppure per la crescita di insediamenti spontanei."
Ma la stessa amministrazione non si è quasi pronunciata sull'invasione devastante di Gaza da parte di Israele. Invasione che ha provocato più di 1400 morti, 400 dei quali bambini. Sembra essere la continuazione di politiche del passato, che condannano la perdita di vite innocenti tra gli Israeliani, ma rifiutano di ammettere la sproporzionata maggioranza di vittime Palestinesi per mano di Israele.

L'invasione Israeliana di Gaza iniziò il 27 dicembre 2008. Obama aveva appena vinto le elezioni, ma il mandato presidenziale non era ancora iniziato. Si pronunciò contro l'attentato terroristico del 26 novembre avvenuto a Mumbai, ma rifiutò di chiamare un ‘cessate il fuoco' per Gaza, affermando freddamente: "negli affari esteri è particolarmente importante aderire ai principi di un Presidente alla volta".
Una volta iniziato il mandato, nominò il Senatore George Mitchell come inviato di pace, e lo mandò nei punti chiave del Medioriente come "ascoltatore". In tutti i punti chiave, eccetto Gaza. Mitchell ritornò per un secondo viaggio alla fine di febbraio, visitando la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, l'Egitto, Israele e il West Bank, bypassando ancora una volta Gaza. Lo stesso accadde durante il suo terzo viaggio, in aprile.
Hillary Clinton non ha mai visitato la devastata Gaza. Promise 300 milioni di dollari per la ricostruzione, ma gli aiuti non sono mai arrivati. E mai perverranno, finchè continueranno a trattare soltanto con Mahmoud Abbas e la sua Autorità Palestinese nel Cisgiordania, invece di coinvolgere Hamas, democraticamente eletto e reale controllore di Gaza.

Durante la campagna presidenziale, Obama guadagnò molto supporto dal popolo Statunitense quando affermò che bisogna cercare un dialogo con i propri avversari, senza condizioni. Ma ora la sua amministrazione fonda premesse ridicole al dialogo: Hamas deve riconoscere Israele, rinunciare alla violenza e accettare preventivamente gli accordi internazionali. Israele invece non ha l'obbligo di riconoscere la Palestina, non deve rinunciare alla violenza né rispettare preventivamente alcun accordo internazionale. Mettere condizioni soltanto da una parte, rende il dialogo impossibile, e rende impossibile l'inizio di un processo di pace.
Mentre Obama prepara il suo viaggio verso il Medioriente, più di centocinquanta persone- la maggior parte Americani- stanno cercando di entrare a Gaza, attraverso i confini Egiziani ed Israeliani. Riunitisi sotto l'ombrello del gruppo pacifista Codepink, è il più numeroso gruppo di Americani a mettersi in viaggio verso la devastata Gaza da quando l'assedio è iniziato.
Le delegazioni, invitate dall'Unrwa (l'agenzia dell'ONU per i rifugiati Palestinesi), stanno portando medicinali, giocattoli, attrezzature per le scuole e materiali per le costruzioni. Si stima che all'incirca 1346 bambini di Gaza siano orfani di almeno uno dei genitori in seguito all'attacco di Israele: la maggior parte di loro sono sotto shock, affetti da forte depressione per i traumi subiti.

Ecco perché Codepink ha lanciato una petizione internazionale per invitare Obama a visitare Gaza e a vedere con i suoi occhi la devastazione che continua ad affliggere, ancora dopo sei mesi dall'invasione, una regione di quasi due milioni di abitanti. Proprio questa settimana Obama ha aggiunto una nuova tappa nel suo viaggio in Medioriente: l'Arabia Saudita. Se riesce ad organizzare una cena privata con il Re, allora sicuramente sarà in grado di trovare il tempo per andare a Gaza.
Non è più importante visitare una regione in cui 1400 persone sono state uccise? Non è più importante visitare le migliaia di case, scuole e moschee distrutte? Non è più importante per Obama vedere come gli Israeliani stanno usando i 3 miliardi di dollari di aiuti militari che mandano annualmente i cittadini Statunitensi pagando le tasse?
Obama dovrebbe cogliere l'opportunità, durante la visita in Egitto della prossima settimana, di visitare Gaza. Dovrebbe esprimere le sue condoglianze per la perdita di così tante vite umane innocenti, facendo un appello per fermare l'assedio che continua a tenere prigioniera un'intera popolazione. E dovrebbe investigare su come i fondi stanziati dagli USA per gli armamenti vengono utilizzati da Israele.
Queste azioni potrebbero davvero migliorare le relazioni tra Usa e mondo arabo incrinatesi durante l'amministrazione Bush. Queste azioni, e non il discorso che terrà all'Università del Cairo.

traduzione a cura di Francesca Maso